«Hoc habeo quodcumque dedi.» «Io ho quel che ho donato.»

Vate, esteta e narcisista: Gabriele D’Annunzio conquista con forza la nostra letteratura , diventa uno dei nostri preferiti ed è uno dei re della letteratura Ottocentesca.

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Una vita come opera d’arte.

Nato a Pescara nel 1863, si presenta come massimo rappresentante dell’Estetismo italiano. Nonostante le ostentazioni di lusso e piacere, l’autore si trova sommerso da problemi economici e da una ”splendida miseria” che lo costringono a scappare dal territorio italiano. Notevole è l’impegno militare: si arruola come tenente e guida l’impresa di Fiume, dove perde un occhio in battaglia. Le vicende militari , in cui manifesta un notevole coraggio e un audace carisma , si associano alla sua vicinanza col fascismo. D’altronde, il suo estetismo si coniuga perfettamente ad un nazionalismo efferato e aggressivo che vede nel movimento fascista il perfetto connubio fra un rispetto dei modelli antichi ed un’ appassionata dinamicità moderna.

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Una foto di Benito Mussolini e Gabriele D’Annunzio

”Artefice imagnifico”

Da Primo-vere al Piacere del 1889, il monito è sempre lo stesso: rendere la propria vita imagnifica e inimitabile. La capacità straordinaria dell’autore fu prima di tutto, quella di saper attingere ai modelli più apprezzati dal pubblico e farli propri. Propone, attingendo all’estetismo inglese e francese, una psudo-religione del bello, ove l’arte di vivere l’arte posava le sue fondamenta sulla ricerca della bellezza e del piacere. I valori non erano più morali, ma meramente estetici, benché vuoti di materia etica. Le sue descrizioni, in prosa come in poesia, si concentravano sulle bellezze piccole dei dettagli, minuziosi ed esasperati. La donna era oggetto di piacere indiscusso, e fonte d’amore meramente carnale e sinuoso, in grado di recare l’uomo in un mondo d’estasi e irreale .Ricordiamo la storia d’amore con la bellissima Eleonora Duse, attrice teatrale a cui dedicò svariate opere.

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D’Annunzio con l’attrice teatrale Eleonora Duse

La sua poesia è un perpetuarsi di immagini pittoriche ed estasiate: nella raccolta poetica Alcyone, compresa nelle Laudi, mostra una metamorfosi fisica e profonda con la natura. La natura stessa, in questo avventato panismo, si piega all’arte diventando solo oggetto poetico di cui l’autore si impossessa senza pietà. E’ una natura che non è reale , ma bella e oltre il piacere stesso: accettare il realismo è, per l’esteta, rinunciare alla ricerca della bellezza, che porta alla felicità.

Il superuomo

D’Annunzio ha una visione ben chiara della condizione umana: banalizza il concetto filosofico di Nietzche per dare alla società la figura di un superuomo che persegue l’arte, il bello, e l’oltre-piacente. E’ l’eroe che riesce a coniugare arte e azione e guida l’Umanità verso la scoperta di sé e delle loro profonde verità. Nel Teatro di D’Annunzio, Il superuomo è in strettissimo contatto con la folla e ne fa da guida superiore.

Invincibile fino alla fine

Fu ”Il libro segreto” il suo lascito. In quest’ultima opera ricorda le delusioni e il dolore della guerra, ma anche in un ovvio malumore senile , non c’è traccia di negatività: si compiace, totalmente, del suo vivere inimitabile. D’Annunzio è riuscito a rendere la sua vita un’opera d’arte.

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