Germano Di Mattia: l’essenzialità è la costante della sua idea cinematografica

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L’ eleganza caratterizza l’opera cinematografica di Germano Di Mattia. Nato ad Avezzano (Aq), ha vissuto la sua infanzia in Venezuela. Ha iniziato la sua carriera a 16 anni come fotomodello per cataloghi, giornali di moda, pubblicità ed è stato poi attore di cinema, teatro e tv. Ha lavorato a teatro e per il cinema insieme ad attori del calibro di: Michel Piccolì, Pascale Petite, Asia Argento, Nicolas Cage, Penelope Cruz, Irene Papas, John Hurt e con registi come: John Madden, Peter Del Monte, Stefano Vicario, Joseph Aichholzer, Francesco Cabras, Anna Hurkmans in produzioni italiane ed internazionali.




Ha studiato recitazione con Bernard Hiller, un insegnante di acting cinematografica di Hollywood e con la maestra argentina Beatrice Bracco, ed è diplomato in regia cinematografica. Ha pubblicato due album con il gruppo dei Bee Hive con Five records, un singolo da solista con East West France e un album da solista, Il Veliero, uscito nel settembre 2009. Si è occupato di televisione sia come autore che come regista per Mediaset Rosso Alice e Leonardo di Sky, firmando diversi programmi e format tv, in particolare si è occupato per anni di teatro in tv. L’ultimo lavoro in ordine di tempo è  “Once upon a time The Lake Fucino”, un viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta del Lago Fucino e delle sue storie, prodotto da una importante fondazione Americana.

 
D – Artista poliedrico spazi dalla moda al cinema, dal teatro alla musica. Oggi chi è Germano Di Mattia?

R- Bella domanda! Prima ancora di essere artista, sono una persona. E questa persona, oggi ha imparato a dare il giusto valore alle cose, per cui posso dire che oggi vivo in maniera equilibrata la mia vita, questa centratura mi lascia vivere le cose, non solo in maniera più consapevole, ma gustando, assaporando ogni attimo della mia vita come se fosse un dono continuo. Ho imparato a concentrarmi sul momento presente, a credere ai miei sogni eppure a non aspettarmi troppo, a non avere ansie per ottenere dei successi, così facendo senza troppi conflitti interiori, mi si manifesta tutto ciò che desidero veramente.

D – Hai realizzato un film documentario che racconta le vicende precedenti al prosciugamento del lago Fucino. Come ha accolto la critica cinematografica il tuo docu-film?

R- Guarda, il film documentario prende spunto dai diari di viaggio di artisti inglesi che visitarono le nostre terre nel 1800 e nei primi del 1900 (Edward Lear, Richard Keppel Craven, Anne Mac Donnell e Amy Atkinson- Io nel film interpreto il barone Richard Keppel Craven, con tanto di cilindro ed un aplomb inglese) ed è un pretesto per parlare di argomenti a me cari, e riscoprire delle antiche leggende, che ormai sono storia: Angizia e Circe. ( Nel 2004 sono stati ritrovati I resti di un antico santuario dedicato appunto ad Angizia). Il film tra l’altro è dedicato a Marija Gimbutas, archeologa lituana che, per le sue teorie e scoperte del tutto innovative, fu osteggiata e denigrata e, cosa peggiore, non considerata. Lei dedicò la sua esistenza alla ricerca di prove per dimostrare al mondo quanto fosse inutile nascondere pezzi di storia e la vera storia delle donne, in un certo senso, dell’intera umanità. Ed ho scelto di fare un film documentario sulle storie del Fucino, proprio perché molti pezzi di storia sono stati esattamente occultati, cancellati sapientemente. Il nostro lago, essendo naturale non avrebbero mai dovuto prosciugarlo, è stato un gravissimo errore.
Poi c’è la storia dei Marsi, popolo che i romani ebbero notevoli difficoltà ad assoggettare …“Nec sine Marsis nec contra Marsos triumphari posse” essi dicevano che “In battaglia, senza i Marsi o contro i Marsi Roma non può trionfare”. I marsi erano possenti, ed infatti nella Marsica venivano selezionati i reparti speciali dell’impero romano, chiaramente i marsi non erano dei semplici guerrieri, ma molto, molto di più…

