Franz Kafka morì il 3 Giugno 1924. Ricordiamo un grande artista, uno scrittore profondo, un pioniere dell’animo umano

Franz Kafka: timido millantatore, curioso di anime, cantore del mondo e della coscienza, inquieto e sensibile. I suoi scritti sono storie che ampliano l'individuo

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Franz Kafka

Franz Kafka nacque il 3 Luglio 1883 a Praga, frequentò la scuola elementare nel Fleischmarkt e poi il Liceo Classico. S’iscrisse all’Università tedesca di Praga alla facoltà di giurisprudenza. Nel 1902 conobbe Max Brod, il suo più grande amico e dopo due anni iniziò a scrivere Descrizione di una battaglia e Preparativi di nozze in campagna. Il primo impiego di Kafka fu nelle Assicurazioni Generali, poi fu assunto presso l’istituto di assicurazioni contro gli infortuni del Regno di Boemia. Nel 1909 lo scrittore praghese visse un periodo, in occasione delle vacanze estive, in Italia. Nella penisola viaggiò tra Riva del Garda e Brescia e conobbe anche Curtiss, Puccini e D’Annunzio. Kafka fu sempre affascinato dal teatro jiddish e frequentò anche il circolo del gruppo social-rivoluzionario praghese.

Kafka convisse per tutta la vita con una tubercolosi polmonare e nel 1911 dovette trascorrere del tempo in una casa di cura a Zurigo. Dopo il ricovero scrisse Il fochista, La condanna e La metamorfosi e nel 1914 si fidanzò con Felice Bauer, fidanzamento travagliato che sciolse poi nel 1917. Nel 1917, inoltre, andò a vivere con la sorella Ottla in una casa di campagna poichè le sue condizioni salutari si aggravarono. Nell’anno 1919 scrisse Lettera al padre e l’anno successivo iniziò il carteggio con la scrittrice boema Milena Jesenska, carteggio forse tra i più belli mai avuti nella storia della letteratura. Visse gli ultimi anni della sua vita tra la scrittura e le cure nel sanatorio di Vienna ove morì il 3 Giugno del 1924. Kafka ha scritto tre importanti romanzi: Il castello, Il processo e America. Ci ha lasciato in eredità anche i suoi Diari e i Racconti.

Franz Kafka tra humor emozionante e scrittura come bisogno vitale.

Franz Kafka è sempre stato innamorato della letteratura e della scrittura, non è appartenuto a nessuna corrente letteraria; potrebbe essere stato il precursore di una sorta di surrealismo o di realismo magico ma in realtà lo scrittore praghese non ha fatto altro che descrivere le sensazioni dell’uomo nel suo rapporto con il mondo senza risparmiare quelle più recondite e oscure; attraverso i suoi romanzi ha fatto recitare alle cose una parte diversa da quella che recitano tutti i giorni. Kafka ha ampliato l’individuo poichè si è addentrato nell’uomo e ne ha esplorato l’interiorità, ha scritto del sottosuolo umano, dell’angoscia, della tristezza, della vergogna, dell’imbarazzo, della paura, della soggezione, dell’arcano.

Kafka potrebbe essere descritto come un’anima caleidoscopica: centro infuocato di significati, paradossi, contraddizioni. Le parole che ha utilizzato portano con sè tutta la tensione della realtà storica che ha vissuto e della non aderenza della sua realtà psichico-emotiva sul mondo. Le pagine dei racconti di Kafka parlano della “de-individualizzazione” dello scrittore, del suo non sentirsi mai a casa e le parole che ha scelto raccontano la ricerca interminabile dell’individuo ma proprio questa ricerca ha permesso all’animo sensibile di Kafka di leggere il mondo profondamente, di sondare le corde più appartate dell’uomo. La storia di Kafka è la storia dell’individuo che si scopre con un’anima e con i mille significati che la solcano, è la storia della coscienza che contiene la totalità del mondo compresi i disagi e le malinconie.

Franz Kafka: timidezza ed ironia per narrare il tempo dell’uomo

Giacomo Debenedetti, critico dello scrittore praghese, ha detto felicemente che Kafka ha guardato senza accusare vertigini. Cosa significa? Che si è fornito di un metodo di scandaglio che non ha mai attenuato la sua angoscia ma ha sempre preservato la superiore ironia di chi è in grado di contemplare ed elaborare l’oggetto della propria contemplazione. Kafka è stato una “coscienza inquieta” ma la sua inquietudine è stata una rivendicazione non quieta e dunque sempre riflessione su sè stesso; ha sentito il senso della tragicità e dell’interiore dissidio che alberga la coscienza del sottosuolo umano, proprio come buie notti invernali durante le quali è però più semplice scorgere i bagliori delle stelle.

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