Gianluigi Colin: installazione con rotative di stampa

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Gianluigi Colin
Gianluigi Colin, "Liturgia", credits Fausto Mazza

Una complessa e monumentale installazione site-specific dà vita alla mostra di Gianluigi Colin alla Galleria Volumnia a Piacenza. L’artista da molti anni lavora sul dialogo tra immagini e parole. In particolare, il centro del suo lavoro è il sistema dei media, la dimensione del tempo e il valore della Memoria. L’esposizione, curata da Achille Bonito Oliva, rappresenta per il creativo una nuova e impegnativa sfida.


Intervento artistico XNL Aperto: la creatività di Piacenza


Dove realizza la sua installazione Gianluigi Colin?

Per lo spazio imponente della cinquecentesca Chiesa di Sant’Agostino, coraggiosamente fatto rinascere da Enrica De Micheli. Colin si confronta in un corpo a corpo con gli impegnativi ambienti densi di storia e avvolti da una naturale spiritualità. Colin dà vita a una mostra interamente pensata ad hoc per gli l’edificio religioso, presentando due nuovi cicli di lavori molto diversi sul piano della rappresentazione. Sono tuttavia uniti dall’uso degli stessi materiali e dal linguaggio dell’astrazione. Infatti, presenta 60 tele, alcune anche di grandi dimensioni, più una monumentale installazione nella navata centrale della Chiesa. Gianluigi colloca le sue opere astratte che chiama Impronte esattamente là dove prima c’erano le cinquecentesche pale d’altare. I lavori sono caratterizzati dal fatto di essere materiali di pulizia delle rotative di stampa di quotidiani o di libri.

Gianluigi Colin e l’installazione per Galleria Volumnia

Le creazioni sono cariche di memorie di parole e figure, dissolte in segni, striature dai colori tenui o accesi che suggeriscano un’idea di meditazione e riflessioni sulla fragilità dell’esistenza. È lo stesso Colin a sottolineare la natura del suo intervento artistico. “Negli object trouvé ho trovato la simbolica rimozione di infinite storie, metafora della dimenticanza che avvolge il nostro presente. È la traccia di un tempo dissolto, testimonianza di tante esistenze celate. Tele prelevate nel cuore del mondo della comunicazione sulle quali sono intervenuto assemblando frammenti discontinui in una ricostruzione arbitraria. Impronte rimosse di tante vite, dissoluzioni di infiniti racconti. Dalle considerazioni è nato il titolo della mostra: Quel che resta del presente. Ho sempre pensato che in un luogo carico di memoria come quello che mi ospita, un artista abbia soprattutto un dovere”.

Il lavoro all’interno della chiesa di Sant’Agostino

“Dialogare con la storia preesistente, senza necessariamente annullare la propria identità. Pertanto ho pensato a un progetto, il più rispettoso possibile, collocando nelle navate laterali 10 grandi opere, inserendole esattamente nelle cornici barocche. Si trovano dove prima erano collocate le antiche pale. Nelle navate laterali ho collocato poi altri 50 lavori nelle nicchie, mentre nella navata centrale ho realizzato un’installazione in cui grandi drappi calano dall’alto. Avvolgono lo spazio come avviene tradizionalmente nel corso di speciali eventi liturgici. Se i musei rappresentano le cattedrali laiche della contemporaneità, ho voluto evocare la dimensione anche estetica della pratica del culto coi suoi riti e cerimonie. E al tempo stesso, come sosteneva Hegel, ricordare che la lettura del quotidiano resta “la preghiera laica del nostro tempo”.

Iconoclastia

Il lavoro di Gianluigi Colin si impone come una riflessione sulla tradizione del rapporto tra Storia, Arte e Chiesa. A ogni visitatore apparirà evidente un dettaglio: tutte le statue sono state decapitate. La chiesa, infatti, era oggetto di dissacrazione da parte dell’esercito napoleonico: l’artista vuole ricordare l’evento ricostruendo delle simboliche teste, ma bendate.
Invita così a riflettere sulla cultura iconoclasta e sulla pratica, oggi molto d’attualità, della cancel culture. “Non faccio altro che costruire un atlante del caos. Credo in un’arte che guardi all’insegnamento della Storia, ma non dia risposte. Piuttosto ponga domande. Pertanto cerco di non dimenticare l’amaro insegnamento di Elias Canetti, quando ricorda: “La storia
insegna quello che già si sa””. Il catalogo col testo di Achille Bonito Oliva uscirà a ottobre con le immagini della mostra. L’esposizione è possibile anche grazie al coordinamento di Luigi De Ambrogi, il progetto allestitivo dello studio Baldessari e Baldessari e uno speciale progetto delle luci di Davide Groppi. Si inserisce nel programma di XNL APERTO: iniziative collegata alle arti contemporanee. Nasce dalla sinergia tra istituzioni pubbliche e soggetti privati del territorio piacentino.

