di Sofia Riccaboni TW @sofiariccaboni
Quando inizi ad ascoltare Jazz non sai cosa c’è dietro. Capita per caso, in una sera d’inverno, di imbattersi in un concerto e, sempre per caso, scopri che non ne puoi fare a meno. E seduta in quel locale ad ascoltare Gigi Cifarelli, mai avrei pensato un giorno, di poterlo sentire al telefono, di parlarci e scambiare opinioni con lui. Chitarrista e voce jazz riconosciuta tra le migliori in Italia, ha suonato con i più grandi jazzisti mondiali. Ora, a quasi 60 anni, suona ancora e ancora emoziona chi lo va ad ascoltare nelle sue serate.
Ed è rubando il tempo tra una serata e l’altra che riesco ad ottenere questa intervista, in una giornata in cui dobbiamo segnare la scomparsa di un grande jazzista: Dave Brubeck.
Gigi… un grande del jazz oggi ci ha lasciati… domani avrebbe compiuto 92 anni…
….le parole per me quando qualcuno muore sono sempre una cosa davvero difficilissima da usare….la retorica e la banalità sono sempre dietro l’angolo, ma certo in questo caso… La prima cosa che mi viene in mente realisticamente di fare è sorridere e inchinarmi davanti alla Morte che purtroppo è l’unica certezza della Vita per invitarla alla grande festa di Brubeck e di chi gli vuol bene in occasione della sua”partenza” avvenuta a 91 anni …. Chi non farebbe carte false subito per vivere così straordinariamente? E’ stato dagli anni 50 sulla cresta dell’onda, ha avuto la grande fortuna di scrivere il brano meno ballabile del mondo ai tempi e di ottenere con esso un successo stratosferico che continua ancora, perché non c’è situazione dove il suo “Take Five” non abbia spopolato, dai grandi concerti ai piano bar alle pubblicità, dandogli popolarità e quindi benessere, agiatezza e la più bella delle cose,ovvero quella di vivere alla grandissima della propria passione e in totale libertà… e inoltre fino a questa età invidiabilissima… Quindi che desiderare di più?  Certo si potrebbe desiderare quello che tutti noi sogniamo, che questo meraviglioso gioco dell’esistenza potesse non finire mai, ma essendo solo un’utopia si deve accettare la Morte come parte della Vita… e io che per primo faccio davvero fatica….voglio celebrare col sorriso questo momento e dico che se tutti pensano che il 3 sia il numero perfetto certamente Brubeck ha dimostrato che il 5 lo è molto di più, almeno per lui lo è stato… Il mondo lo conosce da oltre 50 anni e lo ricorderà sempre per Take Five. Io voglio salutarlo dicendogli con grande sentimento e con ammirazione: “eh Dave !! take five??… ok ! Give me five.”
Jazz… come nasce la passione per questo genere?
…nasce quasi per caso alla fine degli anni settanta, grazie al fatto di frequentare assiduamente il più storico e magico locale di Jazz esistito a Milano e in Italia, il Capolinea, essendo io nato e cresciuto musicalmente coi Beatles e chitarristicamente poi fulminato e ammaliato da Jimi Hendrix suonavo con un gruppo molto rock blues che si chiamava “Tre Castelli Blues Band” nel quale però c’erano 2 saxofonisti e anche un altro chitarrista che strizzavano l’occhio al jazz (il riferimento del gruppo era rivolto a quel disco storico di John Mayall che si chiamava appunto jazz-blues fusion).  Queste sonorità ci fecero assumere fissi al mercoledì per fare la serata blues… Involontariamente quindi iniziai a sentire delle sonorità e delle cose che in precedenza avevo sempre rifiutate e, anzi, odiate, ritenendole (stupidamente) inespressive e tecnicamente fini a sé stesse, insomma un sacco di cretinate pensate quando ero più ignorante di adesso… che lo sono sempre, ma meno….spero 😉
Bene, il flash fu un pomeriggio di aprile in cui fummo interrotti mentre provavamo, per dar modo a Elvin Jones con i suoi Jazz Machine di provare per il concerto della sera al Capolinea. Vidi per la prima volta nella mia vita un chitarrista di jazz suonare a 3 metri da me e mi sentii morire. Pensai “tutti questi anni a suonare la chitarra per rendermi conto di non aver capito e imparato nulla”. Anche questo col tempo ho capito che non era vero, ma certo Roland Prince era un chitarrista marziano per me all’epoca, avevo 23 anni. Da quel giorno iniziai il mio viaggio in questa forma musicale e culturale straordinaria e inizio’ la mia passione non per il jazz e basta,ma anche per Il Jazz. Certo avendo molta molta strada davanti e in salita e sopratutto non potendo perdere nemmeno un minuto, misi la testa sul manubrio (sono un amante spassionato del ciclismo) e mi misi a pedalare a tutta per degli anni, concentrandomi solo su questo.
Il tuo punto di riferimento in questo mondo musicale?
Semmai i miei punti di riferimento, perché ce ne sono stati tantissimi, ma ti cito i più significativi e determinanti nella mia formazione jazzistica per non dilungarmi eccessivamente.
