Giornate FAI d’Autunno, a colloquio con gli studenti ciceroni di una scuola ferrarese

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Un paio di giorni fa si è concluso l’evento delle Giornate FAI d’Autunno che ha riscosso molto successo in tutta la Penisola. Da sempre l’associazione FAI è impegnata in progetti culturali che mettono a disposizioni beni storico artistici aperti al grande pubblico in via straordinaria in modo da far conoscere scorci e beni cittadini o ambientali che altrimenti non sarebbero visitabili. Così operando, la fruizione degli stessi beni culturali è il più ampia e varia possibile, ciò permette che la conoscenza storica non si sedimenti esclusivamente in un un mero e tutto sommato inutile sapere ma consente alla cultura di diventare viva, è dunque un modo per incentivare la coesione sociale e un senso di appartenenza più forte verso le proprie origini, la propria terra e il proprio territorio.

Castello Estense di Ferrara, il simbolo della città

E’ importante mantenere salde le radici di ciascuno attraverso le tre componenti fondamentali per la vita, cioè il fattore cultura, identità e associazionismo, poiché senza di essere l’individuo sarebbe sperduto all’interno di un calderone caotico di falsi miti e speranze immancabilmente perdute. Questo il FAI lo sa bene, perciò si è impegnato nella valorizzazione dei beni culturali che evidentemente è strettamente connessa all’accoglienza e alla unificazione sociale. Per permettere l’attuazione di un tale importante e impegnativo programma, il FAI si avvale, a Ferrara come in molte altre città sparse sul territorio italiano, del fondamentale contributo delle scolaresche, poiché essendo gli alunni di oggi la futura classe dirigente, non si potrebbe ottenere da loro una più efficace collaborazione. Il FAI per le scuole o FAI Giovani, attraverso il proponimento dell’eccezionale e considerevole aiuto degli studenti, consente al tempo stesso di continuare a portare avanti i progetti FAI in concomitanza del principio educativo e formativo per le future generazioni.

Il logo FAI Giovani

La vicendevole biunivocità a doppio scambio tra educazione sociale e culturale ed impegno nella valorizzazione del patrimonio è il cardine forte del FAI e del suo successo. L’opportunità data alle scolaresche di esporre palazzi, monumenti e ambienti di interesse storico, artistico e culturale è davvero unica poiché è un’ottima modalità, oltre che essere un’iniziativa di ampliamento del sapere sia educativo giovanile che per quanto riguarda il mondo adulto, per permettere alle giovani generazioni di sentirsi parte integrante del contesto sociale, per afferrare meglio cosa significhi senso civico e impegno civile, quali sono i valori del volontariato e non da ultimo l’esperienza dei ragazzi risulta significativa come introduzione al mondo del lavoro.

Casa Minerbi-Del Sale

Purtroppo non sempre questi argomenti sono trattati all’interno delle scuole che a causa dei discutibili programmi ministeriali vengono spesso private dello studio dell’amministrazione civica e del necessario contributo dell’alternanza scuola lavoro. Le difficoltà che incontrano gli studenti su questi due piani al giorno d’oggi possono risultare notevoli, ma se colpe ne vogliamo trovare non dobbiamo ricercarle prettamente in loro stessi quanto piuttosto nel tasso di indifferenza che sussiste a livello sociale in questi contenti. Sono poche le associazioni che si propongono gratuitamente di aiutare i ragazzi e farne le veci, il FAI in questo senso è una delle più attive in territorio italiano che accorre incontro ai giovani permettendo loro finalmente di sentirsi parte di un qualcosa di più grande, di sentirsi perciò socialmente utili. Proponendo soluzioni come quelle attivate a Ferrara si crea un rapporto reciproco e integrativo, interagente, fra realtà culturali, sociali e generazionali diverse che permette di capire meglio le esigenze delle realtà contraenti, effetto che non si avrebbe qualora i differenti livelli sociali si rinchiudessero in se stessi, cosa che purtroppo nella realtà contemporanea pare, a discapito di tutti, sempre più evidente. La società è varia ma è una e per esistere deve condividere ed essere unita nelle diversità, anche questo insegnano il FAI ed il FAI per le scuole, sua costola.

