Giovani pagati in maniera adeguata vengono a lavorare volentieri

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Giovani pagati

Se i giovani sono pagati in maniera adeguata vengono a lavorare volentieri. Da settimane i social e i giornali, sono bombardati da ristoratori e cuochi, più o meno noti, che si lamentano della mancanza di personale. Tutta una serie di articoli in cui si narra: “Il lavoro c’è, ma i giovani preferiscono stare sul divano e prendere il reddito di cittadinanza”. Tutta colpa dei sussidi, dunque? Oppure meglio dire che i giovani non vogliono lavorare e preferiscono poltrire sul divano piuttosto di essere sfruttati a tempo?

I giovani se pagati in maniera adeguata lavorerebbero volentieri?

Ogni anno, l’arrivo dell’estate è accompagnato dalla solita polemica sulla mancanza di forza lavoro da impiegare nelle attività turistiche. È ora di smetterla con le lamentele di circostanza sui “giovani che non vogliono lavorare“. Con la retorica dell’indolenza giovanile verso i lavori più “faticosi”, e della mentalità choosy. La narrazione svilente dei giovani attaccati al divano o ai sussidi viene dunque contraddetta dai sindacati. Che hanno da sempre presentato un’altra versione dei fatti. Il lavoro offerto dal settore turistico non è attrattivo. Perchè è precario e dedito allo sfruttamento. E non perchè i ragazzi preferiscono i sussidi. Contratti irregolari, turni massacranti, e assenza di tutele sarebbero dei punti su cui poter migliorare. La moderna teoria economica, infatti, sembra essere sempre più consapevole dell’importanza di avere un punto di partenza. Una base, per garantire salari equi ai lavoratori. Un salario più congruo quindi, è un importante crocevia per il settore. E non porta ai disastri occupazionali, di cui parla la teoria economica classica.

La crisi che attanaglia il mondo della ristorazione

Gli allarmi stanno suonando in queste settimane e non riguardano tanto le chiusure che hanno messo a dura prova i bilanci delle aziende o la mancanza di turismo. Non riguardano neppure la crisi economica e la ipotizzabile diminuzione del potere d’acquisto dei cittadini. Bensì la causa è la mancanza di personale. “La ristorazione prova a ripartire ma non ce la fa perché mancano all’appello 150mila addetti”, urla la FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi. I ragazzi non lavorano, perché non c’è chi vuole pagarli il giusto o li sfrutta. Per cui a tanti non conviene lavorare 10 ore al giorno per 700 o 800 euro al mese. Tutto ovviamente rigorosamente in nero. Fattori che hanno portato il settore ristorativo ad essere affamato di figure che mancano. Quindi smettiamola con questa farsa che non si trova personale, perché sono gli schiavi che iniziano a scarseggiare. Il lavoro al ristorante, come ci raccontano da anni i grandi patron, è un mestiere difficile e faticoso. Che proprio per questo dovrebbe essere correttamente retribuito e regolarizzato dal punto di vista di mansioni e orari.


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