Charlie Parker innanzitutto, John Coltrane, Miles Davis e Bil Evans, nella musica orchestrale senz’altro Duke Ellington e Gil Evans, fra i cantanti Nat King Cole, Frank Sinatra e Tony Bennet e fra i chitarristi Wes Montgomery innanzitutto e all’inizio anche Jimmy Raney e Joe Pass, che trovai molto utili da studiare per la loro razionalità e il loro approccio più didattico allo strumento e al genere.
Jazz classico o moderno? Differenze e preferenze
Non ho preferenze di nessun genere e non amo le definizioni, già non amo discriminare fra  jazz, blues, funky, rock etc etc… Figuriamoci se parliamo di classico moderno… Ti dirò che io rimango affascinato e attratto da qualunque cosa io percepisca (sottolineo il che io percepisca) in qualche modo fatta da fuoriclasse e sopratutto fatta con grande amore e con passione, quindi anche vedere un amante del liscio suonare con trasporto intensità e poesia può coinvolgermi completamente.
Una cosa bella non è classica, moderna, antica, postmoderna… le lascio agli amanti dell’aria fritta queste cose….io sono più di cultura contadina… una cosa bella è tale, è vecchia, ma se era bella rimarrà tale, vecchia ma bella.
Gigi Cifarelli più volte (se non sbaglio 5) eletto miglior chitarrista jazz e blues italiano. Che effetto ti ha fatto la prima volta e che emozioni provi ora nel ricordare quel momento?
Son passati tanti anni, fui eletto 5 volte consecutive e poi messo fuori classifica, succedeva a chi veniva eletto 5 volte, si veniva messi in un ipotetico Olimpo per dar modo poi ad altri di ricevere questo riconoscimento.
La prima volta ero incredulo fu una grandissima sorpresa, non credevo fosse possibile, ma ancor oggi devo confessarti che vivo tante cose come un dono che non mi aspetto e che non so se davvero io sia meritevole di ricevere. Qualche anno fa ho ricevuto il premio Enriquez insieme a Lella Costa, Ivana Monti, Moni Ovada, Luca Zingaretti, Roberto Saviano e al mio dolce e grandissimo amico Franco Cerri ed è stata una cosa bellissima e davvero emozionante.
Io ho imparato ad avere l’abitudine di vivere ogni momento come se fosse l’ultimo… perché potrebbe esserlo davvero, quindi  adesso come allora sempre con un entusiasmo e una gioia indescrivibili. Potrei anche aprire una coda polemica su queste cose, dico solo che purtroppo i premi nello sport han più senso c’è un traguardo o un tempo, ci sono fattori oggettivi e inconfutabili, in altre cose no, dico anche che di certo molti riconoscimenti e lo dico anche per me, sono più per ciò che hai fatto in condizioni di grande visibilità e prestigio che per ciò che vali davvero… i miei lavori con Mina, Renato Zero e altri grandi della musica italiana, la grande frequentazione televisiva negli anni 80/90 a trasmissioni prestigiosissime e suonando con personaggi altisonanti, mi han dato allora un’immagine che come tutti ormai ben sappiamo oggi vale più di ogni altra cosa. Certo più reali soddisfazioni ed emozioni per me son giunte quando, senza “ungere” nessuno e senza raccomandazioni di nessun tipo, mi son visto invitare a festivals di livello mondiale per suonare sullo stesso palco con i più grandi del mondo… e lì non c’era immagine che contava. Lì ci dovevi essere con lo strumento e con la tua forza. Qui in Italia invece, purtroppo, conta molto più ciò che riesci a far credere di essere che non ciò che davvero sei, perché c’è troppa poca cultura musicale…
Fare jazz oggi in Italia. Difficoltà? Fatiche? Soddisfazioni?
Bella domanda, ma di risposta solo realistica e anche un po’ polemica e triste. Andiamo per ordine.
Difficoltà? Abnormi e praticamente insuperabili, gli spazi sono pochissimi e sempre meno, se un tempo, anche la vita precaria, ma romantica e artistica del bohemien poteva dare un minimo di sostentamento grazie alla presenza di molti jazz club su tutto il territorio nazionale, oggi siamo al dramma, non ci sono quasi più posti dove si possa fare della buona musica(quindi non solo jazz)e quelli che ci sono purtroppo grazie a tutto un insieme di difficoltà hanno budget bassissimi. Ti faccio un esempio su di me che visto il blasone e l’età non sono proprio l’ultimo arrivato. Ho davanti un calendario degli anni ’90. Allora facevo nei mesi più poveri almeno 12/14 serate ma succedeva 3/4 volte all’anno, nei mesi successivi all’estate e alle festività, sennò il mio ritmo era 20/28 serate mensili,quindi quasi tutte le sere a volte. Oggi a dicembre, mese col Natale etc etc ne ho 4 di cui 2 nello stesso club dove vado più per tenere i contatti coi miei sostenitori che per altro. Deduci da questo che siamo alla fame. Per la Musica parlo, poi io ho sempre suonato con la consapevolezza di far ciò che amo e quindi senza pretendere di farne lavoro, orientandomi su altro in tal senso. Ma chi non lo ha fatto o non lo sa fare, dove va??
