Germano Nicolini: il “diavolo” ci ha lasciati

Da Correggio la triste notizia: avrebbe compiuto 101 anni

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Si dice che quando una persona lascia questa Terra, resti comunque nel cuore di chi resta. Non a caso, noi esseri umani possediamo una caratteristica innata: quella del ricordo. Grazie a questa dote, noi tutti riusciamo a elaborare dati e informazioni, a tenerle a mente anche molto a lungo. Ciò vale anche per le persone. Grazie alla memoria, siamo in grado di custodire chi amiamo nella nostra testa e nel nostro cuore per anni. Se poi si tratta di soggetti a cui teniamo molto, ecco che allora il ricordo diventa ancora più vivo. Si trasforma in vita, e collabora a far battere il nostro cuore. Oggi il mondo piange, perché ha perso una figura simbolica nella sua singolarità. Ci ha infatti lasciati Germano Nicolini.

Chi è Germano Nicolini?

In molti lo soprannominavano “il diavolo”, o “dièvel”, in dialetto reggiano. L’uomo, proveniente da Correggio, Emilia Romagna, è uno dei maggiori simboli della Resistenza italiana. Si tratta infatti di un partigiano, che ha vissuto sulla propria pelle gli orrori della seconda guerra mondiale. Ed è per questo che stiamo parlando di un partigiano che ha difeso con le unghie e con i denti la sua terra e la sua gente, durante lo strazio della guerra. Dopo la guerra fu accusato dell’omicidio di don Umberto Pessina, presbitero cattolico italiano ucciso da alcuni partigiani comunisti il 18 giugno 1946, all’interno della sua parrocchia di San Martino Piccolo, frazione di Correggio. Tuttavia, questa l’accusa cadde negli anni novanta del secolo scorso. Durante il secondo dopoguerra italiano, Germano Nicolini divenne sindaco di Correggio. Il suo intento, quello di far rinsavire un paese segnato dal profondo dolore della guerra.


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Germano Nicolini era nato il 26 novembre 1919, ed è deceduto oggi nella sua città natale. Quel luogo che ha tanto difeso, protetto e amato. Riguardo alla sua accusa di omicidio, nel 1994 l’uomo era riuscito a uscire dal carcere. Il responsabile principale dell’assassinio di don Umberto Pessina è presto venuto a galla. Si trattava di William Gaiti. Quest’ultimo, fece una confessione importante. Quella riguardante una lettera intitolata “Chi sa parli” dell’ex partigiano Otello Montanari, indirizzata al Resto del Carlino. In quelle righe, si parlava si un vero e proprio triangolo della morte riguardante parecchi uomini di chiesa. Ecco dunque che la verità prese la meglio. E colui che ha combattuto la Resistenza, venne esulato da ogni colpa.

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