Quella dell’11 giugno 1962 è una data passata certamente alla storia perché proprio in questo giorno si verificò la prima, vera fuga da Alcatraz. Fino a quel momento, infatti, il carcere di massima sicurezza costruito nel 1943 su di un’isola posta nelle vicinanze di San Francisco, era considerato come una sorta di «fortezza inespugnabile», dalla quale una volta entrati era pressoché impossibile scappare. E così, inevitabilmente, quando si diffuse la notizia dell’evasione di tre detenuti, Frank Morris e i fratelli John e Clarence Anglin, la vicenda destò un certo scalpore e non poco imbarazzo tra le istituzioni statunitensi.

Il carcere di Alcatraz oggi è chiuso.

Il penitenziario, prima di essere chiuso e dismesso, aveva avuto al suo interno 300 reclusi, controllati giorno e notte da 100 guardie note anche come «mastini» perché non gli sfuggiva praticamente nulla e nessuno, e in più il mare che circondava l’isolotto era piuttosto freddo, circostanza che avrebbe ulteriormente impedito qualsiasi tentativo di evasione. Infatti in quattordici occasioni dei condannati avevano provato a scappare, ma i loro tentativi erano miseramente falliti sotto i colpi dei «mastini» o per l’assideramento causato dalle gelide acque marine, fino a quando proprio l’11 giugno di 57 anni fa non furono Morris e gli Anglin a rendersi protagonisti di quella che sarebbe stata l’unica fuga da Alcatraz.

Fuga da Alcatraz: il piano infallibile di Morris

Il vero genio del piano fu Frank Morris, criminale fin dall’età dell’adolescenza, nonché dotato di un quoziente intellettivo ben al di sopra della media. Questi studiò scrupolosamente la sua strategia di fuga, mettendone poi al corrente i fratelli Anglin e convincendoli ad essere suoi complici. Il trio, infatti, cominciò a realizzare un tunnel lungo la griglia di areazione delle celle, che gli avrebbe permesso di attraversare l’edificio di nascosto fino a sbucare nei pressi della spiaggia, dove poi avrebbero dovuto superare l’ostacolo del mare. La galleria venne scavata a poco a poco utilizzando dei comuni cucchiai da cucina, mentre la griglia che copriva il condotto fu sostituita con una finta di carta.

Frank Morris: la vera mente dell’evasione da Alcatraz.

Ovviamente il fuggitivo aveva pensato anche a come aggirare il problema relativo al mare che circondava l’isola: insieme agli altri due detenuti, furono realizzate delle zattere rudimentali ricavate con degli impermeabili per effettuare la traversata. L’evasione fu programmata nelle ore notturne e, il mattino seguente, le guardie si accorsero dell’incredibile assenza di Frank Morris e di Clarence e John Anglin quando, al loro posto, trovarono nei lettini della cella dei fantocci costruiti con carta e capelli. Immediatamente venne dato l’allarme perché nessuno poteva scappare da Alcatraz, e così sulle tracce dei tre criminali si misero ben 300 uomini dell’FBI, circa 200 militari, la guardia costiera, gli sceriffi della zona e anche un elicottero atto a controllare dall’alto l’intera area.

Nonostante ciò, il piano di Frank Morris risultò realmente infallibile, infatti gli evasi non vennero più ritrovati, e da quell’11 giugno 1962 calò un vero e proprio mistero sul loro destino. Dopo circa 17 anni di ricerche infruttuose, l’FBI, per non ammettere il suo fallimento, diede per morti in mare i tre uomini. In realtà, pare che il giorno dopo l’inattesa fuga da Alcatraz furono ritrovati sulla sponda opposta all’isola i resti di una sorta di zattera e anche una Chevrolet rubata, indizi che fecero pensare al buon esito dell’evasione.

E proprio in questi ultimi anni è emersa una (presunta) testimonianza molto particolare che confermerebbe come Morris e gli Anglin siano sopravvissuti dopo essere riusciti a scappare dal carcere di massima sicurezza americano.

La misteriosa lettera di John Anglin: «Quella notte ce l’abbiamo fatta»

Poco più di un anno fa la vicenda della fuga da Alcatraz è ritornata prepotentemente alla ribalta, poiché è stata resa pubblica una lettera che sarebbe stata scritta proprio da uno degli evasi, John Anglin, che confermerebbe come i tre siano riusciti a portare a termine il piano ordito da Morris. La missiva era stata inviata nel 2013 alla polizia di San Francisco, e nel testo l’autore si presenterebbe proprio come uno dei fratelli Anglin, confermando di essere realmente fuggito dal penitenziario nel 1962 e di avercela fatta a sopravvivere «a malapena» insieme agli altri due ricercati.

Nel testo viene spiegato come hanno vissuto in questi anni i tre evasi, e si apprende che sono stati sempre insieme: Frank Morris sarebbe deceduto nel 2005, mentre Clarence Anglin sarebbe morto nel 2008. John, invece, ancora in vita all’epoca della stesura del messaggio, chiedeva ufficialmente di raggiungere un accordo con le istituzioni: avrebbe accettato di scontare non più di un anno di galera, ricevendo una costante assistenza medica, se le autorità avessero annunciato in televisione della buona riuscita dell’evasione. Infine il drammatico annuncio: «Ho 83 anni e sono in cattive condizioni di salute, ho il cancro».

La presunta lettera di John Anglin.

Stando a quanto riportato nella lettera, John Anglin dopo la fuga da Alcatraz ha vissuto a Seattle e nel North Dakota, mentre al momento della stesura della missiva si trovava nella California del Sud. La polizia di San Francisco, dopo aver ricevuto il messaggio, oltre ad indagare sulla sua eventuale autenticità, ha preferito non informare l’opinione pubblica, fino a quando la vicenda non è stata riportata da un’emittente televisiva locale, Kpix 5, che ha subito chiarito di averla ottenuta da una fonte anonima.

La United States Marshals Service, che dal 1978 si sta occupando del caso dell’incredibile evasione, ha immediatamente girato la lettera all’FBI, affinché fosse sottoposta ad un controllo incrociato della grafia. Dopo le analisi è arrivato un comunicato ufficiale nel quale è stato dichiarato che, dopo la comparazione con gli stili di scrittura di Frank Morris, Clarence e John Anglin, si è giunti a dei risultati «inconcludenti».

Dopo aver appreso di questa misteriosa missiva, la CBS ha intervistato David Widner, nipote di John e Clarence Anglin, il quale ha fatto un’altra importante rivelazione, affermando che, in seguito all’evasione dal penitenziario, la nonna ha ricevuto per molti anni delle rose recanti proprio le firme dei due fratelli fuggiti insieme a Morris nel giugno del 1962. L’uomo, ovviamente, non si è detto certo che si trattasse proprio di loro, ma al contempo non ha nascosto la sua amarezza quando ha appurato che le forze di polizia avevano deciso di tenere nascosta quella lettera, invece di riconsegnarla prontamente alla famiglia.

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