Giornata della Democrazia e referendum: il potere del démos in mano ai “pochi”

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Giornata della Democrazia
Giornata della Democrazia

Si celebra oggi la Giornata della Democrazia, un’occasione per riflettere sul valore della libertà e della rappresentazione del cittadino. Questa giornata si interseca con un avvenimento quanto mai prossimo: il referendum costituzionale.

Cos’è la Giornata della Democrazia

Viene celebrata il 15 settembre la Giornata della Democrazia, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Tale ricorrenza è stata istituita nell’ottica di preservare un equilibrio tanto precario quanto potente, ovvero quello tra i poteri del governo e i diritti dei cittadini, del démos.

La democrazia è tanto un processo quanto un obiettivo. Solamente con la piena partecipazione degli organi di governo e degli individui, l’ideale della democrazia può essere trasformato in una realtà concreta della quale tutti possono godere.

Il motivo e l’importanza di questa ricorrenza

La Giornata della Democrazia è una preziosa opportunità per riflettere sulla qualità delle democrazie. Dall’altro lato occorre promuovere i quattro elementi fondanti: libertà, partecipazione, trasparenza, responsabilità delle istituzioni. A queste, oggi, è doveroso aggiungere accoglienza e integrazione.

Il legame tra democrazia e i diritti umani, dei quali il 15 settembre vuole farsi portavoce, è trattato nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Nell’articolo 21 si afferma: “La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto”.

Referendum 2020: democrazia e taglio dei parlamentari

Il 20 settembre gli italiani sono chiamati a pronunciarsi votando sul referendum costituzionale relativo al taglio del numero dei parlamentari.

Se, da una parte, il solo accennare ad un referendum fa capo a tutta una serie di manovre democratiche, dall’altra parte, i dibattiti degli ultimi giorni sembrano cancellare questa definizione.

Perchè? Perché chiamare il cittadino a scegliere di essere rappresentato da un numero minore di eletti, ognuno dei quali gestirebbe un potere maggiore, non può definirsi democrazia. Se è vero che l’organo politico a cui si fa capo è espressione di rappresentazione totale, di diversità e, quindi, di libertà, come può, un numero esiguo non diventare strumento di dominio piuttosto che di democrazia? Come può il cittadino trovare la sua rappresentazione tra un numero minore di eletti?

Domande su cui soffermarsi proprio in occasione del 15 settembre. La democrazia è una parola con un potere assoluto ma con una fragilità evidente, in quanto, ancora, è “stretta” nelle mani di alcuni e non di tutti. E se questi “alcuni” diventassero “pochi” (e sbagliati)?

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