Gilet gialli atto sesto: bloccate le frontiere. Contagiato dalla protesta anche il Belgio

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La giornata di Sabato 22 Dicembre, ha visto la sesta tornata di protesta attuata dal movimento dei gilet gialli a Parigi; 38 mila i manifestanti, in netto calo rispetto ai 66 mila dello scorso Sabato, che sono ricomparsi nelle vie di Montmartre, e in altri quartieri di Parigi, negli Champs-Elysées a Place de la Concorde, ma anche nel resto della Francia.

La protesta, questa volta, ha avuto come bersaglio anche le frontiere con la Spagna e con l’Italia; sulla A8 circa 200 gilet gialli, hanno bloccato la frontiera tra Francia e Italia, mentre in circa 300 bloccavano una bretella dell’autostrada al confine con la Spagna, all’altezza di Boulou.

Proprio in un casello autostradale di Boulou, due giornalisti di France 2 Montpellier, Anne Domy e Audrey Guiraud, hanno denunciato, di essere stati aggrediti con violenza da alcuni manifestanti.

Tra i 50 e i 100 gilet gialli anche a Namur, capitale della Vallonia in Belgio, mentre, come riferito dalla portavoce della polizia di Bruxelles-Ixelles, Ilse Van de Keere, nella Capitale belga hanno sfilato in circa 100, di cui due fermati e uno di questi trasformato in arresto, dopo che un agente è stato colpito.

Il gruppo di dimostranti si è riunito a piazza Meiser, nella cintura Nord orientale di Bruxelles, e poi si è diretto al centro della città senza incidenti; lo stesso hanno fatto un altro centinaio di gilet gialli anche a Liegi.

Un altro piccolo gruppo di gilet gialli, si è radunato di fronte ad una banca, denunciando il sistema bancario e fiscale in Belgio: “È tempo di passare all’azione e mostrare che si possono cambiare le cose”, ha dichiarato un manifestante; “Abbiamo tutti delle difficoltà ed è insopportabile essere oppressi quotidianamente in questo modo”, ha aggiunto chiedendo misure in favore del potere d’acquisto delle famiglie.

“Il re Macron dà delle briciole ai mendicanti”, si leggeva sui cartelli, dopo che il Presidente, nei giorni scorsi aveva rotto il silenzio, mostrando l’intenzione di voler aprire una trattativa, concedendo una piccola modifica sulla “accise modulate” e l’abolizione degli aumenti sulle tariffe di elettricità e gas.

“Mi rendo conto di aver fatto male ad alcuni francesi con le mie dichiarazioni”, ha affermato Macron davanti alle telecamere; “Attraversando questa crisi riconcilieremo i francesi. La mia unica preoccupazione siete voi, la mia unica preoccupazione è la Francia.”

L’aumento di 100 Euro del salario minimo, oggi pari a 1184 Euro netti mensili e l’abolizione di nuovi prelievi sulle pensioni sotto i 2.000 Euro, sono le azioni promesse da Macron per placare la protesta, ormai estesa a dismisura.

A questo, avrebbe anche aggiunto la defiscalizzazione degli straordinari e del premio di fine anno da parte delle imprese; un pacchetto che, secondo alcune stime, potrebbe costare al bilancio dello Stato intorno ai 10 miliardi di Euro.

“Deve salvare il suo quinquennio”, scrive Le Monde. Macron è consapevole di essere divenuto impopolare e addirittura odiato da molti francesi; resterà in carica fino al 2022, ma senza consensi, sarà politicamente inerte.

Nelle scorse settimane, parlando con alcuni Sindaci aveva ammesso di aver fatto alcune “cavolate”, ovvero l’aumento della Carbon Tax, il taglio di 5 Euro ai sussidi sulla casa, e la limitazione a 80 chilometri orari nelle strade statali; tutte misure che hanno fomentato la protesta.

Macron è quindi nell’occhio del ciclone; non rimane che vedere quali saranno le sue prossime mosse, e quali parole si trasformeranno in fatti; solo così potrà dimostrare se tiene veramente alla Francia e ai francesi, come lui stesso ha dichiarato o se avrà avuto ragione Le Monde.

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