Gay Pride: una sfavillante parata, nata dal buio della tragedia

La storia del Gay Pride e del suo significato

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Giugno è il mese del sole, dei fiori, dell’estate che comincia. Con il suo arrivo, a poco a poco le giornate grigie si fanno sempre più da parte, per fare spazio alla stagione dei colori. A proposito di colori, proprio in questo mese hanno luogo le manifestazioni pacifiche più colorate di sempre: le parate del Gay Pride.

L’origine del Gay Pride:

Per quanto oggi queste manifestazioni sfavillino di colori, esse devono la loro nascita a una storia tutt’altro che colorata e allegra. L’unica sfumatura che le si può attribuire è quella del rosso, rosso sangue.
Dobbiamo infatti fare un salto indietro nella storia, più precisamente al 27 giugno del 1969. E’ proprio a questa data che risalgono i cosiddetti Moti di Stonewall. Durante quella notte, una pattuglia della polizia newyorkese irruppe nello Stonewall Inn, un locale gay situato a Manhattan, New York City.
Purtroppo questo non fu di certo il primo episodio di violenza nei confronti delle persone omosessuali.
In quegli anni, tutti i rapporti estranei all’eterosessualità erano infatti considerati ripugnanti e meritevoli di essere puniti col sangue. Sovente le forze dell’ordine facevano irruzione nei locali gay aprendo il fuoco sulle persone, giustificando le loro azioni con l’ordine del buon costume.
E non è finita qui: bastava molto meno. Era sufficiente che un uomo tenesse per mano il proprio compagno o che una donna desse un bacio alla propria fidanzata, per subire conseguenze a dir poco pesanti.
Quella del 27 giugno del 1969, non fu di certo l’ultima volta che qualcosa di simile accadde. Ci furono numerosi altri avvenimenti, che portarono via migliaia di vite.

Da quella notte, qualcosa cambiò:

Simbolo storico dei moti di Stonewall è l’attivista transessuale Sylvia Rivera, la quale si dice ebbe lanciato una bottiglia di vetro contro un poliziotto dopo essere stata manganellata, in segno di protesta.
E non fu l’unica a ribellarsi. Le persone cominciarono a non starci più. Decisero che avrebbero dovuto far sentire la loro voce, che non si sarebbero più fatti incarcerare o uccidere per essere se stessi.

Video ufficilale di Pride, singolo a cura di Irene Facheris e Mc Nill

Ed ecco i primi Gay Pride:Nei giorni a seguire la comunità omosessuale decise di scendere in piazza per manifestare il loro sdegno e chiedere il riconoscimento dei diritti umani. Avevano ideato un loro slogan “Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud”. (Dillo chiaramente, urlalo ad alta voce. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio”).
Non si può parlare di un vero e proprio Gay Pride fino all’anno successivo, quando a esattamente un anno dalla tragedia di Stonewall si svolse nella città di New York la prima marcia in difesa dei diritti degli omosessuali. Esso venne inizialmente chiamato “Christopher Street Liberation March”, in onore della via nella quale era situato lo Stonewall Inn. Lo stesso anno seguirono altri Gay Pride a San Francisco, Los Angeles e Chicago.

E in Italia?

Anno dopo anno, i Gay Pride presero sempre più piede, fino ad approdare in qualsiasi nazione del mondo.
L’Italia non fu esente da ciò: nel 1972 si svolse a Sanremo la prima manifestazione. Fu infatti proprio in questa città e in quell’anno che il Centro Italiano Di Sessulogia (CIS), organizzò un convegno. Uno dei temi di questo incontro, fu l’omosessualità e le possibili terapie per curarla.
Seguirono manifestazioni simili negli anni a venire in altre città italiane. Fu però solo il 2 luglio del 1994, a venticinque anni dai moti di Stonewell, che si tenne il primo vero e proprio Gay Pride Italiano. Esso si svolse a Roma, e consistette in una parata che partiva da Piazza Santi Apostoli e arrivava a Campo De’ Fiori.


Il Gay Pride ai giorni nostri:Si potrebbe pensare che, data l’epoca nella quale ci troviamo, ormai non ci sia più bisogno di una tale manifestazione.
Ne siamo proprio sicuri? Sta di fatto che essendo il mondo un posto enorme e colmo di abitanti, le opinioni, i diritti e i trattamenti nei confronti delle persone facenti parte della comunità LGBTQ+, cambiano di paese in paese. Addirittura, esistono nazioni nelle quali l’omosessualità è ancora condannata con la pena di morte.
Ecco perché ancora oggi, anno duemilaventi, il Gay Pride non si ferma. Per far sentire la propria voce.
 Per fare da cassa di risonanza a quelle voci che non vengono mai ascoltate.

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