Sono un emotivo, un istintivo e quando creo un’opera non mi faccio troppe domande…Nel senso che non mi preoccupo troppo delle critiche, né se piacerà o meno, cerco di seguire più che altro il cuore. In genere faccio centro ed arrivo intuitivamente ad affrontare un argomento, prima di altri. E’ stato così anche quando ho prodotto i films sulla storia di Celestino e dell’Aquila, e poi c’è stato il terremoto. Sentivo che era necessario affrontare quella storia e quelle tematiche, lo sentivo profondamente, ed infatti non mi sbagliavo. Una settimana dopo aver finite le riprese ci fu il disastro del 6 aprile 2009. Era importante che documentassi. Vedi, quando un artista è sincero e segue il proprio cuore, il pubblico lo recepisce ed arriva il riconoscimento, l’apprezzamento. Il successo per me è questo. Non è un fatto di notorietà e di gossip o di denaro guadagnato con facilità. L’emozione, il cuore sono la misura di tutte le opere d’arte, dovrebbero impararlo anche le case di produzione di cinema, tv e di musica, in barba al marketing ed alla sofisticazione di un’opera servendosi della sola tecnica. Per me il cinema e la musica, sono soprattutto della stessa dimensione dei sogni, pura emozione. Quando c’è questo c’è tutto, il successo economico è una conseguenza, mai un punto di partenza!

Questo film ci tengo a dirlo è stato frutto di un lungo lavoro, e si è potuto realizzare grazie anche alla concessione della Soprintendenza ai Beni culturali d’Abruzzo-Chieti e dell’ Arssa ed al contibuto della Micron Foundation, Provincia dell’Aquila e della Banca popolare di Lanciano e Sulmona, oltre che dell’associazione culturale Omnia.

 

D – Hai lavorato con i grandi del cinema e del teatro. Che ricordi hai del tuo esordio nel mondo dello spettacolo e cosa ti hanno trasmesso attori come Michel Piccolì, Pascale Petite, Asia Argento, Nicolas Cage, Penelope Cruz, Irene Papas, John Hurt?

R- In effetti quando rileggo il mio curriculum e leggo certi nomi, mi sembra che tutto sommato io sia stato molto fortunato ad aver avuto la fortuna di lavorare con artisti così importanti, e di alcuni di loro conservo davvero un ricordo così speciale da commuovermi al solo pensiero. Molti dei grandi artisti che hai nominato, sono nella vita persone così umili e semplici da sembrare scollegati dall’immagine che essi hanno poi sul palcoscenico o sul video. Li ammiro dal profondo di me stesso, ho imparato molto anche dai registi con i quali ho lavorato e mi auguro di poter lavorare ancora con alcuni di loro.

 

D – Che ruolo ha il cinema in tempi di crisi?

R- Il termine crisi deriva da una parola greca che significa: decidere, scegliere… Per cui paradossalmente in un periodo di nuove scelte e di cambiamenti, io mi aspetto che arrivi qualcosa di buono, nuove opportunità, nuove forme di linguaggio. La crisi è la transizione da uno stato d’essere ad un altro diverso, è il cambiamento di pelle, il periodo che segue in bene o in male una malattia, da cui si decide la guarigione o la morte, vivere o morire è sempre una nostra scelta! Del resto, se pensiamo al cinema italiano, il suo periodo migliore è stato il “neorealismo” che appunto è nato in un momento di crisi… La crisi può essere vista come un’occasione di rinascita…Sarà che per natura sono portato a vedere il bicchiere mezzo pieno?

 

D – Qual è il tuo rapporto con la scrittura?

R- Fantastico! Adoro scrivere! Nel mio animo sono molto scrittore poeta, mi ritaglio degli spazi di tempo, e mi riservo di farlo sempre più spesso, lo trovo anche terapeutico per certi versi. Poi se riesco a tirare fuori anche un testo, una canzone, e sento che è vivo, che è musicale o che vibra, posso addirittura sentirmi felice!

 

D – Cinema e narrativa contemporanea, a quale immaginazione registica del passato, tipo Fellini, Visconti, Rossellini, si potrebbero avvicinare i due modi espressivi della comunicazione artistica?

R- Onestamente cerco di trovare una mia direzione, anche perché il regista ha e deve avere prima di tutto, una sua visione interiore delle cose, ed una grande immaginazione. Senza di essa è un replicante. Certo, non posso negare che i maestri del passato, ma anche del presente abbiano influito ed influiscano sulla mia formazione professionale, i films, le sceneggiature, nascono dentro. Nessuno può insegnarti davvero a scrivere o a dirigere! Ecco, si, sento di avere delle cose da esprimere senza per questo dovermi ispirare per forza a qualcuno o a qualcosa.
D – Progetti per il futuro?


R- Assolutamente si, tantissimi, non vi libererete così presto di me.

 



Michela Zanarella

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