Il 18 novembre 1891 a Milano, nasce Gio Ponti

"Non è il cemento, non è il legno, non è la pietra, non è l'acciaio, non è il vetro l'elemento più resistente. Il materiale più resistente nell'edilizia è l'arte." Gio Ponti

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Il grande architetto, designer industriale, designer di mobili, artista, insegnante, scrittore ed editore italiano Giovanni “Gio” Ponti nacque il 18 novembre 1891 a Milano.

Durante la sua carriera, che durò sei decenni, Gio Ponti ha costruito oltre un centinaio di edifici in Italia e nel resto del mondo. Ha firmato un numero considerevole di arte decorativa e oggetti di design, nonché mobili. Grazie alla rivista Domus, da lui fondata nel 1928 e diretto quasi per tutta la sua vita, e grazie alla sua partecipazione attiva a mostre come la Triennale di Milano, ed è stato anche un entusiasta sostenitore di un’arte di vivere all’italiana e un attore protagonista nel rinnovamento del design italiano dopo la seconda guerra mondiale. Dal 1936 al 1961, insegnò al Politecnico di Milano e formò diverse generazioni di designer. Gio Ponti oltretutto ha anche contribuito alla creazione nel 1954 di uno dei più importanti premi per il design: il premio Compasso d’Oro.

Grattacielo Pirelli (1956-1960)

Le sue opere più famose sono la Torre Pirelli, costruita dal 1956 al 1960 a Milano in collaborazione con l’ingegnere Pier Luigi Nervi, la Villa Planchart a Caracas e la sedia Superleggera, prodotta da Cassina nel 1957.

I primi anni di Ponti

Sappiamo che genitori di Ponti si chiamavano Enrico Ponti e Giovanna Rigone I suoi anni di studio furono presto interrotti dal servizio militare durante la prima guerra mondiale. Ha combattuto nel Corpo di Pontonier con il grado di capitano, dal 1916 al 1918, ricevendo la medaglia di bronzo e la croce militare italiana. Gio Ponti si laureò in architettura presso l’allora Regio Istituto Tecnico Superiore (il futuro Politecnico di Milano) nel 1921, nello stesso anno si sposò con la nobile Giulia Vimercati, discendente di antica famiglia della Brianza.

Ponti iniziò la sua carriera di architetto in collaborazione con Mino Fiocchi ed Emilio Lancia dal 1923 al 1927, e poi fino al 1933 solo con Lancia, come Studio Ponti e Lancia PL. In questi anni fu influenzato e si unì al movimento neoclassico milanese del Novecento Italiano.

Gli anni milanesi

Gio Ponti “case tipiche” Milano

Gli anni ’30 sono anni di intensa attività per Gio Ponti. L’architetto è coinvolto in molti progetti, in particolare nella sua città natale di Milano. Le dieci “case tipiche” costruite a Milano tra il 1931 e il 1938 sono evidentemente vicine al modernismo razionalista, pur mantenendo le caratteristiche delle case mediterranee come balconi, terrazze, logge e pergole. Spaziose, attrezzate e costruite con materiali moderni, soddisfano le esigenze della nuova nascente borghesia milanese, periodo che però segna anche la fine della sua collaborazione con Emilio Lancia.

Gli anni ’40

A cavallo degli anni ’40, i progetti di architettura proseguirono per Ponti, con la costruzione della Columbus Clinic Center a Milano e il design degli interni del Palazzo del Bo all’Università di Padova dove eseguì un monumentale affresco sulle scale che conducono al rettorato. Dal 1943, a causa della seconda guerra mondiale, la sua attività di architetto rallentò. Questo periodo corrisponde a un periodo di riflessione in cui Ponti si dedica alla scrittura e alla progettazione di scenografie e costumi per teatro e opera.

Clinica Columbus Milano

Il dopo guerra

Dopo la seconda guerra mondiale, con l’emergere del boom economico italiano, gli anni ’50 sono un periodo intenso per Ponti che viaggia molto all’estero. Partecipa alla riqualificazione e all’interior design di numerosi transatlantici italiani, mettendo in mostra la competenza del suo paese. Negli anni ’50, e grazie al suo ruolo nella rivista Domus, Ponti è ormai noto a livello internazionale e le commissioni si moltiplicano, con costruzioni in Venezuela, Svezia, Iraq e progetti in Brasile.

Il Designer

Nel campo dell’interior design, Ponti moltiplica le invenzioni e favorisce soluzioni multifunzionali; nel 1951, sviluppa una camera d’albergo ideale per la Triennale di Milano, in cui presenta una testiera del letto “cruscotto” composta da scaffali, alcuni dei quali sono pulsanti mobili e di controllo per l’elettricità o la radio. Quindi applica questa soluzione a spazi domestici e uffici, con “pareti organizzate”.

Amate l’architettura. L’architettura è un cristallo

Poi arrivano le “finestre attrezzate“, in particolare per il produttore Altamira e che utilizzerà per il suo appartamento via Dezza. Con le sue cornici verticali e orizzontali attraverso le quali è possibile sistemare mensole, librerie e cornici, la “finestra componibile” diventa la quarta parete trasparente di una stanza. Assicura una transizione tra l’interno e l’esterno.

“Finestre attrezzate”, Gio Ponti

Gli anni ’60 e ’70 sono dominati da progetti di architettura internazionale in luoghi come Teheran, Islamabad e Hong Kong, dove Gio Ponti sviluppa nuove soluzioni architettoniche: le facciate dei suoi edifici stanno diventando più leggere e sembrano staccate come schermi sospesi. Con la chiesa di San Francesco al Fopponino a Milano, creò la sua prima facciata con aperture esagonali forate.

Gli ultimi anni

Negli ultimi anni della sua vita, Gio Ponti è più che mai alla ricerca di trasparenza e leggerezza. Ora vede le sue facciate come fogli di carta piegati e perforati con forme geometriche. Gli anni ’70 iniziano con l’inaugurazione nel 1970 della Cattedrale di Taranto, un edificio bianco rettangolare sormontato da un’enorme facciata in cemento perforato con aperture. Nel 1971, partecipa alla costruzione del Denver Art Museum in Colorado, occupandosi dell’involucro esterno dell’edificio.

Cattedrale Taranto, Gio Ponti

Nel 1971, inoltre, presenta un progetto per il futuro Centro Georges-Pompidou di Parigi, proponendo di modellare un asse nella capitale che collega i padiglioni di Baltard nei padiglioni di Les Halles al futuro museo di arte moderna grazie a un “giardino” d’arte. Gio Ponti morì il 16 settembre 1979 a Milano lasciando dietro di sé il segno indelebile del genio italiano nel design.

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