Giorgione: la scoperta che ha fatto chiarezza sulla data di morte

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Giorgione: la scoperta sulla morte nel settembre del 1510.

Giorgio Zorzi (o anche Giorgio da Castelfranco), diventato famoso soprattutto come Giorgione, è stato indubbiamente uno dei maggiori esponenti della scuola pittorica veneta. Durante la sua vita è sempre stato un uomo piuttosto sfuggente e riservato, infatti non amava firmare i suoi capolavori e ciò ha reso piuttosto difficoltosa l’individuazione delle opere, facendo emergere anche aspri dibattiti tra studiosi e critici d’arte sulla paternità di determinati quadri e anche sui loro significati simbolici. Ad ogni modo, la sua maestria e genialità non si discutono, e tra i suoi lavori più importanti si ricordano soprattutto La Pala di Castelfranco, La Tempesta, I Tre Filosofi o Il Suonatore di Flauto.

La Tempesta, uno dei capolavori di Giorgione.

Venne ribattezzato Giorgione probabilmente per l’altezza imponente e la stazza fisica, ma nonostante la presenza esteriore, fu comunque un uomo sfuggente e dal carattere introverso. Anche sulla sua morte si è molto discusso, sia per quanto riguarda la data che le cause. Ad oggi comunque si ritiene che l’artista veneto sia rimasto vittima il 17 settembre 1510 di un’epidemia di peste. Risulta invece piuttosto improbabile quanto riportato dal Vasari, il quale sosteneva che si fosse ammalato di sifilide in seguito a dei rapporti intimi con un’amante francese.

Il giallo della morte di Giorgio Zorzi sembra essersi risolto nel marzo del 2019 quando in Australia è stata fatta una scoperta tanto inattesa quanto determinante. La bibliotecaria dell’Università di Sydney, Kim Wilson, ha trovato una preziosa copia della Divina Commedia pubblicata a Venezia nel 1497 e recante un appunto dell’umanista fiorentino Cristoforo Landino. Il breve scritto del filosofo si accompagna ad un disegno della Vergine col Bambino realizzato con la tecnica dello schizzo a sanguigna.

Giorgione è morto di peste il 17 settembre 1510

In seguito al ritrovamento del libro è stato contattato un team di esperti dell’Università di Melbourne guidato dalla dottoressa Jaynie Anderson, studiosa di Giorgione. Gli approfondimenti sul testo e sullo schizzo artistico hanno coinvolto anche la National Gallery di Londra che ha effettuato una riflettografia sull’Adorazione dei Magi, uno dei capolavori dell’artista veneziano custodito proprio nel museo inglese. Dal confronto è emersa una incredibile somiglianza tra le due immagini artistiche che hanno lasciato pochi dubbi: la bozza sulla Divina Commedia rinvenuta a Sydney era del Maestro di Venezia. È il terzo disegno attribuito a lui finora.

Le scoperte però non sono finite qui, anzi, ne è stata fatta un’altra che finalmente ha fugato una serie di dubbi sulla data del decesso del grande pittore. Il testo scritto tra le pagine del volume recita letteralmente: «Il 17 settembre, Giorgione di Castelfranco, eccellente artista, è deceduto a causa della pestilenza a Venezia all’età di 36 anni e riposa in pace». Un messaggio che lascia poco adito ad ulteriori interpretazioni. Gli studiosi sono riusciti a risalire alla data dai tratti della scrittura rimasti su una porzione del foglio che era stata tagliata. Si tratta del 1510.

La data di morte di Giorgione trovata su una copia della Divina Commedia.

Alla luce dell’esito di questa ricerca, considerando dunque che l’artista veneto è morto nel settembre del 1510 a soli 36 anni, andranno analizzate e riviste le riflessioni e i documenti su alcune fasi della sua vita. Innanzitutto, a questo punto si presume che sia nato tra il 1473-1474, ossia almeno due anni prima rispetto a quanto ha riportato il Vasari nelle sue Vite. Tutto questo vuol dire anche che l’apprendistato presso Giovanni Bellini è cominciato prima di quanto si era creduto fino ad oggi, e ovviamente anche le opere giovanili dovranno avere una collocazione temporale differente.

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E poi c’è un altro mistero da risolvere: chi era il proprietario della Divina Commedia trovata in Australia e chi ha scritto la data di morte del pittore. Per adesso si presume che il libro possa essere appartenuto all’artista stesso che l’abbia usato per farci un suo schizzo oppure per mostrare ad un committente come avrebbe dipinto una Sacra Famiglia. In alternativa, il volume potrebbe essere finito nelle mani di un amico di Zorzi dopo la sua morte, il quale dopo aver visto la suggestiva bozza potrebbe aver scritto il giorno della sua dipartita come una sorta di ultimo saluto.

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