Gabriele Picco: ironia e poesia nel rappresentare il mondo

Nuvole e incomunicabilità. linguaggio iperbolico per opere tra l'arte Pop e la scultura classica

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Gabriele Picco
Una delle opere in mostra a Brescia

La Fondazione Provincia di Brescia Eventi propone Clouds Never Say Hello, personale dell’artista bresciano Gabriele Picco. Un’esposizione a cura di Claudio Musso allestita negli spazi di Palazzo Martinengo Cesaresco Novarino fino al 18 settembre. La mostra è allestita nell’ambito del progetto Una Generazione di Mezzo e si sviluppa su due piani dello storico edificio. Presenta una selezione articolata di opere inedite che conducono gli spettatori in un viaggio immersivo nell’immaginario dell’autore.


Il bresciano Gabriele Picco e nuvole di leggerezza


Quali temi affronta l’artista bresciano Gabriele Picco?

La sessualità esplicita trattata con linguaggio iperbolico, sia verbale che visivo, è tra i temi ricorrenti nel lessico dell’artista che fonde elementi Pop alla scultura classica. La poesia e l’ironia tagliente, che a volte sfiora un cinico sarcasmo, è il modo in cui Picco affronta nelle sue opere argomenti complessi e delicati come la vita e la morte, il pubblico e il privato, la religione e i tabù. Non lesina riferimenti all’attualità.

Linguaggio da slogan pubblicitario

Nella sala più grande i visitatori sono accolti da un’installazione parietale di nove metri per quattro. Si tratta di una carta da parati composta da disegni che tagliano trasversalmente tutta la sua produzione in un cortocircuito continuo tra parole e immagini. L’artista lavora con la scrittura, sia breve di natura quasi poetica che gioca col linguaggio scarno e ficcante dello slogan pubblicitario, sia la più verbosa, automatica che si colloca tra il flusso di coscienza e la letteratura d’avanguardia. Come uno dei personaggi dei suoi romanzi, Picco vede la vita e le esperienze simili a un grande teatro surreale. Onirica è anche l’opera Eternal love: due mani in lattice che sbucano da una parete, con i palmi attraversati dai gambi di rose rosse i cui vasi poggiano su mensole di legno grezzo. Un chiaro riferimento a Eros e Thanatos in una nuova forma contemporanea di crocifissione.

Il talento bresciano Gabriele Picco e la solitudine

Nell’ultima sala la dimensione onirica trova la sua rappresentazione in una scultura composta da un letto di legno antico, dal cui materasso si innalza un albero dai rami spogli. Le fronde sono abitate da un solitario canarino rosso. L’immagine, che richiama l’idea della nascita, della morte e del sogno, diventa anche metafora della solitudine e della capacità dell’essere umano di rinascere.

Immagine da cartella stampa.