Gianmarco Fumasoli racconta la genesi di Samuel Stern – INTERVISTA

Intervista al fumettista Gianmarco Fumasoli, fondatore della Bugs Comics e uno dei creatori del nuovo fumetto horror: Samuel Stern. Ecco che ci siamo detti.

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Da qualche anno a questa parte, una nuova casa editrice è emersa nello scenario fumettistico italiano: si tratta della Bugs Comics, realtà creata da Gianmarco Fumasoli. Una realtà che ha iniziato a pubblicare in librerie e fumetterie puntando soprattutto su lavori horror come “Mostri”, ma che a partire da dicembre è finalmente approdata anche nelle edicola per la prima volta con il mensile “Samuel Stern”, sempre di genere horror (ne abbiamo già parlato qui). Samuel è un prodotto che sta attirando molta attenzione nel panorama fumettistico italiano, e avendo letto i primi due numeri ritengo che quest’interesse sia assolutamente motivato da un’ottima qualità del prodotto. Proprio in questo momento così cruciale per la sua Bugs Comics, Gianmarco Fumasoli ha accettato di lasciarsi intervistare da noi di PeriodicoDaily. Ecco che cosa ci siamo detti.

Intervista a Gianmarco Fumasoli

Umberto: La Bugs Comics si presenta come una realtà che vuole dare spazio ai giovani talenti, colmare alcune mancanze dell’attuale mondo del fumetto.  Andando più nello specifico, quali sono le motivazioni per cui ha sentito l’esigenza di fondare una sua casa editrice?

Gianmarco Fumasoli: Io nasco come un “relativamente giovane” autore che che ha frequentato la scuola di fumetto per diventare sceneggiatore, e che a un certo punto ho iniziato a portare in giro le mie idee. Per molto tempo ho ricevuto soltanto porte chiuse, come capita spesso in molti ambiti lavorativi: questa non è una prerogativa del fumetto, purtroppo. Ho avuto una possibilità concreta quando 6 o 7 anni fa una delle mie storie fu selezionata per il ritorno della rivista “Splatter”: la mia storia doveva uscire sul numero 6, ma poi mi dissero che era stata spostata sul numero 7. Alla fine, però, il 6 fu l’ultimo numero ad essere pubblicato.

A quel punto decisi che era arrivato il momento di provarci da solo: contattai dunque tutte le persone che avevo conosciuto nel mondo del fumetto negli anni e nei mesi precedenti, e proposi loro di iniziare a lavorare con la “Bugs”, nella speranza di riuscire a fondarla insieme. Dunque la Bugs nasce da qui: da una storia non pubblicata su “Splatter” che è finita poi sul numero due di una nostra pubblicazione, “Mostri”. Ritengo che il fatto che il mercato sia più o meno saturo non sia una giustificazione per non dare nemmeno la possibilità di mostrare le proprie capacità ad un emergente: quindi l’idea è anche quella di dare una possibilità a giovani sceneggiatori e disegnatori che provano ad affacciarsi nel mondo del fumetto, chiaramente con un editing preciso e puntuale.

Un motto della casa editrice è: “come racconti è più importante di cosa racconti”. Una frase molto interessante, da cui sorge spontanea la prossima domanda: qual è il modo giusto di raccontare una storia per lei?

Il modo giusto di raccontare una storia? Per questo argomento mi riferisco sempre alle parole di Umberto Eco: ci sono due modi per mettere su un impianto narrativo più o meno solido, ossia o realizzare un racconto aperto o realizzare un racconto chiuso. Il racconto aperto si basa molto sul bagaglio culturale di chi scrive e dà per scontato che le persone che fruiscono di quel racconto possano arrivare a capirlo – vale lo stesso anche se questo racconto diventa un film, una trasmissione televisiva, qualsiasi cosa. Un racconto chiuso, invece, dà la possibilità concreta di strutturare una storia dando un epilogo, un finale ed una struttura già decisi, nel rispetto di quelli che sono gli atti di un racconto classico: climax, difficoltà da superare, crescita del personaggio. Oggi scrivere è sempre più difficile e si tende a scrivere sempre per nicchie più ristrette. Ad esempio, dopo il boom del “Trono di Spade” sono nate moltissime opere create appositamente per il pubblico che ha gradito “ll Trono di Spade”: oggi si ha la possibilità di creare molte più storie rispetto a prima, le serie TV lo dimostrano, eppure si scrive sempre più per nicchie e sempre meno per un pubblico generico.

