Giorgio Ambrosoli: governatore della Banca d’Italia

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Giorgio Ambrosoli è un avvocato italiano del 900. Nel settembre 1974, Ambrosoli diviene governatore della Banca d’Italia Guido Carli. Inoltre, l’avvocato riceve la nomina di Commissario della Banca Privata Italiana e delle movimentazioni finanziare, del banchiere Michele Sindona. Nel 1979, il banchiere siciliano ingaggia un sicario, per l’uccisione di Ambrosoli, che avviene nel luglio dello stesso anno.

Giorgio Ambrosoli: la biografia

Giorgio Ambrosoli nasce a Milano, il 17 ottobre 1933 e decede nella città natale l’11 luglio del 1979. La famiglia ha origini borghesi, con principi cattolici e conservatori. I genitori sono Riccardo Ambrosoli e Piera Agostoni. A fronte di ciò, il padre è avvocato ed impiegato legale delle province lombarde. Inoltre, Giorgio frequenta il Liceo Ginnasio Alessandro Manzoni, a Milano. A ragion per cui, Giorgio partecipa alle azioni monarchiche, che coinvolgono numerosi studenti nell’Unione Monarchica Italiana. Nel 1952, Giorgio decide di frequentare gli studi accademici di Giurisprudenza, presso l’Università degli Studi di Milano. Alla fine degli anni cinquanta, Giorgio consegue la laurea e supera l’esame di procuratore. In seguito, Ambrosoli inizia la professione presso l’avvocato Serbelloni.

Giorgio Ambrosoli: la vita privata

Nel 1962 Ambrosoli ed Anna Gorla giungono al matrimonio, da cui nascono i figli: Francesca, Filippo, Umberto.

Giorgio Ambrosoli: la specializzazione professionale

Negli anni sessanta, l’avvocato Ambrosoli decide di ampliare le conoscenze legali ed entra nel settore fallimentare. Di fatto, Ambrosoli prosegue l’attività professionale nella specializzazione di liquidazioni coatte amministrative. Allorché, l’avvocato milanese inizia diverse collaborazioni, con la Società Finanziaria Italiana ed i commissari liquidatori della stessa.

La carica di governatore della Banca d’Italia

Nel 1974, Ambrosoli riceve la carica di governatore della Banca d’Italia e liquidatore della Banca Privata Italiana. Di fatto, alla guida dell’istituto bancario privato risulta il banchiere siciliano Michele Sindona. Inoltre, la situazione finanziaria della Banca Privata Italiana evidenzia delle incongruenze economiche e di criminalità. Nel 1971, il Banco di Roma indaga su Sindona, per evitare il fallimento delle banche che ha in gestione il siciliano. A ragion per cui, il banchiere Sindona dirige gli istituti di credito, quali: la Banca Unione e la Banca Privata Finanziaria.

Il prestito al banchiere siciliano

Tuttavia, il governatore Carli per non provocare preoccupazione nei risparmiatori accorda un prestito al banchiere. In realtà, il responsabile delle procedure e transazioni del prestito è il direttore Fignon, del Banco di Roma. A fronte di ciò, avviene una fusione delle banche di Sindona, con la nascita della Banca Privata Italiana. Ciò nonostante, alla vicepresidenza e delegazione amministrativa dell’istituto bancario c’è Fignon. Ma il direttore del Banco di Roma comprende la situazione di gravità per Sindona, dove emergono le falsificazioni di scritture contabili e debiti. Nel 1974, Fignon consegna ad Ambrosoli una relazione sulla situazione reale dell’istituto di credito. Allorché, dalle indagini nasce la nomina di Ambrosoli come commissario liquidatore.

Le intimidazioni ed i ricatti

Ambrosoli diviene il direttore dell’istituto, con l’analisi della situazione del banchiere siciliano in ogni dettaglio. A fronte di ciò, emergono le operazioni illecite e le falsificazioni contabili della banca. In seguito, Ambrosoli diviene bersaglio di pressioni e tentativi di corruzione. Ma l’avvocato milanese prosegue nel lavoro, senza cedere ai ricatti nonostante i pericoli.

Ambrosoli vuole la liquidazione della banca

Durante le indagini, emerge il coinvolgimento di Sindona con la banca americana Franklin National Bank. Di fatto, l’istituto americano presenta una realtà ancora peggiore, rispetto alle precedenti. A fronte di ciò, le indagini evidenziano il coinvolgimento della magistratura italiana e dell’FBI. In seguito, Ambrosoli conferma la necessità di dover liquidare la banca, con le conseguenze penali che ne derivano. Intanto, le minacce all’avvocato liquidatore continuano sempre più pesanti, senza la protezione dello Stato.

La lettera alla moglie

Ecco una lettera di Ambrosoli alla moglie: “Anna carissima, è il 25 .2. 1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I., atto che ovviamente non soddisferà molti eche è costato una bella fatica. Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire. Ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente di ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso pagherò a molto caro prezzo l’incarico. Lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese”.

L’assassinio

A Milano l’11 luglio 1979, un uomo sconosciuto avvicina l’avvocato milanese, nei pressi della sua abituazione. All’improvviso, il sicario spara quattro colpi di 357 Magnum, che uccidono l’avvocato. In seguito, dalle indagini emerge che Sindona paga il killer per eliminare Ambrosoli, con la somma di 25000 dollari ed un bonifico di altri 90.000 dollari.

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