La passione per i rapaci.


La falconeria mi ha sempre fatto pensare ad una storia di fedeltà ed amore tra il falco o l’aquila, ed il proprio compagno umano. Se chiudo gli occhi e mi concentro posso tranquillamente vedere l’impavido Etienne Navarre (Ladyhawke) mentre cavalca per le montagne e lungo i sentieri che circondano la Rocca di Calascio (L’Aquila-Abruzzo), in un contesto storico che richiama il tardo medioevo. I colori, le luci, le forme, i suoni, mi portano ad una sorta di catarsi che monda la mia anima da questa società moderna, riportandomi in un’epoca nella quale la caccia, il falco, il cavallo erano vita, sopravvivenza e libertà per gli uomini. Credo che la maggior parte dei miei coetanei si possa ritrovare in questa immagine e che comunque quasi tutti conoscano la falconeria attraverso racconti, film e libri che ci riportano ad epoche passate. Etienne Navarre a parte, (citazione dovuta a me stessa per via dei miei sogni di bambina e della mia passione spropositata per la mia terra), quando si pensa ad un falconiere la prima cosa che ci viene in mente è un cavaliere o un uomo in abiti medioevali con il proprio rapace sul guanto nell’avambraccio. O no? Sono sempre stata attratta da questa arte (come la chiamo io) ma non mi sono mai addentrata troppo nella sua conoscenza fino a quando non ho deciso di incontrare Giovanni Granati, falconiere romano ma abruzzese di adozione (attualmente vive a Giulianova), che fin da giovanissimo ha sempre lavorato con gli animali http://www.falcong.it/home.html . Una figura per me molto affascinante e misteriosa, osservandolo infatti suscita in me una serie di sentimenti ed emozioni che mi riportano proprio a quella figura ancestrale di cui vi parlavo poco prima. Il cavaliere… L’uomo che vive libero, con il suo falco! Tornando a lui, dovete sapere che Giovanni è anche un musicista, suona infatti il pianoforte, l’arpa e l’organo. Inoltre è ballerino e conosce bene l’arte equestre.

Ad oggi ha pubblicato due libri (i nostri amici animali, raccolta favole per bambini) ed un cd musicale (le note del vento). La nota di ispirazione dei suoi libri e della sua musica è ricorrente: “natura e regno animale”. Da tutte queste capacità e passioni che lo caratterizzano sono nati uno stile di vita, un lavoro ed un personaggio che sono entusiasta di farvi conoscere. Giovanni mi ha gentilmente concesso un’intervista telefonica ed un’incontro tempo fa, nonostante dovesse lavorare mi ha mostrato come si svolge una parte del suo lavoro di Bird-Control. Per quanto riguarda quello che fa in generale oltre al Bird-Control, offre passeggiate wild (passeggiate lungo percorsi accessibili a tutti) a Civitella del Tronto e a Rocca Calascio nelle quali ci mostra le più importanti specie di rapaci notturne e diurne. Potremo osservare il volo silenzioso del gufo, animale tra i più letali nella caccia proprio per la sua capacità di rendersi impercettibile. Ed anche i voli acrobatici in alta quota di aquile, falchi e poiane. Inoltre durante questa escursione è permesso avvicinare gli animali e prenderli sul guanto del falconiere. Il tutto all’interno di scenari mozzafiato che la generosa natura abruzzese ci offre. Inoltre Giovanni organizza anche week end interi da passare nei posti più suggestivi d’Abruzzo, insieme ovviamente alla compagnia dei suoi rapaci. Comunque Giovanni mi ha concesso un’intervista nella quale mi toglie vari dubbi su come funziona il suo lavoro e su come gli animali vengono trattati. Un’aneddoto interessante per chi come me non ha alcuna idea di come funzioni il mondo di un falconiere: quando telefonai lui era molto preoccupato perché preso a recuperare una poiana che inseguendo una preda e catturandola era finita in un fosso, pertanto dovemmo posticipare l’intervista. Piccoli imprevisti del mestiere…