Salone dei Vizi e delle Virtù

Attuando esperienze di questo genere l’associazione del FAI mette in prospettiva il mondo moderno e le realtà contemporanee facendo così in modo da distanziare i giudizi, o sarebbe forse meglio dire i pregiudizi, in cui siamo immersi e assorbiti, per vedere almeno per un momento con occhio critico la realtà attraverso contesti nuovi tutti da esplorare e scoprire. Sia per i ciceroni che per gli spettatori che usufruiscono delle visite guidate dei ragazzi è un’esperienza da non perdere, un’esperienza in grado di staccare sia i donatori che i riceventi delle visite dalla monotonia della quotidianità per calarsi a tu per tu con la storia, l’opera artistica e architettonica, e di conseguenza con se stessi.

I visitatori in attesa di entrare per il tour guidato

L’ipervelocità fluida e nevrotica del mondo contemporaneo si ferma, è possibile quindi esperire diversamente, come immersi in una sorta di mondo a parte, di esistenza quasi magica e meditativa, ciceroni e pubblico possono finalmente trovare la tranquillità dalla contrazione sociale. Tecnologia e mezzi di comunicazione vengono per qualche tempo banditi per immergersi in un momento storico che conosceva altre modalità di sviluppo, in cui la concezione del tempo, del lavoro e della comunità era spesso più blanda e benché diversa per esigenze era comunque umana, dopotutto, nonostante il progresso della scienze che dalle epoche scorse ha fatto passi da gigante migliorando le condizioni di vita e di salute degli individui, non si conduceva un’esistenza poi così indiscutibilmente infelice. Non c’è, dunque, modo migliore per esprimere tutti i valori di libertà, cultura, tradizione e amore per il patrimonio e per la collettività sostenuti e accompagnati proprio dall’edizione 2019 del FAI, essendo essa dedicata a L’Infinito di Giacomo Leopardi che quest’anno compie il bicentenario dalla prima pubblicazione.

Sala degli Stemmi

Questo ci dovrebbe far capire e ragionare più approfonditamente sulle contraddizioni della modernità in molti ambiti del sociale. Per questo, siccome una visione che possa mettere in luce e giudicare opportunamente sentimenti che sappiano tenere in considerazione più da vicino la realtà contemporanea con quella storica è senza dubbio da ricercare, ho intervistato gli studenti delle classi IV e V dell’istituto tecnico G. B. Aleotti di Ferrara, protagonisti ciceroni delle Giornate FAI del 12 e 13 ottobre scorso presso la Casa Minerbi-Del Sale di via Gioco del Pallone.

Durante la visita guidata

Un ringraziamento alle loro professoresse che li hanno seguiti nell’esperienza e gentilmente mi hanno concesso l’intervista, le docenti Paola Di Stasio e Chiara Tegazzini, al capo della delegazione FAI di Ferrara Piero Sinz che ha permesso l’avvio dell’evento per la città, e ovviamente agli studenti che hanno contribuito all’intervista,Tommaso Bonora, Federico Perfetto, Melania Giampietro e Alessandra Lucisano. Un distinto saluto anche a tutti i loro colleghi, una ventina di ragazzi, che in modo impegnato hanno partecipato attivamente come ciceroni dell’itinerario palazziale ma che non hanno potuto prendere parte all’intervista.

Che cos’è per voi l’esperienza del FAI e come è stata accolta dalla classe la proposta della partecipare all’evento come protagonisti?

Tommaso: Il FAI è un’esperienza di vita perché ti insegna molte cose e da essa puoi imparare molto. Per quanto mi riguarda mi sta formando in ambito organizzativo, nel riuscire a parlare con la gente quindi nella comunicazione interpersonale, ma è importante anche per un fattore culturale perché magari molta gente al giorno d’oggi, soprattutto come noi giovani, dicendo “questa qua è roba vecchia”, non pensa al fatto di preservare. Con il FAI abbiamo scoperto che invece la valorizzazione ha modo d’esistere, perché ogni aspetto di un edificio ha un proprio motivo. Nei vari secoli da un bene storico è possibile vedere tanti cambiamenti che sono stati fatti nelle varie epoche e in più possiamo capire come vivevano le persone un tempo e quindi capire di più anche il presente in questo modo.