Io credo che il modo migliore di scrivere sia avere in mente tutta la storia che vuoi raccontare e poterla quindi rendere nel miglior modo possibile, senza improvvisare. Noi nella Bugs cerchiamo da sempre, fin dalle prime riviste, di avere un tipo di narrazione chiara, che va sempre nella stessa direzione. I lettori sanno che, per quanto riguarda lo storytelling, i nostri prodotti hanno sempre la stessa qualità; sanno quindi che li apprezzeranno perché hanno già avuto modo di confrontarsi con le nostre idee, con quello che abbiamo da dire. Ad esempio, io da piccolo leggevo tutto ciò che era Bonelli: non importava il genere, ma il fatto che io avrei sempre trovato quel che cercavo per il modo in cui erano impostate tutte le opere Bonelli. Si tratta di un aspetto che, pur troppo, negli anni si è andato perdendo sempre di più.

La copertina del numero 1 di “Mostri”, una delle principali pubblicazioni di Bugs Comics

Samuel Stern è la prima pubblicazione della Bugs Comics nelle edicole. Lei ha affermato di voler in questo modo spingere su una vecchia abitudine italiana che si sta perdendo: acquistare i fumetti in edicola. Perché secondo lei c’è una crisi nel settore?

Mi ricollego con la risposta di prima: nessuno più scrive per le edicole. Nel momento in cui crei un prodotto non adatto ad un determinato punto vendita non dovresti poi lamentarti se quel prodotto non funziona in quel determinato punto vendita. Negli ultimi anni in edicola sono arrivati molti prodotti interessanti che a mio giudizio avrebbero avuto un impatto molto diverso se fossero arrivati in libreria, in formato cartonato. Avere bene in mente quello che si vuole raccontare e portare quel tipo di produzione nella tipologia di punto vendita più adatto è essenziale, ma non è semplice farlo: bisogna rispettare degli equilibri che spesso sono invisibili.

Spesso si parla di scrittura popolare e si crede che si tratti di scrittura banale, ma non è così: scrivere per tutti porta a dover fare molta più attenzione, non puoi essere mai banale perché devi essere in grado di arrivare a tutti indipendentemente dalle loro esperienze. Si tratta di una grave difficoltà, anche perché devi aver chiaro tu cosa vuoi raccontare: ad esempio, si potrebbe anche scrivere di elefanti rosa che attaccano la terra con raggi laser sparati dagli occhi e poi generare un finale che trasformi ciò nel sogno di un personaggio, e così svincolarsi dall’obbligo di dover spiegare alcunché. Io credo invece che capire da dove si sta partendo, dove si vuole arrivare e che percorso si vuole seguire è fondamentale per creare una buona storia.

La variant del primo numero di Samuel Stern

Parlando più nello specifico di Samuel Stern, da dove viene l’idea di un personaggio del genere, con una simile storia, un’ubicazione geografica così particolare e determinate capacità?

La Bugs nasce come casa editrice prettamente horror: la nostra pubblicazione principe è “Mostri”, che è ormai arrivata al numero 10 e scandisce l’evoluzione degli altri prodotti Bugs. Pubblicare un fumetto horror era sicuramente la cosa più ovvia in questo momento, ed è anche quello che riteniamo di essere più bravi a fare – anche se poi parleranno i numeri su questo. Per quanto riguarda la scelta di Edimburgo, c’è stato uno studio dietro: volevamo una città che non rischiasse di risultare più riconoscibile e “carismatica” del personaggio stesso quando ancora non si ha avuto modo di conoscerlo bene. Ambientare Samuel Stern a Londra, Berlino, Parigi o altre città simili ci faceva correre questo rischio, ma con Edimburgo abbiamo trovato una città che si racconta poco, di cui si parla poco ma che nasconde nel suo passato e nel suo presente così tanti segreti da darci la possibilità di ambientare moltissime storie. Con Edimburgo abbiamo moltissimi spunti e stimoli per creare del materiale, eppure si tratta di una città poco conosciuta dal pubblico: è davvero una città che rispecchia tutto quello che avevamo in mente noi.

Per quanto riguarda le peculiarità specifiche di Samuel Stern come personaggio, noi volevamo raccontare l’horror di oggi, che non è più lo zombie che ti viene a casa: oggi il mostro fuori di casa non funziona più, non si appella più a quelle paure figlie del consumismo degli anni ’80. O meglio: ciò potrebbe funzionare ancora in USA, ma qui in Italia con le porte blindate oggi un’invasione zombie non farebbe paura a nessuno. La figura di un mostro fisico al di fuori di noi riguarda sempre uno stadio successivo allo stadio umano, ma in Samuel Stern abbiamo altro: possessioni demoniache e poteri che danno il modo di indagare nell’oscurità dell’anima. Esse danno modo di vedere contemporaneamente il bene e il male che c’è in noi perché nelle prime fasi gli “indemoniati” hanno ancora degli sprazzi di lucidità, sono contemporaneamente se stessi e qualcos’altro. Ciò è anche lo specchio della società odierna: da un lato noi cerchiamo di emanciparci, di avere carattere e personalità, ma dall’altro la società ci ha già etichettati e ci bombarda in base a quelli che ritiene siano i nostri gusti. Noi stessi non sappiamo chi o cosa rappresentiamo, siamo depersonalizzati: questa è l’ottica di Samuel, combattere un male odierno e non appartenente al 1980.

