Galateo: norme ormai in disuso

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Se infastiditi dalla cattiva educazione di qualcuno ci venisse in mente di redarguirlo con la frase “lei non conoscere le regole di Monsignor Della Casa” dovremmo mettere nel conto di stupire il nostro interlocutore, salve, naturalmente, le altre possibili conseguenze della nostra iniziativa. Non tutti sanno che le regole del galateo del ben comportarsi trovano formalizzazione in un testo della prima metà del 1500 scritto da un arcivescovo in un monastero nel quale si era ritirato. I principi restano uguali anche a distanza di tanto tempo, tanto è vero che il galateo rimane un riferimento per le organizzazioni di eventi e per orientare il proprio comportamento. Del resto, a pensarci bene, la regole servono proprio a codificare i comportamenti, a evitare malintesi, a fugare i dubbi e questo vale anche per la buona educazione. Naturalmente districandoci tra la giungla di regole possiamo distinguere quelle sostanziali da quelle meramente formali. Riguardo alle prime possiamo individuare alcuni comportamenti che effettivamente turbano i naturali concetti di decoro. E’ immaginabile, ad esempio, che a tavola un commensale che mastichi con la bocca aperta offrendoci uno spettacolo non richiesto o, al ristorante, richiami l’attenzione in modo poco discreto e cordiale nei confronti degli addetti ai lavori sia fuori dai canoni della buona educazione e prevedibilmente sia anche poco gradito agli altri commensali. Si tratta evidentemente di  principi base senza tempo, di cose laide sa non fare per citare Monsignor Della Casa.

Trattandosi di principi essi sono applicabili anche a fattori, prodotti, usanze sconosciute all’epoca della redazione delle regole di galateo. Snobbare la presenza altrui baloccandosi col telefonino al netto di urgenze lavorative e non o altre valide motivazioni avrebbero fatto storcere il naso al redattore del galateo. Ci sono poi, come anticipato, delle altre regole formali che non sempre corrispondono ad una logica. Imporre che la forchetta debba essere tenuta con la mano destra suona bislacco più che educato, oltre a determinare un obiettivo e insensato disagio alle persone mancine. La regola per cui il piatto in caso di brodo debba essere inclinato verso il centro tavola non trova neanche essa una motivazione degna di questo nome. Esistono poi delle regole formali la cui violazione non consiste in  atteggiamenti ineleganti o scortesi e che sono essenzialmente delle convenzioni, come l’utilizzo delle posate a partire da quelle esterne o il posizionamento dei bicchieri, davanti val piatto quello dell’acqua,avanti a destra quello del vino. In questo caso non possiamo parlare di necessità, ma di criteri di raffinatezza e questo è più che sufficiente. In fondo una tavola ben apparecchiata non rappresenta una necessità ma una forma di rispetto per l’ospite, e per noi stessi.

 

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