L’INTERVISTA

Francesca Luisi: Giovanni deve essere molto bello quello che fai, mi chiedo però se questo tipo di lavoro schiavizzi e maltratti gli animali. Se lo chiedono molti animalisti.
Giovanni Granati: Francesca se ci fai caso gran parte delle persone che hanno questo pensiero sono persone che non hanno affatto un contatto diretto e profondo con la natura e con gli stessi animali. A mio parere molte persone umanizzano troppo gli animali, cosa sbagliatissima perché essi non sono umani ed umanizzarli è comunque una forma di maltrattamento in qualche modo.
Francesca Luisi: Già sono d’accordo con te, infatti non puoi costringere un animale a vivere e ragionare secondo la logica e la vita umana, lo fai stare male.
Giovanni Granati: Infatti io dico sempre che il migliore animalista è il pastore, perché vive con gli animali, lavora con essi e vive grazie ad essi e ci tiene a questi ultimi. Facendo il mio lavoro ovviamente alcuni animali vengono uccisi poiché vengono cacciati dai rapaci. Ma è la catena alimentare, alla fine se ci riflettiamo, quasi tutti mangiano la carne, ma non si chiedono da dove venga quest’ultima, ebbene sono animali che vengono privati della loro vita per sfamarci.
Francesca Luisi: Io mangio pochissima carne, essendo cresciuta con gli animali ho sviluppato una sensibilità diversa, ma mi rendo perfettamente conto di questo discorso e di quanto esso sia attuale e logico. L’importante è non creare polemiche inutili e guerre che non hanno senso, e che ognuno faccia ciò che ritiene giusto senza fare del male gratuito né a uomini né ad altre specie viventi. Comunque come hai iniziato con la falconeria?
Giovanni Granati: Ho iniziato per caso vedendo alcuni documentari… Pensa che ho sempre avuto la passione del volo libero ma allo stesso tempo una tremenda paura di volare. Inoltre mi sono dedicato con interesse anche all’addestramento animale, ciò mi ha portato a questo lavoro. Prima del terremoto dell’Aquila la falconeria era per me solo una passione (insieme ai falconieri dell’Aquila dai quali ora mi sono separato), dopo è diventata una professione, infatti ho aperto una società che si chiama Falcong.
Francesca Luisi: Come si diventa falconieri in Abruzzo?
Giovanni Granati: In Abruzzo non c’è una vera e propria scuola, in passato ho fatto dei corsi ma mi sono reso conto che sono contro producenti poiché la gente inizialmente è molto affascinata da questi rapaci. Sono entusiasti della parte mediatica, quella che ti mette al centro dell’attenzione con un grande e potete rapace sul guanto. Purtroppo non ci si rende conto che il rapace porta tantissimo lavoro! La pulizia, la cura… Se sbagli qualcosa l’animale muore, è un’ impegno costante, ci vuole spazio per tenere gli animali, tempo ecc… Per cui poi si spaventano e lasciano.
Francesca Luisi: Ho visto che fai molte dimostrazioni a Rocca Calascio.
Giovanni Granati: Si in particolare per quella zona ho creato “Il festival delle Aquile” (da ottobre scorso), si tratta di un’escursione focalizzata sul volo di aquile e falconi. Inoltre faccio una cosa molto simile alla fortezza di Civitella del Tronto , le passeggiate wild, come le ho chiamate io. In queste passeggiate porto anche i lupi cecoslovacchi, le poiane e tanti altri animali.
Francesca Luisi: Giovanni sono rimasta estremamente affascinata dal tuo aspetto e dalle scenografie che mi fanno pensare proprio al medioevo.
Giovanni Granati: Si, il tutto è fatto a posta per dare un’ aspetto molto scenico e medioevale infatti. Penso che ci debba essere una sorta di rispetto delle tradizioni sulle quali la nostra cultura trova fondamento. Il nostro passato é la nostra identità e invece pare che in questa epoca la gente odi quasi le nostre tradizioni, anzi, se ne allontana sempre di più. Comunque i valori poco a poco si stanno riscoprendo. Ho visto una sorta di retro versione da parte di molte persone che desiderano staccarsi dalla vita caotica ri avvicinandosi alle origini.
Francesca Luisi: Qual’è il tuo animale preferito? E perché? Inoltre volevo sapere quanti animali hai.
Giovanni Granati: A dire il vero, non ce n’è uno in particolare, ognuno ha la sua unicità, per me sono tutti importanti. Ho circa 30 rapaci, vivo in una casa coloniale che mi permette di avere lo spazio adeguato. Se ti sembra una buona idea ti mostrerò dal vivo i miei rapaci e come lavoro con loro.
Francesca Luisi: Sarebbe davvero interessante allora a presto e grazie mille!