Comprendere quindi il valore della città in molti aspetti non solo storici e artistici, ma anche del sociale

Tommaso: Certo, capire la storia della città e la stessa cultura di Ferrara, perché essere ferraresi e non sapere niente della propria città non è bello. Sapere le proprie origini e conoscere la propria città è una forma di sano patriottismo. Il FAI è sicuramente un’associazione veramente importante al giorno d’oggi perché aiuta a preservare molti monumenti italiani. Soprattutto, il FAI non ha il compito di far conoscere beni ordinariamente aperti, infatti le giornate FAI non si dedicano a ville già accessibili con altri tour, ma cerca di aprire beni come case private, conventi di monache di clausura o spazi di interesse altrimenti di difficile accesso che non verrebbero mai visitati se non fosse grazie a questa associazione, perché sarebbero visitati e vissuti solo dalle persone che vivono in questi edifici o che magari ci lavorano. Quindi il FAI è un bella opportunità concessa al pubblico.

Federico: Per me invece il FAI è un’associazione che permette di esplorare posti nuovi, luoghi nuovi, approfondire le proprie conoscenze e credo di essere molto fortunato per l’opportunità di partecipare al FAI perché l’associazione permette di aprire palazzi o comunque qualsiasi cosa di artistico che non avremmo modo di vedere da soli.

Melania: sono d’accordo con Tommaso e Federico, trovo che sia molto importante poter visitare luoghi così belli, così ricchi di storia, ma non aperti ogni giorno a tutto il pubblico e poterlo fare gratuitamente o a prezzi non troppo alti come contributi volontari o comunque iscrivendosi al FAI con tessere che hanno grossi vantaggi.

Voi che fate parte della scuola Aleotti l’esperienza che state facendo è utile e formativa? In linea con l’indirizzo della scuola?

Tommaso: Sì, è formativa in quanto ci insegna a preservare i beni culturali storici e architettonici e ci aiuta a lavorare tutti uniti anche tra classi diverse perché in questo modo, invece di lavorare divisi classe per classe, si mette insieme tutto l’istituto. Le giornate FAI diventano quasi un lavoro, perché c’è uno studio e una preparazione, tu devi venire qui pronto e saper ben chiaramente le cose che hai da fare, quali sono i tuoi compiti.

Oltre alla storia del palazzo la tematica architettonica risulta molto importante per voi studenti dell’Aleotti

Tommaso: sì, c’è anche questo elemento. Perché noi come scuola geometri studiamo principalmente le strutture. Anche se lo studio di un dipinto si pensa sarebbe più adatto ad essere analizzato ed esposto dall’istituto d’arte del Dosso Dossi, è importante anche per noi, poiché quando andiamo a fare una casa se c’è una casa antica su cui si deve intervenire è da preservare nella sua integrità, quindi la conoscenza multidisciplinare è fondamentale.

Per quanto riguarda la tematica architettura, cultura e arte, in particolare questo palazzo che cosa può insegnare?

Federico: Intanto fa conoscere qualcosa della città che anche i ferraresi non sanno. Perché nonostante una gran parte di visitatori sia di Ferrara molti non conoscono il patrimonio artistico che Ferrara possiede. Perciò esporre qualcosa di così grande, così artistico e interessante è importante per noi.

Avete conosciuto persone non ferraresi che sono venute appositamente per visitare il palazzo aperto in via eccezionale per il FAI? E se avete parlato con loro cosa vi hanno detto?

Federico: Sì, ne abbiamo conosciute. Sono rimaste piacevolmente stupite perché oltre alla storia di questo palazzo gli abbiamo dovuto raccontare il contesto storico in cui è sorto e si è sviluppato, quindi degli Estensi e del loro passato. Diciamo che erano un po’ allibiti nel sapere che una città mediamente piccola possiede tutto questo.     

Come siete organizzati voi studenti ciceroni all’interno del contesto FAI?

Federico: L’organizzazione del FAI è piuttosto complessa perché non è facile gestire le persone che entrano, che escono, le pause e gli orari. Ognuno ha proposto le proprie idee, con la professoressa referente abbiamo fatto una scaletta con tutti gli orari. Ovviamente il primo giorno è quello più difficile perché magari qualcosa va storto, ma comunque come scuola siamo tutti uniti, ci conosciamo, quindi ognuno aiuta l’altro e questa credo che sia la cosa migliore.

