Freud: quando il genio è di famiglia

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Il detto “il genio è di famiglia”, ben si addice alla famiglia Freud. Tutti sappiamo quanto il “padre della psicoanalisi” fu importante per determinare una nuova concezione ed una nuova visione della mente umana. Sigmund Freud (Sigismund Schlomo Freud, 1856- 1939), fu il primo al mondo ad elaborare la teoria secondo la quale i processi inconsci del nostro cervello influiscono in maniera determinante nei nostri pensieri, nelle nostre azioni, interazioni e vite.

Ovviamente il processo è stato sopra ampliamente semplificato. Si può sottolineare, tuttavia, quanto le scoperte di Freud abbiano notevolmente rivoluzionato la società. Grande fu il suo successo ed enormi furono le critiche da lui ricevute per il suo lavoro, in particolare sul ruolo predominante che la sessualità aveva nei suoi studi.

Parliamo ora di sua figlia, Anna Freud, nata proprio oggi 3 dicembre del 1895. Seguendo le orme di suo padre, anche Anna divenne una psicoanalista interessata nello specifico alla psicoanalisi infantile. Lei pensava che i bambini troppo piccoli non potessero essere sottoposti a trattamenti: in pratica, non erano analizzabili. Questo punto fu proprio il motivo del suo scontro con Melanie Klein, altra psicoanalista austriaca.

Madre della “Psicologia dell’Io”, lei ne studio i meccanismi di difesa, inizialmente ritenuti inutili da suo padre. Tra questi troviamo, ad esempio, l’identificazione con l’aggressore, intesa come forma di altruismo ed interazione tra un individuo e un altro.

Anna morì nel 1982. Sicuramente la presenza del padre influenzò molto i suoi studi. Ella, tuttavia, riuscì a fare qualche passo in avanti ed esplorò concetti che da lui erano anche stati sottovalutati.

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