Giochi gratuiti: il futuro del gaming?

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La crescita dei videogiochi è un fenomeno con il quale si convive ormai da diversi anni. Abbandonata la nicchia di passatempi rivolti a pochi destinatari, oggi rappresentano un mezzo di espressione attraverso il quale è possibile veicolare un’enorme varietà di messaggi e comunicazioni, come dimostra la loro espansione ai campi educativi e culturali secondo le logiche della gamification. La crescente attenzione sul videogioco ha avuto come conseguenza il suo esame sotto molteplici punti di vista, cosa che ha permesso l’analisi di dati, statistiche e tendenze. Proprio fra queste ultime una in particolare merita una riflessione: quella della crescita dei titoli gratuiti. Per un videogiocatore di vecchia data l’idea di un titolo gratuito potrebbe ricordare gli esordi del gaming sui telefoni cellulari, mentre chi oggi vive la quotidianità del videogioco ha ben chiare le meccaniche dello schema free to play. L’evoluzione del mercato sta portando verso un gioco a costo zero?

Facendo riferimento proprio al gioco su cellulare, i giochi gratuiti non sono certo una novità. Non si parla, ovviamente, dei giochi inseriti dai produttori di telefonia nei loro prodotti, come i pur intramontabili Snake o Space Impact, ma dei titoli sviluppati da terze parti e inseriti sul telefono dall’utente. Nella prima metà degli anni 2000 se ne è avuta una vera e propria esplosione, grazie al progresso della telefonia mobile: molti i titoli sviluppati su licenza, ma l’offerta era decisamente sbilanciata verso prodotti amatoriali seppur spesso di ottima qualità. Fra i giochi più diffusi si trovavano principalmente versioni digitali di passatempi quotidiani, come per esempio suite di giochi di carte o giochi da casinò. Questo è per esempio il caso dei giochi gratuiti di slot, gioco iconico da casinò che ha rinnovato la propria popolarità proprio proponendo modalità di gioco caratterizzate dalla gratuità, e le cui versioni mobile hanno continuato a riscuotere successo nel passare degli anni. Nonostante l’evoluzione dei dispositivi, infatti, poco è cambiato sotto questo punto di vista: gli stores digitali di oggi continuano a offrire innumerevoli giochi gratuiti sviluppati e messi in circolazione nei canali ufficiali di distribuzione.

Più in generale, nel mondo del videogioco ormai da qualche anno ha fatto la sua comparsa il modello free to play, la cui caratteristica distintiva è quello di far accedere gratuitamente a un titolo, e di fornire al suo interno contenuti opzionali da poter acquistare successivamente. Senza addentrarsi nelle meccaniche che ne rendono conveniente l’adozione, a interessare è la crescita dell’utilizzo della formula: se già il mercato mobile aveva spesso adottato in scala minore strategie di monetizzazione analoghe, oggi l’espansione del fenomeno su titoli per console e pc rende lecito chiedersi se questa non rappresenti una strada ormai irreversibile. Titoli come Fortnite, Warzone, Rocket League, Apex Legends, hanno fatto del free to play la chiave per creare una community enorme, tendenzialmente ben disposta a spendere somme relativamente contenute nel negozio del gioco per comprare questo o quell’elemento cosmetico, battle pass e così via. Anche grosse produzioni annuali stanno considerando il modello, e negli scorsi giorni Konami ha annunciato una vera e propria rivoluzione del suo simulatore calcistico. Particolarmente significativi, seppure per motivi diversi, i casi di Fortnite, diventato protagonista di un Mondiale di eSport, e Rocket League, convertito in free to play dopo l’acquisto da parte di Epic Games.

Proprio Epic Games apre all’ultima considerazione circa il futuro della gratuità dei videogiochi. È ormai ben nota la strategia alla quale la software house ha deciso di improntare il suo ingresso nel mondo degli store: il regalo settimanale di titoli. Numerosi i giochi di secondo piano distribuiti, dove secondo piano indica semplicemente la conoscenza del prodotto e non certo il suo valore, ma in alcuni casi sono stati regalati dei veri e propri fenomeni di pubblico come GTAV o la trilogia Batman Arkham. La strategia di Epic ha generato molte perplessità, considerando le spese fronteggiate per poter distribuire gratuitamente i titoli in quella che è, a ben guardare, semplicemente un’imponente operazione di marketing; eppure, negli scorsi mesi la società ha ricevuto nuovi e importanti finanziamenti, in forza dei quali potrà proseguire nelle sue ormai iconiche strategie.

Cosa aspettarsi, quindi, dal videogioco? Difficile che il videogioco gratuito possa soppiantare quello tradizionale: per dirla con le parole del Creative Director di Days Gone, l’acquisto di un gioco a prezzo pieno è l’unico modo per assicurarne il pieno supporto successivo, anche in termini di sequel. Ferma restando l’oggettività della considerazione, è parimenti innegabile come la gratuità abbia permesso a molti titoli, fortemente votati alla competizione online, di emergere in un’offerta in continua espansione. Proprio in questo distinguo potrebbe intravedersi uno scenario futuro: giochi multiplayer competitivi distribuiti gratuitamente e volti a una monetizzazione successiva e reiterata, da un lato; dall’altro, produzioni single player narrative i cui costi di produzione vengano coperti dall’acquisto del gioco. Staremo a vedere cosa porteranno i prossimi anni.