INCONTRO CON IL FALCONIERE

Come promessomi il nostro falconiere d’Abruzzo ha mantenuto la parola e mi ha gentilmente mostrato come funziona il suo lavoro. Avendo a disposizione una mattinata nella quale stava lavorando con il Bird-Control in un centro commerciale mi ha contattata. Ho potuto vedere come applica delle tecniche molto all’avanguardia usando mono ala ed anche il supporto di droni. Inoltre si avvale anche dello studio della fisiologia muscolare. Mi è stato spiegato che gli uccelli infestanti sono un problema da molti punti di vista poiché con le loro deiezioni procurano seri problemi igienici (zecche, pulci, salmonella, cripto coccosi, ornitosi ecc.. ). Inoltre corrodono e danneggiano le strutture in maniera permanente. Solitamente infestano aeroporti ed avio superfici diventando anche un pericolo per chi vola, ma anche centri commerciali e capannoni industriali.

Se qualcuno non interviene in merito, una colonia di piccioni può raggiungere una popolazione che va da 50 a 500 esemplari con le problematiche che ne derivano. Allontanare gli uccelli con l’ausilio dei rapaci e dei droni come fa Giovanni è molto efficace poichè fa leva sulla paura istintiva che tutti gli animali hanno alla vista del loro predatore naturale. L’istinto li porta quindi a fuggire e a temere di fare ritorno nel luogo. Si è trattato di una dimostrazione interessante che mi ha lasciata un bellissimo ricordo tra cui una splendida piuma che la bellissima amica Lulù (una poiana) ha perso nel tragitto. La conserverò con grande cura.

Grazie Giovanni, grazie Lulù.

CENNI DI STORIA DELLA FALCONERIA

L’arte della falconeria, ossia la pratica di servirsi di uccelli rapaci per catturare altri uccelli o piccole prede, comunque di piccola e media taglia, si sviluppò inizialmente in Medio-Oriente. Pensate che già sumeri ed assiri ne facevano uso. Successivamente la falconeria si diffuse (intorno al VII secolo a.C.) anche tra i nomadi di etnia mongoloide per poi prendere piede tra cinesi, coreani e giapponesi. Non si sa con certezza se fosse una pratica in uso tra gli antichi romani e greci pur sapendo che i rapaci avessero un ruolo predominante a livello simbolico per questi popoli. Basti pensare al simbolo del Dio Zeus o Giove che era un’aquila ed allo stemma dell’antica Roma, un’aquila appunto. Tra i popoli germanici invece la falconeria si diffuse grazie ai contatti avuti con i nomadi Sarmati ed agli scontri contro gli Unni. Tali scontri portarono i Goti ad adottare usi e costumi di coloro che li sconfissero. In seguito nel 500 a.C. circa, possiamo ritrovare tracce di uso della falconeria anche presso i romani. Ad introdurre tale uso fu probabilmente l’imperatore Avito, nato presso i celti Arverni delle Gallie. Ma é nel medioevo che questa pratica si diffonde in tutta Europa, colpa e merito anche dell’aggressione musulmana fatta al continente (specie in penisola Iberica e Sicilia). Nell’età moderna invece è stata utilizzata più come esercizio ed arte che come mezzo di sostentamento. Infine è arrivata fino ai giorni nostri diventando quasi solo esclusivamente un hobby. Negli ultimi anni la falconeria è stata invece riscoperta come mezzo molto utile, attraverso la pratica del Bird-Control oltre che come passione ed hobby.





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