Gadda: il grande scrittore e poeta italiano

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«Se un’idea è più moderna di un’altra è segno che non sono immortali né l’una né l’altra». Oggi, il giorno della sua morte avvenuta il 21 maggio 1973, apriamo questo articolo con una citazione direttamente da La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda.

Gadda fu un immenso scrittore, poeta e ingegnere italiano: nella sua scrittura e nei suoi testi egli sperimenta e mette alla prova la lingua così da mutarla e impreziosirla anche attraverso termini dialettali o neologismi.

Milanese per nascita, lo scrittore aveva con la famiglia un rapporto delicatissimo, quasi ossessivo: questo si raffigura perfettamente nella sua tragedia personale in seguito alla morte del padre avvenuta nel 1909, il complesso edipico provato nei confronti della madre e la tragedia per la morte del fratello Enrico, la parte migliore di se stesso, nel 1918.

Nel 1915 l’interventista e patriottico Gadda scese in campo come volontario durante la Prima Guerra Mondiale. Egli rimarrà sconvolto dal modo in cui la guerra era stata condotta e dalle condizioni umane che questa aveva portato.

Lavorò come ingegnere fino al 1921 in cui si iscrisse al Partito Nazionale Fascista. Si iscrisse, senza mai conseguire la tesi, alla facoltà di Filosofia e nel 1927 iniziò a collaborare con la rivista fiorentina Solaria; dal 1940 la sua vita sarà completamente dedicata alla letteratura.

Negli anni ’50 abbiamo il lavoro in Rai e nel 1957 il capolavoro Quer pasticciaccio brutto de via Merulana fino al 1963 con La cognizione del dolore.

Del 1967 è Eros e Priapo: da furore a cenere in cui lo scrittore volge con ironia il suo disprezzo per il regime di Mussolini.

Morì nel 1973 lasciando al mondo la sua eredità: scritti che descrivono un mondo ingarbugliato e con una trama complessa; una scrittura quasi violenta che crea un connubio tra complessità linguistica e ricchezza di questa.

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