Genocidio degli Uiguri: la pressione internazionale cresce

La Cina, sotto pressione, sta tentando di screditare le donne che hanno denunciato gli abusi.

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Genocidio degli Uiguri

La Cina sente la crescente pressione internazionale sulla questione del genocidio degli Uiguri, un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest del Paese. Riguardo a quanto successo nello Xinjiang, possiamo parlare di genocidio, così come hanno dichiarato Stati Uniti e Canada.
Il Paese asiatico sta però mettendo in gioco una campagna aggressiva senza precedenti per respingere le denunce delle donne che hanno subito abusi.

Genocidio degli Uiguri: cosa sta facendo la Cina?


Canada dichiara: genocidio la persecuzione degli uiguri in Cina


Le accuse di violazioni di diritti umani nello Xinjiang aumentano, con un numero crescente di legislatori occidentali che accusano la Cina di genocidio. Pechino si sta concentrando sullo screditare le donne testimoni uiguri protagoniste delle recenti segnalazioni di abusi.
I funzionari cinesi hanno infatti divulgato ciò che dicono essere dati medici privati e informazioni sulla fertilità delle donne. Inoltre, hanno accusato alcune di avere relazioni extraconiugali e una di avere una malattia a trasmissione sessuale. Considerandole prove di una cattiva morale, hanno quindi invalidato i resoconti degli abusi denunciati.

Cosa ne pensano gli USA?

Un lungo lavoro da parte della Reuters di analisi e revisione di moltissime ore di presentazioni e interviste con esperti mostra una campagna meticolosa della Cina. Ciò potrebbe nascondere un crescente timore da parte del Paese asiatico di poter perdere il controllo su quello che accade nella regione dello Xinjiang.
“Uno dei motivi per cui il Partito Comunista è così preoccupato per queste testimonianze di donne è la minaccia alla loro premessa iniziale per quello che stanno facendo in quella zona, ovvero una campagna antiterrorista”. Questo è quanto dichiarato da James Millward, professore di storia cinese alla Georgetown University esperto nella politica dello Xinjiang. Ma le donne costrette a lavorare nei campi non hanno proprio nulla a che fare con il terrorismo.

Campagna contro il terrorismo?

Gli Uiguri costituiscono la maggior parte delle persone che, secondo una stima ONU, sono state detenute nei campi dello Xinjiang. In quella regione, il governo centrale cinese dichiara, in realtà, di portare avanti una campagna contro il terrorismo. Le accuse di attivisti e alcuni politici occidentali riguardano torture, lavoro forzato e sterilizzazioni.

Genocidio degli Uiguri: i Paesi Bassi denunciano

I Paesi Bassi sono il primo paese del continente europeo e il secondo paese in una settimana a denunciare la politica cinese nei confronti degli Uiguri musulmani e delle altre minoranze etniche dello Xinjiang come un atto di genocidio, compiuto in violazione delle norme di diritto internazionale.
All’inizio dell’anno, gli Stati Uniti (19 gennaio), seguiti dal Canada (22 febbraio), hanno alimentato un movimento globale di condanna del governo cinese.
Come osservato dall’organizzazione-ombrello internazionale “World Uyghur Congress”, che promuove i diritti umani degli Uiguri musulmani, le azioni discriminatorie, criminali e illegali del governo cinese mirano alla completa neutralizzazione della minoranza uigura non solo dal punto di vista fisico, ma anche sul piano religioso, linguistico e culturale.

La mozione olandese

Analogamente al citato caso canadese, lo scorso 25 febbraio il parlamento olandese ha approvato una mozione non vincolante nella quale si afferma che il trattamento riservato ad almeno un milione di Uiguri musulmani, internati in campi di “rieducazione” e sottoposti a presunte torture, sterilizzazioni di massa e indotti aborti delle donne, abusi sessuali e lavori forzati, equivale ad un vero e proprio genocidio.
La mozione chiede quindi al governo cinese di mettere fine a tale genocidio, assumendosi le proprie responsabilità per i crimini commessi in violazione della Risoluzione 260 dell’Assemblea generale dell’ONU. Il partito conservatore (VVD) del primo ministro dimissionario Mark Rutte ha invece votato contro il provvedimento legislativo.