Giorno del Ricordo: la storia negata agli Italiani

Oggi, 10 febbraio, l'Italia ricorda le vittime delle foibe e il triste esodo degli Italiani dall'Istria, dalla Dalmazia e da Fiume.

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Giorno del Ricordo

Ricorre oggi, 10 febbraio, il Giorno del Ricordo. A partire dal 2004 l’Italia ha deciso di commemorare le tristi vicende avvenute nel confine nordorientale italiano . Nonostante il negazionismo, le varie testimonianze raccontano le violenze perpetrate dalle truppe titine contro i nostri concittadini. Una storia a lungo taciuta per motivi politici e propagandistici.

Giorno del Ricordo: cosa avvenne nell’Italia nord-orientale?

Nel 2004, il governo Berlusconi decise di istituire, il 10 febbraio, il giorno del ricordo. In questa data l’Italia ricorda i 350 mila italiani che dopo la seconda guerra mondiale dovettero abbandonare l’Istria, la Dalmazia e la città di Fiume. A questo si aggiungono le violenze perpetrate dalle truppe del maresciallo Tito contro i nostri connazionali. I partigiani jugoslavi, infatti, su ordine di Tito, nei mesi successivi alla guerra, hanno ucciso migliaia di italiani (secondo alcune fonti più di diecimila). Gran parte di loro vennero gettati, ancora vivi in profonde voragini carsiche, le foibe. Altri furono internati nei campi di concentramento slavi, dove trovarono la morte. Nel 1945, mentre l’Italia festeggiava la liberazione dal nazi-fascismo, nelle zone nord-orientali si consumava un’immane tragedia. Le violenze dei partigiani comunisti slavi furono a lungo taciute. Complici i vari governi che nel dopoguerra non vollero mai ammettere le violenze perpetrate dalle milizie titine.

Giorno del Ricordo: la giustizia negata ai Giuliano Dalmati

Per quasi sessant’anni lo stato italiano ha evitato di rendere pubbliche le vicende che sono avvenute, a partire dal 1943, sul confine nord-orientale. Complici i partiti di estrema sinistra, i vari governi non hanno voluto occuparsi dell’esodo dei Giuliano Dalmati e delle vittime delle foibe. Con la firma del trattato di Osimo, nel 1975, l’Italia rinunciò definitivamente all’Istria. Il governo dell’epoca firmò l’accordo, ma non si preoccupò di chiedere giustizia sui crimini commessi dai comunisti slavi. Fu una vera sconfitta per l’Italia intera. Lo stato italiano decise di sorvolare sulle tristi vicende del 1945, concedendo alla Jugoslavia, senza trattative, territori abitati fino a trent’anni prima da nostri concittadini.

Giorno del Ricordo: perchè non se ne parla a scuola?

Pochi conoscono la storia dell’esodo dei Giuliano Dalmati. Pochi sanno veramente cosa sono le foibe. Eppure le vicende del confine nord-orientale italiano hanno causato l’esodo forzato di 350 mila italiani e l’uccisione di migliaia di connazionali. Nei programmi scolastici delle scuole superiori, almeno fino al 2010, non si parlava del dramma delle foibe. Generalmente, nelle scuole pubbliche statali, gli insegnanti preferiscono approfondire i conflitti della prima parte del 20° secolo. Gli istituti scolastici italiani preferiscono soffermarsi sulle vicende del primo e del secondo conflitto mondiale. Gli importanti fatti del dopoguerra, compreso il processo di integrazione europea, vengono trattati molto raramente. Purtroppo, in alcuni casi, la politica entra nelle scuole, coinvolgendo anche coloro che dovrebbero insegnare la verità.

L’importanza della verità

L’istituzione della Giorno del Ricordo costituisce un passo avanti verso la verità e la giustizia. Il sacrificio di centinaia di migliaia di connazionali non può essere dimenticato per ragioni politiche. La storia insegna, insegna sempre. La storia ci aiuta a conoscere i fatti passati e a non commettere gli stessi errori. Ma la storia non può essere negata. Le vicende avvenute non possono essere taciute in eterno. La giustizia, e soprattutto la verità, non hanno colore politico. La vicenda delle foibe e dell’esodo è l’esempio di una storia a lungo negata ma che con determinazione ha saputo prendersi la giusta rivincita.


Il Giorno del ricordo per le vittime delle foibe