Frédéric Mistral, il poeta Nobel della letteratura provenzale

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Di Frédéric Mistral, letterato e intellettuale francese, scrittore conosciuto per le molte composizioni poetiche composte in lingua occitana per le quali fu insignito del premio Nobel nel 1904, si commemora oggi la nascita avvenuta l’8 settembre 1830.

Biografia e Carriera

Mistral, nato Frédéric Joseph Etienne, nacque da una famiglia di contadini benestanti a Mallaine, in occitano Maiano, un comune francese situato in territorio provenzale tra Arles ed Avignone e non lontano da Nîmes, città queste ultime in cui il giovane Mistral frequentò le scuole, nel dipartimento delle Bocche di Rodano e appartenente alla provincia Provenza-Alpi-Costa Azzurra.

Frédéric Mistral

Conosciuto in età giovanile Joseph Roumanille, suo insegnante di dodici anni più anziano, si avvicinò alla letteratura provenzale cominciando ad interessarsi al provenzale quale prima lingua letteraria dell’Europa civilizzata, lingua di cui s’innamorerà presto e con la quale scriverà innumerevoli opere in prosa e soprattutto in poesia che lo renderanno famoso in Francia e in tutta Europa per aver riportato in auge l’occitano attraverso i fasti tipici dell’antico provenzale e le nuove frontiere linguistiche e compositive che soltanto la genialità di Mistral legata alla modifica secolare del provenzale che nel corso dei secoli si modificò e modernizzò, elementi che gli consentiranno di vincere il premio Nobel:

“In riconoscimento della freschezza, originalità e autenticità della sua produzione letteraria, fedele riflesso dei paesaggi naturali e dello spirito naturale della sua nazione e, inoltre, per il suo significativo lavoro come filologo provenzale”

Siccome a partire dalle crociate del XIII secolo l’Occitania, territorio storico della Provenza nella Francia meridionale da cui si sviluppò la linguadoca, o lingua d’oc, una delle prime se non la prima forma di lingua parlata che si adattò alla scrittura letteraria alta dalla quale si svilupperà la letteratura italiana dell’epoca medievale con le composizioni trobadoriche e dei secoli successivi fino ai giorni nostri, e la sua lingua, subirono un duro colpo a causa dell’annessione delle terre provenzali al Regno di Francia, declino che si accentuò nel 1539 con l’Editto di Villers-Cotterêts promulgato dal cancelliere della Corona Guillaume Poyet il quale impose il francese in tutti gli atti pubblici e con il presbitero Henri Grégoire ed il politico Bertrand Barère i quali nel periodo della Rivoluzione francese continuarono ad imporre il francese in contrapposizione agli idiomi locali, il Mistral decise di riportare a nuovo splendore la lingua delle sue terre, lingua ancora parlata ma non di tradizione letteraria.

Joseph Roumanille

Assurdo era il fatto che del provenzale, lingua parlata nelle corti, ci si era talmente dimenticati della sua importanza storica lasciandola decadere fino al punto da rischiare di farla estinguere perdendo così la sua straordinaria ricchezza e unicità. Terminati i corsi in giurisprudenza tenuti ad Aix-en-Provence con l’ottenimento della laura nel 1851, Mistral si poté dedicare finalmente e interamente alla sua passione, ossia alla letteratura occitana e alla ricostituzione in chiave moderna e tradizionale della lingua occitano provenzale. Fu così che insieme agli amici e colleghi Joseph Roumanille, Félix Gras, Théodore Aubanel, Paul Giéra, Anselm Mathieu, Jean Brunet ed Alphonse Tavan fondò il movimento Félibrige, il cui compito era appunto, traendo spunto dal movimento romantico e trobadorico e dall’attenzione da esso mostrata alle identità nazionali e locali, la valorizzare e la difesa della lingua occitana ponendo come punto fermo la salvaguardia dell’identità culturale provenzale con lo scopo di provocare la resurrezione della vecchia lingua della Provenza e riabilitarla con il prestigio della poesia.

