Sul fronte scuola aleggia dilemma tra Dad e didattica in presenza

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Fronte scuola

Oggi tutti i quotidiani locali e nazionali sono concentrati sul fronte scuola. Sul quale aleggia lo spettro della DAD. Ossia della didattica a distanza. Tuttavia per evitare nuovi contagi presso i giovani, ed esattamente come due anni fa, la situazione sta creando uno scompenso che è diventato contrasto tra il governo centrale e le regioni.

Cosa succede sul fronte scuola?

Per ridurre l’aumento dei casi fra gli studenti più di qualche governatore regionale come Vincenzo De Luca ha deciso di non riaprire immediatamente. Ma di posticipare il rientro il 29 gennaio. Un’ordinanza annullata dal Tar Campania che ha accolto il ricorso dell’avvocatura dello Stato. Ciò ha comportato più di qualche attrito con il premier Draghi che è pronto a forzare la mano. Ma guardando al panorama odierno, la realtà scolastica appare più che mai frammentata. Alcuni Governatori, dirigenti scolastici e medici sono critici alla didattica in presenza. Per i quali si rischia il caos. Ma al di là dei pareri delle varie regioni, appare evidente come sia necessario fare di tutto per evitare il ricorso alla didattica a distanza. Chiudendo di nuovo nelle proprie camere i ragazzi.

Evitare il ricorso alla Dad

Dal canto suo il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi non arretra di un millimetro. E spiega che “la scuola è pronta. Abbiamo approvato, all’unanimità, regole chiare precise e puntuali anche per quelle situazioni che richiedono la didattica a distanza ma il principio base è che si torna in classe”. Dello stesso parere è il generale Figliuolo, per il quale le lezioni in presenza sono un segnale “importante” e le aule “luoghi sicuri con mascherine e distanziamento”.

Carenze del sistema scolastico : una ripartenza incerta

Dunque la scuola è una delle istituzioni più importanti su cui si fonda un qualsiasi Stato. Una qualsiasi società. Ma che negli ultimi dieci anni ha subito un’evoluzione o dovremmo forse dire un’involuzione. Dalla politica del maestro unico alla “Buona scuola”, che di buono probabilmente aveva solamente il bonus cultura per i diciottenni, la scuola non è mai stata una priorità per il governo italiano. I mesi di chiusura prolungata durante la pandemia ne sono stati una conferma. Mentre alcuni Paesi europei hanno voluto dare la priorità all’istruzione, cercando di mantenere per quanto possibile le scuole aperte e garantendo una didattica in presenza, l’Italia ha pensato bene di chiudere tutto o di riaprire a singhiozzo. Nonostante ci sia stato il tempo per attrezzare le aule e gestire il flusso di studenti nei bus. Le nobili proteste in difesa della scuola tradizionale sono servite troppo spesso a tessere il velo ideologico che traveste e dissimula le gravi carenze. Le disfunzioni e i disagi che da lungo tempo hanno sfigurato il volto della scuola “normale” in presenza.


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