Giorgio Soldati: storia di un aspirante brigatista

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Giorgio Soldati: storia di un aspirante brigatista

Gli anni di piombo, tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni ottanta, rappresentano uno dei periodi più oscuri del nostro paese. Furono anni in cui si riscontrò un’estremizzazione della dialettica politica, che poi produsse violenze di piazza, lotta armata e terrorismo. In questo periodo si intrecciano storie più o meno eclatanti. Una di queste riguarda Giorgio Soldati, terrorista pentito, ucciso durante il periodo di detenzione.

Chi era Giorgio Soldati?

Soldati militava nei COLP (Comunisti Organizzati per la Liberazione Proletaria), gruppo nato dallo scioglimento dell’organizzazione comunista combattente “Prima Linea”. Arrestato il 13 novembre 1981 per l’omicidio del poliziotto Eleno Viscardi, confessò informazioni su attività di varie formazioni militanti. Le rivelazioni portarono ad almeno tre arresti e alla scoperta di cinque covi. In seguito lo spedirono a Cuneo, dove erano incarcerati numerosi militanti dell’estrema sinistra. Tra questi c’erano brigatisti rigorosi, che adottavano la linea dura contro i traditori della causa.

La lettera dell’aspirante brigatista

Soldati voleva unirsi alla Brigate Rosse. Il 28 novembre scrisse una lettera indirizzata ai detenuti del carcere, spiegando il proprio punto di vista: “Mi hanno torturato. Ho parlato, ma ho cessato subito ogni forma di collaborazione. Confermo di avere con lo Stato un rapporto di guerra. È la giustizia proletaria che deve giudicarmi”. L’avrebbero spedito in isolamento, così da proteggerlo, ma Soldati chiese di stare tra i brigatisti. Morì a 35 anni, strangolato. Accettò l’esecuzione senza opporsi. La rivendicazione dell’omicidio giunse 18 giorni dopo. Era intitolata: “Epitaffio di un coccodrillo infame”.

Epitaffio di un coccodrillo infame

La rivendicazione dell’omicidio era un manifesto alla distorta ideologia dei gruppi dissidenti dell’epoca e recitava così: “Questo verme proviene da quelle frange della lotta armata che cercano di sopravvivere alla morte politica, preoccupandosi più di se stessi che dei bisogni della classe. Alla Digos sono bastati un paio di schiaffi per fargli vuotare il sacco. A meno di due ore dall’arresto, Soldati aveva già cantato. I coccodrilli infami possono essere utili al movimento rivoluzionario. La loro eliminazione rappresenta un segnale per quei combattenti e reduci scoppiati, incasinati, incerti”.