La riunione dei felibristi

Successivamente, per volontà propria o perché incentivati dallo statuto del movimento che ricalcava una sorta di corporazione politico gerarchica senza però riuscire oppressiva o forzata, si associarono al movimento altri letterati oltre ai fondatori e progenitori del felibrismo, movimento dall’organizzazione societaria la cui nascita venne formalmente decretata il 21 maggio 1854 durante una riunione tenuta nel Castello di Font-Ségugne a Châteauneuf-de-Gadagne nella quale Mistral così si espresse sui termini dei fini della creazione del movimento, il cui progetto programmatico doveva essere quello di:

“[…] trarre l’idioma provenzale dall’abbandono dove giaceva da quando, tradendo l’onore della Provenza, le classi dirigenti l’avevano ridotto, ohimè, alla vita domestica”

Per ottemperare ai valori del movimento e sentirsi parte di esso nella lotta per la ribalta ed il riconoscimento del provenzale, gli aderenti si associarono a un loro simbolo rappresentativo, la cicala, poiché questo insetto, sebbene riconosciuto come stolto e pigro, è il messaggero dell’estate, animale in grado di esaltare pienamente il sole e la luce, peculiarità del territorio meridionale della Francia, simboli di rinascita e rinnovamento, attributi non meno adeguati ad essere riferiti alla spinta che portò alla nascita del felebrismo. Poiché come scrive Félix Gras:

“Noi Cicale! Graziose bestiole del Buon Dio che, dal loro piccolo corpo e dalla spensieratezza poetica della loro corta vita, riesumiamo il carattere del nostro stirpe meridionale! E come potrebbe essere altrimenti poiché quelle son fatte d’un pizzico della nostra terra e d’un raggio del nostro sole?”

Sui motivi ma soprattutto sulla grafia e i termini da utilizzare per le composizioni i protagonisti di questa rivoluzione letteraria si divisero, se infatti la scelta ortografica e linguistica, evidentemente non ancora uniformata in quanto il provenzale lingua prevalentemente se non esclusivamente orale, cadde sul tipo mistralenco caratterizzato dal dialetto provenzale rodaniano trascritto nella forma fonetica utilizzante il modello francese, in molti non l’accettarono. Si vennero quindi a creare altre forme grafiche quali l’Escolo dóu Po, ed in epoca più tarda, era il 1935, per trovare una grafia applicabile a tutte le varietà occitane, Louis Alibert propose una nuova grafia adattata su quella classica e trobadorica e detta etimologica, classica o alibertina. In particolare si possono evidenziare quattro diversi tipi di forme scritturali per l’occitano, ossia la norma classica, sinora la più diffusa e, almeno nel periodo di Mistral più legata al classicismo letterario nonché usufruita in un primo tempo dallo stesso Mistral, il metodo mistraliano chiamato anche norma moderna o felibrista, la norma bonnaudiana, ideata da Pierre Bonnaud conosciuta anche come alverniate e la codifica del già citato Escolo dóu Po.

Louis Alibert

Sull’utilizzo di esse si disquisì a lungo senza riuscire a pervenire ad una forma unica, anche perché chiaramente tale uniformazione non sarebbe stata né utile né necessaria poiché ogni norma aveva la peculiare funzione di adattarsi a stabilire un asseto univoco di un determinato tipo di dialetto e pronuncia, è risaputo infatti quanti differenti vernacoli dalle innumerevoli sfaccettature di lemmi e suoni sono presenti nel provenzale. Mistral, con l’invenzione e il consolidamento della norma che porta il suo nome, compose e diede alle stampe l’opera che lo rese famoso nel mondo, un poema in versi di dodici canti al quale aveva lavorato per otto lunghi anni, il Mirèio, conosciuto come Mirella, che fondendo il mito di Giovanna d’Arco e la leggendaria storia di Giulietta e Romeo unita a tematiche provenzali trobadoriche dell’amor cortese congiuntamente ad aspetti bucolici ed arcadici, narra della bella Mireia, figlia di un ricco contadino provenzale, e del suo amore verso un cestaio di nome Vincent, osteggiato dai loro genitori. Mistral morì il 25 marzo 1914 nel suo paese natale, all’età di 83 anni, ad oggi la sua casa è diventata monumento nazionale ed è stata donata al Comune di Maillano.

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