Calandoci più nei dettagli organizzativi dell’evento di che cosa vi occupate come ciceroni?

Melania: io mi occupo della Sala degli Stemmi che è un ambiente che in sé conserva parecchia storia e che ha la particolarità di rappresentare, oltre alle rappresentazioni dei Mesi, anche scene di vita quotidiana e non solo magari scene della nobiltà come in tanti altri palazzi storici.

Quali sono i tuoi compiti?

Alessandra: quello di esporre il Salone dei Vizi e delle Virtù. E’ una sala che risale al 1300, inizialmente era adibita a loggia, poi fu chiusa nella seconda metà del Trecento per affrescarla. Apparteneva alla famiglia Del Sale e quando loro andarono via la casa fu frazionata, divisa e venduta e successivamente nell’Ottocento venne riacquistata dai Minerbi. Poi dopo fu fatto il restauro negli anni Cinquanta dall’architetto Piero Bottoni e gli affreschi attribuiti al pittore Stefano da Ferrara, di cui le prime notizie attestate risalgono attorno al 1349, vennero riportati alla luce. Nel 1994 venne scritto un saggio di un critico d’arte ungherese, Miklos Boskovits, che appunto attribuì a Stefano da Ferrara questi affreschi. Quindi lui era un pittore ferrarese molto attivo anche a Padova, Cremona e Treviso che probabilmente prese ispirazione per la rappresentazione dei Vizi e delle Virtù dalla Cappella degli Scrovegni dipinta da Giotto attorno al 1303-1305 sotto commissione di Enrico degli Scrovegni. Da notare che i vizi e le virtù nella Cappella degli Scrovegni non sono la cosa principale rappresentata perché vengono rappresentate nella parte inferiore, in tutto il resto della cappella sono presenti elementi biblici. Quindi Stefano da Ferrara prende spunto dalla Cappella degli Scrovegni, però rappresenta i vizi e le virtù in modo verticale, invece nella Cappella degli Scrovegni sono rappresentate in modo frontale perciò non con questo sviluppo pittorico in quanto agli Scrovegni le virtù sono poste davanti ai vizi su due pareti diverse.

Come ti trovi col tuo compagno assistente cicerone?

Alessandra: Molto bene, riusciamo a dividerci le parti in modo ottimale. Siamo organizzati bene e ci autogestiamo nei compiti.

L’anno scorso dove esponevate per le Giornate FAI?

Federico: Nel palazzo sede attuale dell’ASP (Centro Servizi alla Persona) in via Ripagrande di fronte a piazza Travaglio. E’ un palazzo storico in cui adesso c’è un’associazione di aiuto e volontariato per anziani. E’ sempre stata una casa di ricovero che stava in piedi attraverso diverse donazioni di persone importanti di Ferrara i cui nomi e cognomi venivano scritti in segno di riconoscimento fino a una certa data ma poi le donazioni continuarono in modo anonimo.

Tommaso: all’interno è presente una cappella tutta affrescata dove si può andare a pregare, una sala dei busti che rappresentano i maggiori donatori e un’altra sala con un arredo cinquecentesco.

Melania: Poi sono presenti le vecchie cucine, l’ufficio dello storico amministratore, davvero un bell’edificio.                 

Il FAI è aperto ai volontari, quindi in un futuro anche prossimo vorreste entrare a far parte dell’associazione? Vi piacerebbe poter continuare a collaborare attivamente per la tutela del patrimonio culturale?

Melania: Mi piacerebbe, lo prenderò in considerazione perché semplicemente permette a me stessa, parlando egoisticamente, di vedere posti molto belli.

Tommaso: Sarebbe una bella idea. E’ una cosa a cui bisogna pensare perché è un gesto con il quale aiuti non solo te stesso perché ti acculturi ma soprattutto aiuti le altre persone in modo che possano conoscere più da vicino cose mai viste.

Federico: Anche secondo me, io ne terrei veramente in considerazione perché ciò che faccio da adesso mi piace, e quindi perché no?! Sono due anni che lo faccio e ho avuto l’occasione di vedere due bellissimi palazzi storici che non avevo mai visto. Perciò un’esperienza del genere vorrei continuare a farla.

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