Gemme sintetiche: sono davvero un’alternativa etica?

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Recentemente si sta valutando l’ipotesi di soppiantare le pietre naturali con le gemme sintetiche. Ma non è detto che sia l’alternativa più etica.

Le gemme sintetiche potrebbero essere un problema?

I diamanti da montare sugli anelli di fidanzamento risalgono alla fine degli anni Quaranta. Ricorderemo certo tutti la campagna pubblicitaria con la frase di De Beers, “Un diamante è per sempre”: da quel momento sono state le pietre più usate. Ma l’era dei diamanti veri potrebbe conoscere tempi più bui.


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Pandora passa alle gemme sintetiche

All’inizio dell’anno il marchio Pandora, il più grande rivenditore di gioielli al mondo, ha annunciato che utilizzerà unicamente pietre realizzate in laboratorio. Non sarà però l’unica: lo scorso anno anche De Beers ha effettuato investimenti in una linea prodotta in laboratorio, con l’obiettivo di creare fino a 400.000 diamanti l’anno. Altre aziende potrebbero seguire l’esempio, rivendicandola come “una scelta etica”.

Non tutto è come sembra

La realtà è un po’ più complessa di come potrebbe apparire. Secondo gli esperti, infatti, il passaggio in massa alle gemme sintetiche potrebbe avere dei vantaggi ambientali, ma allo stesso tempo privare del diritto di voto le stesse comunità per le quali si stanno preoccupando.

Svantaggi per le comunità

“Se inizi a coltivare diamanti in laboratorio, non solo togli un lavoro, ma chiudi anche comunità e Paesi” è il parere di Urica Primus. “Come sopravviveranno i minatori, come sosterranno sé stessi, i loro mezzi di sussistenza, le loro famiglie?”. La giovane donna in oggetto sa bene di cosa parla: nata in Guyana, uno dei Paesi più poveri del Sudamerica, proviene proprio da una famiglia di minatori. Al momento è presidentessa della Guyana Women Miners Organisation.

Guyana Women Miners Organisation

La Guyana è stata a lungo sotto la schiavitù della Gran Bretagna. Le sue esportazioni comprendono oro, diamanti, minerali, petrolio e gas, e su queste circa il 18% della popolazione fa affidamento per l’occupazione. L’estrazione mineraria in particolare è un lavoro duro, soprattutto se su piccola scala: e questo Urica Primus lo sa bene. La maggior parte delle miniere si trova in zone remote, e questo mette i minatori a rischio ogni giorno: aggressione o rapina a mano armata. Quanto alle donne, un ulteriore pericolo è naturalmente costituito da eventuali aggressioni sessuali.

Una fonte di reddito

A ciò si aggiunge il rischio di crollo delle miniere, soprattutto nella stagione delle piogge. Ma seppur duro, questo lavoro è fonte di reddito, sviluppo e fondi per l’istruzione. Questo significa che le aziende che tanto si preoccupano dell’etica dovrebbero investire nel miglioramento degli standard, non scomparire. “Queste aziende hanno guadagnato milioni e milioni di dollari dal mining. Ora, quale percentuale dei profitti sono disposti a restituire e a sostenere lo sviluppo dell’industria che sostanzialmente li ha tenuti in vita per decenni?” si chiede Urica Primus.

Un cambiamento importante

Primus non si preoccupa soltanto per i minatori. “Penso anche alla capacità del governo di finanziare lo sviluppo del Paese attraverso i contributi e il PIL ricevuti dall’industria mineraria. Sono le famiglie dei minatori: l’intero ecosistema minerario sarà influenzato da questo cambiamento”. Infine, l’ascesa del marketing delle gemme sintetiche si verifica proprio quando sono già presenti sul mercato gemme estratte e prodotti in oro. “Sembra che ci siamo arresi ancora prima di provarci. Se non hai provato l’approccio di supportare i minatori nell’estrazione etica dell’oro, allora come fai a sapere che non funzionerà? Se la tua prima opzione è quella di licenziare milioni di persone a livello globale, allora qualcosa non va”.