Luigi De Ambrogi per il catalogo della mostra di Gianluigi Colin

Quel che resta del presente” ha il sostegno della Fondazione Donatella Ronconi Enrica Prati e media partner Il Corriere della Sera e La libertà, sponsor tecnico Ciaccio Arte. Luigi De Ambrogi, Responsabile del coordinamento, nel
piccolo volume – guida alla mostra parla dell’opera dell’artista. “Il lavoro di Gianluigi Colin è da sempre il mondo dell’inchiostro, della scrittura, della stampa, dove vive la tipografia, dove nascono i giornali e i libri. Tutta la sua vita ruota intorno a questo universo in continuo movimento. L’inchiostro, o meglio gli inchiostri, sono presenti in ogni passaggio della
sua esistenza, senza alcuna differenza o separazione tra vita, lavoro, arte. Anche il suo ultimo ciclo di creazioni segue questo percorso con l’aggiunta di un ulteriore passaggio che si potrebbe definire l’accumulo del tutto: la Memoria. Colin con sapere alchemico si appropria di residui, scarti, stracci, il cui nome tecnico è tessuti non tessuti. Sono materiali che servono per la pulizia delle macchine da stampa e che raccolgono, pulendo le rotative, tutte le notizie e le immagini che hanno impresso.
Colin, dunque, realizza una nuova sintesi, un nuovo folgorante e inedito linguaggio.

Gianluigi Colin e un inedito alfabeto

L’esperto continua così. “Le opere realizzate rientrano apparentemente in un linguaggio di segni e forme: invece sono
scrittura. Come gli antichi geroglifici, possiamo tentare a decodificarli, ma dopo un primo, apparentemente facile inizio, diventa impossibile continuare. Bisogna fermarsi, ci scopriamo impreparati. Ma Gianluigi Colin, quasi incurante di ciò che lo circonda, continua nella creazione di questo seducente e inedito alfabeto. Lo fa ritoccando, cucendo, tagliando, assemblando. Dando così vita a uno stupefacente viaggio all’origine da dove tutto è partito: Byblos“.

Volumnia

Volumnia suona grande. In realtà è immenso. Volumnia è un progetto di rinascita di un luogo storico e iconico della città di Piacenza, la cui bellezza è rimasta nascosta al pubblico per anni. Enrica De Micheli, gallerista con esperienza tra antiquariato e moderno, propone uno spazio espositivo dedicato al design storico italiano all’interno di una chiesa rinascimentale sconsacrata. Ha radici ai piedi di maestosi colonnati che si innalzano per dozzine di metri da terra. Il progetto nasce nell’Ottobre 2018 con l’apertura della galleria e il primo capitolo di un’intensa proposta culturale di mostre ed eventi. A servizio dei visitatori e degli eventi privati, il ristorante IO Luigi Taglienti abita lo spazio adiacente la navata destra con un cortile dagli scorci inaspettati di un’architettura immensa.

Gianluigi Colin

Nato a Pordenone nel 1956, conduce da molti anni una ricerca artistica intorno al dialogo tra le immagini e le parole. Il suo lavoro nasce come investigazione sul passato, sul senso della rappresentazione, sulla stratificazione dello sguardo. Si tratta di una poetica densa di richiami alla storia dell’arte e alla cronaca che tende a porre sul medesimo piano memoria e attualità, facendo sfumare i confini tra le epoche. Un lavoro dal forte impegno civile ed etico che vuole restituire all’esperienza artistica forti valenze militanti. Personalità eclettica, Colin per molti anni è Art Director del Corriere della Sera. Attualmente è Cover Editor de la Lettura e di El Mundo di Madrid. Tiene conferenze, seminari e corsi universitari. Ha scritto numerosi saggi e articoli sulla fotografia, sulla comunicazione visiva e scrive di arte sulle pagine culturali del quotidiano.

Le mostre

Sue personali si sono tenute all’Arengario di Milano, nel 1998, al centro Cultural Recoleta di Buenos Aires, nel 2002, al
Museo Manege di San Pietroburgo, nel 2003. Poi ha esposto al MADRE di Napoli, alla Bienal del Fin del Mundo a Ushuaia, al Museo IVAM di Valencia nel 2011, alla Fondazione Marconi a Milano nel 2012, Galleria d’ Arte Moderna e Contemporanea a Pordenone, nel 2014. Quindi al Museo MARCA di Catanzaro, nel 2016/17, alla Triennale di Milano, nel 2018, a Visionarea Art Space di Roma, nel 2019, al Palazzo del Governatore a Parma, nel 2020 alle manifestazioni di Parma Capitale della Cultura.
Protagonista di performance organizzate in varie parti del mondo, è invitato a Valencia09 all’IVAM nel 2009. Poi è selezionato per il Padiglione Italia della 54 esposizione d’Arte Internazionale della Biennale d’arte di Venezia. Sue opere sono presenti in collezioni private, musei e istituzioni pubbliche in Italia e all’estero. Vive e lavora a Milano. La mostra Gianluigi Colin. Quel che resta del presente inaugura al pubblico il 23 settembre dalle 17 alle 22. Sarà visitabile dal 24 al 19 novembre, dal martedì al sabato dalle 15 alle 18 e su appuntamento. Per informazioni: [email protected].

Immagine da cartella stampa.