G7-ICT Industria – conclusioni

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G7-ICT Industria
G7-ICT Industria

G7-ICT Industria – conclusioni.  

Si è tenuta nei giorni scorsi, presso la Venaria Reale di Torino, la prima riunione del G7-ICT Industria. L’incontro, come già specificato in un precedente articolo (leggi qui)  ha avuto all’orine del giorno il compito di soddisfare più obiettivi relativi alle problematiche che Intelligenza artificiale, Big Data, information technology, robotica, trasformazione digitale si portano dietro.

Primo obiettivo: l’inclusione, per la quale i Ministri si sono impegnati a far sì che le imprese, anche la PMI, che rappresentano una grossa fetta del tessuto produttivo delle sette potenze industriali, possano accedere alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, superando il gap digitale rispetto ai concorrenti e quindi diventando più competitive.

Il secondo obiettivo: l’apertura dei dati, indispensabile affinché l’Intelligenza Artificiale sia utile a tutti e per promuovere attraverso un maggior flusso libero di informazioni, la sharing economy.

Il terzo obiettivo: la sicurezza informatica ed in particolare l’urgenza di una forte sensibilizzazione sulla necessità di proteggere i dati personali e aziendali.

Dopo una lunga riunione, i Ministri del G7-ICT Industria hanno presentato una relazione finale: un documento che rappresenta una serie di princìpi e di proponimenti, scelti anche in base ai risultati illustrati dall’I-7 -Innovators’ Strategic Advisory Board on People-Centered Innovation, l’engagement group lanciato lo scorso maggio durante il G7 di Taormina.

Dall’illustrazione dei propositi del G7-ICT Industria, apprendiamo che si intendono utilizzare le tecnologie per lavorare ad una crescita sostenibile, una migliore produttività industriale e una migliore qualità della vita di tutti i cittadini.

Tutti i partecipanti concordano sulla bontà delle tecnologie. Le innovazioni indotte dall’Intelligenza artificiale e dai Big Data possono portare grandi benefici alla nostra società, contribuendo a migliorare l’efficienza dei servizi, a ridurre i costi degli stessi, trasformare una serie di settori economici, dal manifatturiero industriale ai servizi, rafforzando la produttività. Possono anche aiutare la ricerca di soluzioni per fronteggiare le sfide complesse globali come quelle legate all’ambiente o a risolvere i problemi sociali come l’invecchiamento della popolazione e la necessità di una assistenza sanitaria aggiornata.

Ma al di là dell’Innovazione in sé, il fenomeno dirompente di questo tipo di tecnologie propone degli interrogativi importanti a cui devono essere date risposte precise.

A proposito di questo il Ministro Calenda inizia il suo intervento con queste parole “E’ stato un G7 di grande interesse per una ragione fondamentale: per la prima volta nella storia umana dalla rivoluzione scientifica in avanti le democrazia liberali si interrogano se e come l’innovazione tecnologica debba essere solo governata e non accompagnata” e aggiunge “Spesso non ci pensiamo ma in nostri sistemi welfare saranno sistemi sostenibili solo se avranno un pieno utilizzo dei big data e nel tempo dell’intelligenza artificiale, della continua liberazione dell’uomo dal lavoro faticoso per un lavoro più intellettuale. E però allo stesso tempo siamo anche molto spaventati da questo cambiamento tecnologico. La gente è spaventata!  Cosa sarà l’intelligenza artificiale?”

Il punto della questione è “fino a che livello regolare il fenomeno dirompente delle nuove tecnologie”. Come dice lo stesso Ministro dello Sviluppo Economico “Tutto questo va regolato o solo accompagnato? E’ una domanda che rimane per molti versi ancora aperta, perché il rischio di costruire una gabbia che freni il cambiamento è forte”.