Prospettive? Ne vedo davvero poche e grige, molto grige! Anche perché dove fai cose di spessore e cultura ci vuole livello per non essere presi in giro. Questo cosa comporta? Che sul jazz sopratutto fanno credere e dicono ciò che sta bene a chi ha in mano i fili del teatrino, col risultato che dove c’è visibilità, quindi pubblicità e prestigio e dove ci sono anche i soldi, chi ci va? Sempre gli stessi e i nomi non li faccio perché li sanno tutti. E il dramma è che grandi musicisti quando hanno potere invece di usarlo per il bene della musica e dei loro colleghi, si preoccupano solo di palleggiare fra loro potere e danaro tenendo il più possibile al di fuori il resto. Chiedi a una persona della strada chi secondo lui è un musicista di punta del panorama italiano e potrà fare 3/5 nomi, gli stessi da sempre.
Punto 2 Fatiche? E certo solo quello che un musicista deve fare a livello di studio e applicazione per raggiungere certe dimensioni jazzisticamente è una grande fatica. Poi cosa c’è di peggio di una fatica che poi ti vede triste e desolato perché ti rendi conto di averla fatta per sogni che sono praticamente irrealizzabili? Quindi altra fatica a cercare di starci dentro e la più grande fatica vedere cosa succede intorno quando accendi la tv o ascolti la radio e, ancor peggio, quando leggi i cartelloni dei festival e delle rassegne jazz, e puoi solo dire: ma non è possibile! Da non credere!
Punto 3 …soddisfazioni? Tutto ciò che ho appena detto vale purtroppo al presente e pensando ai giovani, io avendo tantissimi allievi soffro insieme a loro della realtà nella quale si trovano. Io grazie a Dio soddisfazioni ne ho avute tantissime e ne continuo ad avere, ma di certo continuo ad avere anche delusioni e motivi di rabbia, ultimo ad esempio l’uscita di un film sul Capolinea nel quale gli ultimi 10 anni ero senz’altro il più assiduo frequentatore, per l’affetto che il suo proprietario Giorgio Vanni riponeva in me e sopratutto per il numero di serate che facevo strariempiendo sempre il locale e sostenendolo fino alla fine quando stava ormai per chiudere e rinunciando anche alle paghe per il bene della sopravvivenza del Capolinea e del jazz Milanese. Bene, non si parla di me non esisto nel film e come me altri grandi protagonisti. Bella soddisfazione eh?? Ma al contempo ho ricevuto centinaia di messaggi e di telefonate da gente e musicisti che mi dicevano: “Gigi sono stato male per te, perché non sentire il tuo nome e non vedere un intervista a te in un film sul Capolinea di cui tu eri non solo un protagonista, ma addirittura più essenziale di un muro portante è stata una coltellata alla schiena…”
Certo ciò che si fa per amore si fa e basta…ma mia Nonna diceva sempre: “A un muso, a darghe solo calci e mai nianca una caresa… ala fine ariverà el momento che te ghe va a tiro el te darà un calcion ch’el ta butarà là…” (tradotto: a un asino dando solo calci e mai una carezza, finirà che appena gli sarai a tiro ti mollerà un calcione e ti butterà là…)
Se un giovane musicista ti avvicinasse e ti chiedesse cosa fare per diventare un bravo musicista jazz cosa gli risponderesti?
Gli direi, come dico sempre ai ragazzi di farlo innanzitutto per amore di ciò ciò che sta facendo e con la consapevolezza di non aspettarsi nulla e che tutto ciò che accadrà sarà regalato. Dal punto di vista della crescita consiglio innanzitutto di far indigestione di ascolto e quindi indigestione di pratica, ma non nello studio di didattiche di nessun tipo,ma nella pratica maniacale della materia diretta, ovvero ascoltare ripetere suonare… ascoltare ripetere suonare… e via così il più possibile…
Il tuo sogno proibito come musicista?
Facile perchè è lo stesso sogno che ho come uomo e sportivo ancora agonista… la giustizia, la meritocrazia,l’onesta’ intellettuale, il giusto spazio per ogni cosa… e per ognuno capace di esprimere alti livelli di sentimento di cultura e di creatività… Direi che posso fermarmi perché tanto sto parlano di utopie.
A ruota libera… tutto quello che nelle interviste non ti hanno mai chiesto ma vuoi dire…
No non dico altro perché credo di aver già detto molto su cui riflettere… e poi non mi provocare… che son sempre sulla border-line… non voglio essere querelato e non voglio nemmeno fare del polverone inutilmente, se devo farlo mi piace che possa servire a qualcosa e devo poterlo spiegare con la mia voce e sopratutto i miei sguardi concedendo a chiunque il diritto di replica.
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13 COMMENTS

