Giorno della Memoria: un giorno per ricordare

Ogni 27 gennaio si ricordano le vittime della Shoah sotto il regime nazista

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Giorno della Memoria

Ogni 27 gennaio si celebra il Giorno della Memoria. In questo giorno, nel 1945, le armate sovietiche varcarono le soglie di Auschwitz, svelando al mondo gli orrori della Shoah. Oggi più che mai, in un periodo dove il tasso di negazionisti è in forte aumento, è importante ricordare e celebrare questa giornata.

Giorno della Memoria: perché è importante ricordare?

Il 27 gennaio di ogni anno si celebra in tutto il mondo il Giorno della Memoria. Viene ricordato il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa arrivarono ad Auschwitz, svelando al mondo l’orrore del campo di concentramento, uno dei luoghi del genocidio nazista, liberandone i pochi superstiti. Mai come oggi, quando i negazionismi avanzano nel mondo, è infatti importante ricordare. Una recente ricerca Eurispes rivela infatti che i negazionisti sono in aumento anche in Italia. In 15 anni la percentuale di chi non crede all’orrore della Shoah è passata dal 2,7% al 15,6%. Vi è anche un 16% che sostiene che la persecuzione sistematica degli ebrei “non ha fatto così tanti morti”.

Inoltre i social network sono spesso il luogo in cui circolano di più l’odio e l’intolleranza, e questi messaggi via social sono in grado di raggiungere milioni di persone. In questo giorno numerose iniziative si svolgono in tutto il mondo.

Gli avvenimenti del 27 gennaio 1945

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa provenienti dall’Unione Sovietica, abbattono i cancelli di Auschwitz. Con l’avvicinarsi delle truppe sovietiche, le SS iniziano ad evacuare l’intero complesso del campo. Sono circa 60 mila i prigionieri che vengono fatti marciare per andarsene dal campo. Sono molti anche i morti nel corso della marcia stessa, che vengono in gran parte uccisi dalle SS perché non reggono il ritmo della marcia. Circa 9 mila prigionieri, però, rimangono nel campo di Auschwitz, perché malati o comunque gravemente indisposti per sostenere la marcia. I nazisti pensano di liquidarli, ma non hanno il tempo necessario prima dell’arrivo dei sovietici, e l’unica cosa da fare è per loro abbandonarli nel complesso. Al contempo, però, le SS riescono a eliminare una buona parte delle prove dei crimini commessi: gli agenti fanno esplodere le principali strutture, alcune contenenti dei crematori industriali, e altre proprietà delle vittime.

Alle tre del pomeriggio del 27 gennaio, la sessantesima armata sovietica varca le soglie di Auschwitz: davanti a loro ci sono circa 9 mila prigionieri, deboli e ammalati, di cui 600 sono già morti. Nonostante la stampa sovietica non abbia accolti con clamore fin da subito la liberazione di Auschwitz, il 27 gennaio 1945 è da considerarsi come la liberazione del popolo ebraico.

L’ONU ha ufficialmente riconosciuto il 27 gennaio come Giorno della Memoria

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in una riunione del 1° novembre 2005, ha ufficialmente proclamato il 27 gennaio Giornata Internazionale della Commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto. In questa giornata, tutti gli Stati membri dell’ONU hanno l’onere di impartire “lezioni sull’Olocausto” alle generazioni future. Inoltre, hanno il compito di sensibilizzare l’opinione pubblica su temi quali l’intolleranza, l’odio e l’aggressività.

Le testimonianze dei sopravvissuti

Sono le testimonianze dei sopravvissuti alla Shoah a rendere efficace il ricordo di quell’orrore, e farlo conoscere alle nuove generazioni. Come la testimonianza di Liliana Segre che afferma: “Non ho mai perdonato, come non ho mai dimenticato”. O quella della scrittrice Edith Bruck che afferma: “Per me ogni giorno è il Giorno della Memoria. È quotidiano, come il pane. Ho paura per i giovani, il futuro non sembra roseo”. Presentando il suo ultimo libro, “Il pane perduto”, una testimonianza definitiva di chi ha vissuto in prima persona gli orrori del Nazismo e della Shoah, Bruck parla anche di cosa voglia dire, per lei, essere credente: “Per me il credo è non fare distinzione tra esseri umani ed essere umani, è essere profondamenti onesti e comportarsi moralmente bene”. Le testimonianze dei sopravvissuti dovrebbero scuotere le coscienze, ma purtroppo ancora oggi molti negano, e ammirano l’estremismo.


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