Galles: statue di Churchill, Nelson e Gandhi forse rimosse

Nel mondo continua la crociata contro le statue dei personaggi storici

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Galles: Gandhi

Nel mondo dopo la morte dell’afroamericano George Floyd sono scoppiate numerose proteste anti-razziali, dando il via a numerose crociate contro le statue che rappresentano personaggi storici. In Galles Winston Churchill, Lord Nelson e Mahatma Gandhi sono alcuni dei personaggi storici i cui monumenti e segnali stradali potrebbero essere rimossi.

In Galles quali statue verrano rimosse?

Dopo la morte in America dell’afroamericano George Floyd in tutto il mondo sono scoppiate le proteste anti-razziali. I manifestanti hanno iniziato una crociata contro i monumenti storici.  Hanno chiesto e ottenuto la rimozione di personaggi che hanno rappresentato la schiavitù. Tuttavia non si sono fermati solo a questo, infatti hanno chiesto la rimozione di qualsiasi cosa possa rappresentare il colonialismo. In pratica vogliono cancellare la storia.

Il governo del gallese, dopo le proteste dei Black Lives Matter, ha deciso di redigere un rapporto nel quale valuta i nomi “complici” della schiavitù e del colonialismo. Ciò nel tentativo di contrastare il razzismo e l’imperialismo. Secondo i primi documenti i monumenti eretti in onore dell’ex primo ministro Winston Churchill e dell’eroe di guerra Lord Nelson sono stati messi in discussione.  L’autore del rapporto ha spiegato che alcune statue potrebbero essere spostate nei musei.

Churchill uomo odiato

Il rapporto ha rilevato che il sig. Churchill è “ampiamente odiato nelle comunità minerarie del Galles meridionale per le sue azioni come ministro degli interni durante le rivolte di Tonypandy”. Ha aggiunto che il primo ministro in tempo di guerra, “ha espresso una convinzione nella superiorità della razza anglosassone ed era contrario allo smantellamento dell’Impero britannico”.

Nel mirino anche Lord Nelosn e Gandhi

Il documento valuta anche sette statue di Lord Nelson, oltre a sei edifici, 18 strade e numerosi pub nominati in suo onore. Nel rapporto vi è scritto: “Lord Nelson, nonostante fosse un eroe nazionale, come ufficiale della Royal Navy era incaricato di comandare navi militari che proteggevano le navi nel commercio triangolare da e verso le Indie occidentali”. Il rapporto aggiunge: “È noto per corrispondenza privata che si è opposto all’abolizione della tratta degli schiavi, anche se non sembra che l’abbia fatto pubblicamente”. Ma non è finita qui, secondo il documento, anche la figura dell’indipendenza indiana Mohandas “Mahatma” Gandhi, è stata individuata per “razzismo contro i neri sudafricani“.

I conservatori si oppongono

La mossa arriva tra i timori che la storia della Gran Bretagna possa essere “sotto attacco”.  Il deputato conservatore Sir John Hayes ha detto ai Comuni che “difendere la nostra storia e il nostro patrimonio è la battaglia della nostra epoca. Ha inoltre criticato il National Trust per i recenti tentativi di contestualizzare figure storiche in termini di legami con il passato coloniale britannico. Ha detto: “Il patrimonio della Gran Bretagna è sotto attacco ironico da parte di coloro che hanno la missione di esserne i custodi. Il National Trust, pur perdendo denaro e licenziando personale, ha commissionato una costosa revisione dei legami delle sue proprietà – incluso il Churchill’s Chartwell – con il colonialismo”.

Hayes ha poi aggiunto: “Possiamo avere un dibattito su come lo scopo di queste organizzazioni di beneficenza che sembrano tutti essere schiavi del movimento militante Black Lives Matter?  Difendere la nostra storia e il nostro patrimonio è la battaglia della nostra epoca”.

Il leader dei Comuni, Jacob Rees-Mogg, ha fatto eco a preoccupazioni simili definendo il movimento “una sciocchezza che odia la Gran Bretagna“. Ha affermato che negli ultimi mesi c’è stata “una valanga di miserabili sciocchezze che odiano la Gran Bretagna che hanno riempito le onde radio sulla nostra storia e la nostra cultura”. Rees-Mogg ha anche criticato le organizzazioni culturali nel Regno Unito per il loro coinvolgimento nella disputa politica. Ha inoltre avvertito i musei che “non sono istituzioni di campagna elettorale politica e non dovrebbero intromettersi nella politica odierna”.


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