  1. È straordinario poter leggere, apprezzare, ammirare tanta onestà umana e professionale di questo grande artista che non si è mai piegato alle “regole commerciali” e non ha mai smesso di essere se stesso facendo sempre musica di qualità con infinita passione permettendo a chiunque di avvicinarsi a lui fisicamente e alla sua musica oltre che alla sua persona in termini di disponibilità, a lavorare e insegnare ai giovani, a emozionare più generazioni con i suoi concerti e la sua musica con tanta energia e entusiamo. Ho letto questa intervista 3 volte e penso lo faró altre 2/3, i punti su cui fermarsi a riflettere sono tanti e non sono un musicista, ma un appassionato.

  2. Grande Gigi….. hai detto delle grosse verità , parole che solo un uomo di una grande sensibilità potrebbe pronunciare ! Mi ricordo del Capolinea ….. l’eco arrivava fino a Caserta , il tuo nome , come pure quello di altri ! mi spiace che non sei stato annoverato tra i protagonisti di quel periodo …..ma sicuramente resta il ricordo di chi ha avuto la fortuna di vivere quei momenti ! e quelli non si possono cancellare ! …….un abbraccio giggi ! 🙂

  3. Le tue parole sono belle come sempre in quanto così come fai con lo strumento in mano, riesci a trasmettere tutta l’emozione e la passione di chi crede nella musica! e purtroppo hai anche ragione sul fatto che per noi giovani “aspiranti” al mestiere del musicista, ed ascoltatori di musica genuina e vera, il mondo sta diventando sempre piu grigio! Da studente ed amante della musica, la mia speranza è che un giorno le persone inizino a pensare con la loro testa, e che riscoprano la bellezza nelle cose che la contengono veramente, non nelle futilità che gli vengono inculcate dai luoghi comuni e dalle pubblicità! fino a quando quel giorno verrà (se verrà) chi ne capisce sa ancora che si può trovare della buona musica, e tanti musicisti che come te ci donano passione e forza per andare avanti! e per questo c’è solo da dirti grazie!!

