Giacomo Puccini – musica, automobili, tecnologia

Giacomo Puccini un compositore il cui cuore non batteva solo per la musica. Un'altra grande passione erano le automobili e la tecnologia.

0
413
Giacomo Puccini

Giacomo Puccini, un genio certo, ma il cuore di questo artista un po’ irrequieto non batteva solo per la musica. Un’altra sua grande passione erano i motori. Amava acquistarli e possederli, ma anche farcisi fotografare insieme, tanto che nel 1902 la rivista “L’Auto” gli dedicò la copertina di febbraio al volante della sua vettura. Titolo del servizio “Automobilismo e arte.

Giacomo Puccini tra arte, natura e tecnologia

Giacomo Puccini nell’estate del 1891 è impegnato nella scrittura della sua terza opera Manon Lescaut, quando si reca la prima volta a Torre del Lago. Un piccolo villaggio sul lago di Massaciuccoli tra Pisa e Viareggio, un luogo ideale per la creazione artistica. Infatti, il maestro lavorava soprattutto la notte quando tutto era silenzio, e spesso la mattina andava a caccia sul lago o si divertiva a scorrazzare lungo i canali in bicicletta. Oltre alla caccia sua grande passione, amava la pesca e le barche.

Giacomo Puccini si innamora perdutamente del luogo e dopo aver vissuto in varie case d’affitto, con i primi guadagni, decide di farsi costruire una casa di sua proprietà proprio in riva al lago. La casa, era fornita di ogni novità. Furono installate gli elettrodomestici all’avanguardia dell’epoca: impianto elettrico, telefono, riscaldamento centralizzato.

La passione per i motori

La passione di Puccini per la velocità è legata al suo carattere irrequieto e al suo bisogno continuo di novità. Le prime ruote da cui è attratto sono quelle della bicicletta, anzi del “bicicletto”, com’era chiamata a quei tempi. In una delle sue lettere scrive a un amico di aver acquistato a rate mensili una Humbert che può aiutarlo a smaltire “l’indecentissima pancia”, poiché pesa più di un quintale».

Nel 1901 acquistò un’imbarcazione lancia a motore, seguita poi da altre imbarcazioni sempre più veloci, tra le quali il famoso motoscafo Ricochet. Comprò anche un costoso yacht che battezzò Cho Cho San, dal nome della tenera protagonista della sua opera Butterfly, di cui però si liberò presto perchè troppo dispendioso.

Giacomo Puccini: la serie di automobili

Nello stesso anno fulminato dall’Esposizione internazionale dell’automobile a Milano, acquista per 3.800 lire un’auto, appunto la De Dion Bouton, che ritira a Firenze dal rappresentante italiano della casa francese. La preferisce ai primi modelli made in Italy prodotti dalla società anonima Fabbrica Italiana Automobili Torino, fondata due anni prima da Giovanni Agnelli. In quell’anno circolavano in Italia solo 917 autoveicoli, uno ogni 37 mila abitanti. Poi venne una Clement Bayard verde con cui ebbe il brutto incidente del 25 febbraio 1903.


21 aprile 1900: viene inaugurato a Torino il primo salone dell’automobile


Nel 1905 acquistò una Sizaire Nadin bianca e nel 1909 rilevò una Isotta Fraschini AN 20/30 Hp. L’immancabile serie di Fiat: la Tipo 1 del 1911 e la 509 del 1919. Nell’agosto del 1922 intraprese un lungo viaggio attraverso l’Europa con la sua Lancia Trikappa. A Parigi nello stesso anno noleggiò anche una Citroen 5CV Torpedo per raggiungere la Normandia. 

La sua ultima auto fu una Lancia Lamba, consegnatagli nella primavera del 1924. Con quest’auto compì il suo ultimo viaggio: era il 4 novembre del 1924 quando si recò alla stazione di Pisa per prendere il treno che lo portò a Bruxelles. Qui fu sottoposto all’operazione per cercare di rimuovere il tumore alla gola che gli risultò invece fatale.

Giacomo Puccini

Amante della caccia, libretti d’opera e belle donne

Puccini stesso amava definirsi “un cacciatore potente di uccelli selvatici, libretti d’opera e belle donne” per riassumere le sue principali passioni. In realtà, pur avendo avuto molte avventure sentimentali, Puccini rimase sempre legato alla sua Elvira, da cui ebbe l’unico figlio: Antonio. Era una donna sposata con un commerciante che nel 1886 abbandonò il marito per lui. Solamente nel 1904, dopo la morte del marito, i due poterono legalizzare la loro convivenza e legittimare il figlio Antonio, che aveva già compiuto i 17 anni. Dopo la nascita del figlio il maestro, per proteggere Elvira dal chiacchiericcio (all’epoca i figli fuori dal matrimonio erano sicuramente oggetto di polemiche), decise di andare a vivere a Monza.

Nel 1911 un incontro casuale al Caffè Margherita, sul lungomare di Viareggio, si trasformò in un’altra appassionatissima complicatissima storia d’amore. Lei era la baronessa Josephine Von Stanghel, in vacanza nella ormai famosa località balneare toscana. Il maestro aveva già comprato un terreno dove doveva sorgere una bellissima villa, in cui avrebbe voluto vivere con la sua adorata Josephine. Insieme a bordo delle sue potenti autovetture, sfrecciavano lungo la costa versiliese disegnandosi un futuro felice insieme. Inseguirono sogni di una vita coronata dalla loro passione, che però, i tuoni della Prima Guerra Mondiale interruppe di colpo. Vienna era stata il luogo e il nido dei loro incontri  clandestini e qui Puccini era stato visto e segnalato molto spesso. Josephine era una cittadina tedesca.

Josephine  tocca le corde più segrete del cuore di Puccini che si sentiva veramente legato a lei e finalmente capito fino in fondo. Ma anche questa romantica bella intensa relazione di passione e sentimenti autentici era destinata a finire. L’età che avanzava, la debolezza della accettata quotidianità finì per legarlo alla consorte.

La fine……di un amore

Pochi giorni prima della sua morte, il 29 novembre 1924, che privava la musica del suo genio e della sua sensibilità, che lasciava incompiuto sul pianoforte di Torre del Lago, lo spartito con la storia d’amore di Turandot, una bionda bella signora straniera si presentò alla suora che assisteva Giacomo Puccini, affidandole un mazzolino di viole, pregandola di consegnarglielo personalmente. Era Josephine? Non si è mai saputo chi fosse. Ci fa piacere pensare che fosse lei.

Commenti