Edimburgo, la città in cui è ambientato Samuel Stern

Parlando di fumetto horror in Italia viene subito in mente Dylan Dog, il più famoso e longevo in questo ambito. Dylan nasceva, ai tempi, a immagine e somiglianza dell’allora trentenne Tiziano Sclavi: anche Samuel Stern nasce a immagine e somiglianza del suo creatore?

Secondo me si: io e Massimiliano Filadoro, che attualmente è anche il curatore di Samuel Stern, abbiamo dato vita al personaggio attingendo anche a noi stessi. Questo perché se vuoi spaventare qualcuno con la tua opera devi essere il primo ad essere spaventato. Nel caso di Samuel, più che paura parliamo di angoscia: noi non cerchiamo di puntare sullo jump-scare, ma sullo scatenare nel lettore un’angoscia che possa poi essere elaborata e trasformarsi in paura in un secondo momento. La paura verso cui Samuel si muove è sicuramente qualcosa che io e Massimiliano abbiamo dentro, è quasi impossibile scrivere senza mettere nella tua opera qualcosa di te.

Attualmente, Samuel Stern è una testata costituita da albi autoconclusivi. C’è tuttavia un tema che fa percepire odore di continuity, ossia la tematica familiare. Avete già deciso come svilupperete questa tematica o per adesso siete concentrati soltanto sulla prima fase della storia di Samuel?

In realtà noi abbiamo tutto chiaro per quello che riguarda i primi anni di “vita” di Samuel Stern: stiamo già lavorando a storie successive al primo anno di pubblicazione, e qui già troviamo in vari numeri dei personaggi ricorrenti che contribuiscono in maniera più serrata alla continuity di Samuel. Gli episodi saranno comunque autoconclusivi, anche se stiamo comunque mettendo in lavorazione delle storie la cui durata sarà di due albi. In ogni caso, gli accenni di continuity che abbiamo già sottolineato andranno avanti. Non anticipo nulla, ma Samuel è in continua mutazione, anche perché anche altri autori si stanno affacciando alla scrittura degli albi, ma comunque i punti cardine della sua vicenda saranno sempre gestiti da me e Massimiliano, e si tratta proprio dei frangenti in cui la sua storia cambierà. Al momento è vero che stiamo su narrazioni più verticali, ma è semplicemente perché siamo ancora ai primi due numeri.

Del mondo di Samuel abbiamo conosciuto i demoni, generati con caratteristiche uniche che non ricordano né le figure bibliche né quelle create in altre opere horror e fantasy. Ci sono idee per far convergere nel mondo di Samuel altre creature oppure si tratterà sempre di declinazioni di una tematica che già di per sé può offrire molto?

Questo è un dubbio che abbiamo avuto all’inizio! In poche parole, ci siamo detti “ma non è che parlando sempre di possessioni demoniache non cadiamo nel raccontare sempre la stessa storia?” ma, dopo un po’, ci siamo resi conto che non era affatto così. Lo si vedrà bene già dal numero 3, in cui non ci sarà una possessione demoniaca di stampo classico, ma non solo: posso anticipare che nei prossimi 5 o 6 numeri giusto un paio riguarderanno persone possedute da demoni, gli altri affronteranno tematiche completamente diverse ma pur sempre attraverso la mitologia demoniaca di Samuel Stern. La risposta è quindi che principalmente andremo sul demoniaco, e nei casi in cui andremo a rivolgerci verso qualcosa di diverso lo faremo con escamotage narrativi completamente diversi da quelli che stiamo vedendo attualmente. Si tratterà però di un qualcosa di marginale, il cuore di Samuel Stern rimarrà sempre lo stesso.

In anteprima la copertina di Samuel Stern 3, in edicola a partire dal 30 gennaio 2020

Ci sono altri progetti inediti in uscita nei prossimi mesi da parte della Bugs oppure per ora vi concentrerete soltanto su Samuel e sulle altre opere che sono già in fase di pubblicazione?

Ci sono altri progetti in lavorazione che vedranno la luce nei prossimi mesi, o con tempi leggermente più lunghi. Chiaramente, essendo noi una realtà ancora non enorme, Samuel ci ha tolto parecchio tempo per poterlo realizzare e mettere in piedi, e ancora ce ne toglie perché è un progetto molto impegnativo. Ci sono comunque altri progetti su cui stiamo lavorando che potranno vedere la luce, in alcuni casi, anche entro i prossimi mesi.

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