  4. L’intervista rispecchia in toto la tua sensibilità e onestà intellettuale… bella intervista davvero, schietta, diretta e di cuore, come tu sei. Sei sempre stato uno che non si è mai piegato al ‘sistema musicòfago’ dei locali e delle ‘major’ discografiche e di produzione, che campano sul principio del tuttofabrodo; ti sei sempre posto a distanza da tutto ciò che è imposizione commerciale, seguendo la tua grnde passione e il tuo istinto di libertà a costo di essere penalizzato nel riconoscimento della tua arte e grandezza. Ma sappi che la tua stella rifulge comunque e sempre, a dispetto di tanti gestori saccenti e dell’ultimo minuto, che di musica non ne hanno masticata se non per il solo scopo del soldo tintinnante… Tu non hai nulla da dimostrare a nessuno, perché la musica sei tu insieme a pochissimi altri. Tutta la mia stima per la bellissima persona e musicista tra i più grandi, quale sei. Carla

  5. Che dire… Gigi Cifarelli, è la persona più umile e sensibile, che io abbia mai conosciuto… Oltre al suo grande talento naturale, conserva sempre una spontaneità, ed una genuinità, che è davvero da pochi. Un Grande, in tutti i sensi.

  6. Che dire… Gigi Cifarelli, è la persona più umile e sensibile, che io abbia mai conosciuto… Oltre al suo grande talento naturale, conserva sempre una spontaneità, ed una genuinità, che è davvero di pochi. Un Grande, in tutti i sensi.
    Un Artista.

  7. sono un musicista di musica napoletana dell 800 vivo a sorrento ma suono anche a capri positano e dintorni ho avuto modo di suonare per i piu grandi personaggi al mondo attori attrici pittori scultori registi poeti e sopratutto musicisti gli unici piu grandi per me per doti umane e artistiche sono stati gigi cifarelli e quincy jones spero un giorno di vederli suonare insieme poi potro pure morire!!! mia mamma lo diceva sempre che sono nato con la camicia!!!

  8. Caro GG leggere le tue parole e sentirti suonare produce sempre lo stesso effetto….armonia pura. Nel riprendere i tuoi argomenti posso dire come te di amare tutto cio che e’ Musica con la M maiuscola emigrando dall’assegnare stili e mode. Essendo del 55 come te ho vissuto musicalmente il meglio del meglio… ho suonato i beatles i deep purple i led zep e via via tutto quello che ascoltavo in quegli anni sino a quando ho sentito un Lp di Jarrett Corea Hancock ….fulminante …mi si sono aperti orizzonti immensi non solo musicali ma socio culturali..ho imparato aconoscere le persone in modo diverso perche’ la musica insegna ad armonizzare e di conseguenza ad entrare e approfondire ..la musica e’ vita’ e ti fa sentire piu’ in “armonia” con la natura e gli umani. So delle grosse difficolta che un musicista deve affrontare nella carriera. C’e’ chi ha dovuto volare in Usa per incidersi un cd ..qui non aveva mercato ma io l’ho comprato lo stesso non solo perche era un amico ma perche era ed e’ fatto co cuore e col sentimento. Ciao GG grazie e ogni tanto quando vai in fuga aspettami!!!!

    • Ciao Caro Gigi,
      E’ davvero interessante leggerti, sai sempre dare, con profonda lucidità e poesia un “profumo musicale” unico; i tuoi ricordi,la tua particolare ed acuta visiualità sulle cose della Vita, la tua indubbia e contagiosa simpatia e sopratutto la tua inesauribie capacità di donarti, fanno del tuo “tutto Artistico ed Umano” un esempio concreto di coma possa esssere vissuta in semplicità e con grande gioia, il grande dono della Musica che può (e nei tuoi concerti questo succede SEMPRE)rasserenare,commuovere e donare una condivisione poetica unica.
      Grande Gigi ns mitico “Cifa”, attendiamo con grande interesse e curiosità i tuoi prossimi scritti,
      Con grande affetto e stima,
      ed un Caro abbraccio,
      Fabry
      🙂