Nascita di un diamante sintetico

Fisicamente, non c’è nulla che differenzi un diamante estratto da uno sintetico. In laboratorio sono creati da un piccolissimo “seme” di diamante, in una camera ad alta temperatura e alta pressione, o da gas circolanti: vengono quindi scomposti in parti atomiche. Naturalmente sono molto più economici, un terzo del prezzo di un diamante estratto. Ma anche altre pietre vengono create in laboratorio.

Un mercato in crescita

A livello internazionale, si tratta di un mercato in crescita. La pandemia non ancora conclusa ha fatto crollare le vendite di diamanti estratti, che però erano in ribasso anche prima del 2020. Dal 2017 infatti era stato registrato un calo del 5% ogni anno. Conseguentemente, il mercato del sintetico è cresciuto, aumentando del 15/20%. A questo potrebbe aver contribuito la maggiore attenzione dei consumatori all’etica e alla sostenibilità.

Un allontanamento dalla sostenibilità

Ma c’è chi dissente da queste ultime considerazioni. Cristina Villegas, direttore minerario del patto no-profit per lo sviluppo, lo spiega chiaramente. “Lo stanno formulando in termini di decisione etica, quando secondo me è l’esatto contrario. Si sta semplicemente allontanando completamente dagli aspetti sociali della sostenibilità. Quando te ne vai, i prezzi scendono, stai abbandonando intere comunità” conclude. Villegas lavora con piccole comunità minerarie a livello internazionale.

Diamanti di sangue

Il film campione d’incassi Blood Diamond del 2006 non ha certo contribuito alla causa. Prendendo spunto da questo, negli anni successivi giornalisti e ONG hanno evidenziato le sfide dell’estrazione mineraria. Tra queste figurano il lavoro minorile, il degrado ambientale e le condizioni pericolose. “Molte persone hanno visto il film” ha affermato Sam Johnson, portavoce di Novita Diamonds (azienda di vendita di gemme sintetiche). Gli unici diamanti veramente etici sul mercato, sono definiti sul loro sito.

Nessun bambino coinvolto

Secondo Johnson, gli affari sono aumentati del 400% negli ultimi 18 mesi, ma molti clienti sollevano obiezioni sul lavoro minorile o sulle implicazioni etiche. “I diamanti coltivati in laboratorio vengono creati in un laboratorio hi-tech, e non ci sono bambini coinvolti” chiarisce.

Tentativi di riforma

Il professor Saleem Ali, esperto di estrazione e società, afferma che la maggior parte del settore si è riformato, ma la percezione pubblica no. Oltretutto, i numerosi boicottaggi non aiutano le comunità minerarie. Infine, secondo Cristina Villegas, l’80% dei diamanti oggi è tracciabile. “Se hai intenzione di rivendicare l’etica, perché non appoggiarti agli sforzi di riforma? Sforzi che provengono da minatori che sono sulla strada giusta per fare la cosa giusta, invece di andarsene?” si chiede.

Pandora mira a trasformare il mercato

Nel 2018, meno dell’1% delle pietre utilizzate da Pandora è stato estratto. La sua intenzione, spiega il CEO dell’azienda Alexander Lacik in un’intervista a Bloomberg, è di trasformare il mercato. “Stiamo applicando i muscoli del marketing. Stiamo andando all-in” ha aggiunto. Invece Mads Twomey-Madsen, vicepresidente delle comunicazioni aziendali e sostenibilità, ha affermato che l’attenzione di Pandora è la sostenibilità ambientale, e fa parte di un piano più ampio per abbassare a zero l’emissione di carbonio.

Conclusioni

In definitiva, la questione rimane molto complessa. Secondo un rapporto commissionato dal settore, l’estrazione mineraria ha prodotto meno CO2 di quella sintetica, ma questo non include l’intero impatto della creazione di una miniera. Sempre Pandora afferma che, se prodotte utilizzando energia rinnovabile al 100%, le loro pietre in laboratorio produrrebbero solo il 10% delle emissioni rispetto ad un diamante estratto. “Penso che possano sostenere l’argomento ambientale, ed è giusto. Sul lato sociale penso che invece debbano stare molto attenti. Non forniscono tanti posti di lavoro come l’industria mineraria. E soprattutto non nei luoghi più necessari” conclude Saleem Ali.