In questo passo del Ministro è abbastanza facile intuire che il dibattito si è articolato attorno a problemi come la sicurezza dei dati, la privacy, l’apertura dei dati, gli standard per l’uso dei Big Data. Come già era stato anticipato dallo stesso Ministro Calenda, ci sono paesi che vogliono regolamenti, altri che temono un sistema di regole troppo stringente che potrebbe frenare lo sviluppo economico delle democrazie partecipate che in futuro sarà tutto basato sulle tecnologie digitali. Date le posizioni evidentemente lontane, è possibile che la partita della diplomazia di questo G7-ICT Industria abbia sortito la decisione di rimandare la discussione, rimarcando la necessità di ulteriori approfondimenti per la comprensione di una tecnologia che porta sì sviluppo, ma anche sfide e che va valutata non solo dal punto di vista tecnico ma anche rispetto alle implicazioni etiche, culturali, normative.

Lo ribadisce lo stesso Calenda: “sono fenomeni di cui non si ha una comprensione completa, né per quanto riguarda la velocità e la sostanza del cambiamento, né per quanto riguarda i risultati del cambiamento sulle attività umane a partire dal lavoro. Dunque la prima cosa da fare è monitorare quello che accade e incominciare a disegnare con un tratto di matita quelli che sono i principi che l’innovazione tecnologica deve rispettare, non per incardinarla in sistema asfittico di regole ma per definire un contesto che lo renda in qualche modo comprensibile e accettabile”.

Stante la bontà degli strumenti per attuare il progresso, quindi, per ora il compito delle economie partecipanti al G7-ICT Industria è solo quella di “monitorare”; di avviare cioè una comprensione profonda di come il potenziale della Intelligenza Artificiale possa essere distribuito uniformemente alla società e come si dovranno costruire le competenze e la forza lavoro necessarie per lavorare nel campo dell’intelligenza artificiale e nel campo dei Big data che sono “il carburante della intelligenza artificiale”, sempre che che si raggiunga l’accordo sulla collaborazione delle pubbliche amministrazioni che favorisca la costruzione di un Data Analytics Framework per gestire i dati secondo degli standard comuni, creando una sorta di Government Api.

Per concludere, la novità positiva di queste tecnologie dirompenti (Big Data ed Intelligenza Artificiale, ndr), il cui sviluppo si è enormemente velocizzato, è molto sentita. Vengono contrapposti migliori sistemi di Welfare agli scenari apocalittici prospettati da chi insiste sulla perdita di posti di lavoro. Di lavoro ne verrà creato altro, migliore, di più alto livello, di qualità e non solo per i giovani. Anche i lavoratori più avanti con gli anni potranno lasciare il proprio mestiere, per farne uno diverso, subito dopo essere stati formati dalle stesse imprese.

Come ha anticipato il Ministro Poletti, l’Italia sta lavorando a misure incentivanti per lavorare a questa visione che rischia di rimanere tale per molto tempo, visto che ad oggi non si è fatto un discorso “realistico” sul tema del capitale umano.

Una piccola speranza ce la fornisce  un accenno all’ “approccio multi-stakeholder” con cui il G7-ICT Industria si ripropone di affrontare la questione tecnologica sotto ogni punto di vista: trasparenza, salvaguardia dei posti di lavoro, sicurezza informatica, privacy ecc…

Anche su questo il Ministro dice la sua: “noi pensiamo che il G7 debba occuparsi di questi processi e lo debba fare in un’ottica che sia multi-stakeholder, che interroghi cioè la società e che con la società civile verifichi dove sta andando il cambiamento e sia in grado di correggere le iniziative dei policy makers, di fissare paletti che i cittadini chiedono quando il cambiamento diventa fine a sé stesso e non orientato all’uomo“, ribadendo quindi una visione umano-centrica dello sviluppo trainato dall’innovazione.

L’approccio Multi-stakeholder è una buona novità per l’Italia, a patto che non rimanga solo una idea. Penso ai Competence Center (ancora inesistenti), che non prevedono alcuna partecipazione da parte di un attore fondamentale per lo sviluppo: la società civile. A questo proposito si auspica che l’analisi della “Scuola di alta formazione in relazioni industriali e di lavoro – ADAPT” (leggi qui) venga letta attentamente e che in molti accolgano l’invito della stessa fondazione a inviare i propri contributi per una vera partecipazione “dal basso” alla costituzione dei Centri di Competenza e nella definizione di un percorso valido per la valorizzazione del capitale umano.