  9. C’è poco da commenatare, è una persona assolutamente fantastica al di la del suo indiscusso talento, il suo grado di MAESTRO gli parte dal cuore, e quando a volte c’è stata occasione di sentirci, il mio chiamarlo MAESTRO è derivato propio dalla grandezza interiore che lui ha, nonostante sia uno dei piu grandi, non tralascia mai nemmeno un piccolo elemento che possa fatti sentire un musicista o una perosona inferiore, e propio questa sua grandezza a mio modo di vedere si riflette sul suo talento, e questo lo ha portato ad essere quello che è… GRAZIE MAESTRO.Spero di vederci quanto prima.Marco

  10. raramente mi è capitato di condividere così profondamente le parole di un altro , certo in questo caso non un altro qualsiasi ma il MAESTRO … lasciamo stare per un momento la Vecchia Signora .
    Soprattutto mi ritrovo nel messaggio che trasmetti ai giovani, cioè suonare per il gusto di suonare, il resto è un optional . Il successo non coincide per forza con la popolarità e il denaro , chi ha questi obiettivi meglio che si dedichi a qualcos’altro , perchè con la musica di qualità la vedo dura . Il successo , che è giusto ricercare nell’intraprendere qualsiasi attività , sta , a mio modesto avviso ,nel trarre gioia e soddisfazione dal massimo che puoi ottenere relativamente ai tuoi mezzi. E poi il valore di un applauso dipende più dalla qualità di chi applaude che dal loro numero …….certo Catalano direbbe : meglio tanti e intelligenti che pochi e imbecilli. Ciao grande Gigi , ti saluta anche il mio capitano Giorgio Brocchetta

  11. Hanno già scritto tutto gli altri … e sottoscrivendo le parole del Maestro Cifa, non mi resta che aggiungere queste mie righe:

    Ero poco più che ventenne quando scoprii Gg Cifarelli, verso la metà degli anni ’80, al Tangram di Milano (altro locale che proponeva musica di qualità, purtroppo “evaporato” negli anni insieme a molti altri. Le regole commerciali Italiane, insieme a gestori miopi di molti locali, stanno ammazzando la vera musica).

    Ogni volta che suonavano i Coca & Rhum ci si spostava dal paesello bergamasco per raggiungere ed ascoltare quei musicisti e quel chitarrista fuori dall’ordinario.

    Perso di vista per anni, ritrovai Gigi quasi per caso, cercandolo sul web.
    Una mail, alla quale mi rispose gentilmente e istantaneamente, nella quale chiedevo notizie di suoi concerti e sulla possibilità di acquistare i suoi CD.
    FOLGORAZIONE!
    Da lì ho ripreso a partecipare ai suoi splendidi “live” … e non ho più smesso! Appena ne ho la possibilità “volo” a godere di quella Musica con la M maiuscola.

    Dico “partecipare” ai suoi concerti perché “ascoltare” è riduttivo. La sua musica, i suoi arrangiamenti, il suo stile, la sua interpretazione sia strumentale che vocale, sono qualcosa di unico ed inimitabile. Legano il pubblico al palco, l’ascoltatore ai musicisti … le orecchie all’anima!

    E ogni concerto è un concerto diverso, una sorpresa, un evento nuovo.

    Dico “grande uomo, artista e amico” … perché “grande chitarrista” è riduttivo!

  12. Caro Gigi, riconfermo ciò che ti avevo scritto precedentemente in occasione di una tua intervista radiofonica. Oltre ad essere un artista molto bravo e professionale, sei una gran bella persona, con qualità che al giorno d’ oggi non si trovano in molte persone,sincero, serio e coraggioso nel dire ciò che pensi in qualunque luogo e con molta chiarezza e semplicità. Mi fa piacere che molti altri amici la pensino come me e che non sono stata l’ unica ad aver percepito che nella tua persona esiste un talentuoso artista ed un uomo dall’animo non comune.

    Complimenti Maestro!!!
    Un grande abbraccio,Luciana

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