Franco Pucci: la libertà del gabbiano

0
1165

Nato in un paesino della Bergamasca, dopo aver frequentato le Scuole Tecniche con un profitto senza infamia e senza lode, Franco Pucci decide di comunicare con il mondo esterno attraverso immagini e segni, entrando così nel mondo della grafica. Un corso serale triennale di Grafica Pubblicitaria, condotta da Albe Steiner, il nipote di Giacomo Matteotti, presso la Scuola Umanitaria famosa anche perché ha dato linfa vitale alla Scuola del Libro di Milano, gli svilupperà la passione e la voglia di lavorare per il mondo della comunicazione e della grafica. Gli interessi per questa sua passione lo coinvolgono e lo assorbono totalmente, non impedendogli però di sposarsi e di contribuire a mettere al mondo quattro figli. Un’esperienza di circa quattro anni come disegnatore tecnico presso aziende e studi di ingegneria e architettura e poi… il salto nel mondo della grafica pura!
La pubblicità e la televisione lo catturano definitivamente e per oltre un trentennio si occuperà, nel ruolo di Direttore Creativo, della comunicazione per le agenzie e le strutture promozionali nazionali e internazionali. Già che la tastiera del computer ha sostituito la sua veloce penna, ora che ha molto più tempo, si dedica totalmente alla scrittura creativa, dando la sua collaborazione a diversi portali, tra i quali: www.rossovenexiano.com, www.athenamillenium.it, e al suo blog personale www.francopucci-bricole.blogspot.com inoltre, come e-book sfogliabili, su www.issuu.com. Le sue ultime pubblicazioni sono: “Il volo del Gabbiano”, NarrativaePoesia Editore e “bricole”, edito in proprio.
Conosciamo meglio Franco Pucci.

D – Quali ricordi hai dei tuoi primi anni di scuola; i tuoi genitori, i tuoi insegnanti, incoraggiavano la tua predisposizione alla scrittura? Perché mai la scelta degli Istituti Tecnici?

R – I ricordi inevitabilmente spaziano lontano, arrivai alla prima elementare che già leggevo, ma ho avuto sempre incoraggiamenti dagli insegnanti soprattutto per quel che riguardava il disegno, era innata in me questa predisposizione. Amavo due materie in particolare, il disegno e la matematica, i numeri mi attraevano. Ma la scrittura si faceva strada in me soprattutto nei temi… La scelta degli istituti tecnici fu una scelta “obbligata” in un certo senso, era la via più veloce per arrivare a un diploma, poiché mantenermi agli studi a lungo non era nelle possibilità dei miei genitori. Ma tutto si capovolse quando iniziai a lavorare (molto presto a dire la verità avevo 17 anni), così abbandonai gli studi tecnici e mi dedicai alla grafica frequentando una scuola serale.
Ma la scrittura ardeva sotto la brace…
D – E poi l’incontro con il genio della grafica, Albe Steiner, che entrò nella redazione de Il Politecnico diretto da Elio Vittorini, creò il logo de La Rinascente, della Coop, eccetera. Quali ricordi hai di quel tuo Professore?

R – Uomo eccezionale e grafico di assoluto livello, fu divulgatore e insegnante di questa disciplina artistica in Italia assieme a Max Uber, Achille Castiglioni, Carboni. In quegli anni io lavoravo come grafico nello studio dell’Architetto Silvio Coppola, anche lui proveniente dal Convitto Rinascita. Il “professore” ha lasciato un’impronta importante nella mia formazione “artistica” anche se poi sono stato attirato dalla Pubblicità e dagli spazi e mezzi più ampi di comunicazione che la stessa offriva. Ero un animo inquieto già da allora…comunque nel 1969 Steiner mi chiamò all’Umanitaria e per un anno insegnai Tecnologia Grafica nel corso serale. È un ricordo molto vivo in me, nonostante siano passati diversi lustri.
D – Trovi cambiate le problematiche grafiche dell’epoca rapportate a queste attuali?

R –Le problematiche? Non credo. Sono cambiati piuttosto i mezzi ma soprattutto i supporti con l’avvento del computer. Ora, nell’era digitale, con i programmi di grafica che ti sollevano dalla manualità, togliendo così quell’impronta di capacità espressiva manuale, tutto è relativamente più semplice, più veloce. Ma più freddo, tecnologico, senza cuore. Rimpiango molto quei tempi, anche se ormai le mie mani sono un’appendice anarchica del mio corpo, fanno quel che vogliono e con somma fatica…Tutto è visto, mangiato, digerito in un amen, solo la fantasia può salvare la grafica, giunti a questo punto. L’artista, se c’è, è dietro una tastiera ed un mouse. Pennelli, colori, colla, bisturi e quant’altro, sono reperti storici oramai di una professione profondamente cambiata.

 

 

D – Dalla Grafica alla Narrativa; quali motivazioni ti hanno indotto a questo passo esistenziale?

R – Come ti dicevo era brace che ardeva dentro me. Ho iniziato scrivendo progetti creativi e script per spot pubblicitari, testi radio, ecc. quando ero ormai Direttore Creativo di Agenzie di Sales Promotion e Pubblicità. Alle soglie della pensione, dopo aver attraversato lo Stige di una malattia assassina, ho iniziato a scrivere così, per rivincita, per caso o per scommessa con me stesso…Chissà, forse sentivo la necessità di raccontarmi, di raccontare al mondo. Di lì l’incontro in Internet con un sito di poesie e narrativa fu l’evento scatenante. Da allora non mi sono più fermato, avevo trovato la mia dimensione e avevo molto tempo da recuperare…

 
D – La definizione di Poesia per Franco Pucci?

R – Il sito dell’anima. Se non sei “registrato” non vi puoi accedere, ma se lo sei e lo navighi allora…È la tua casa sulle nuvole, una volta chiuso il mondo dietro la porta non esci più. La sensazione che provi dentro di te è la stessa che provi quando segui ammirato le evoluzioni di un gabbiano. In altre parole: fantasia e emozioni in libertà.
D – Qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri?

R –Bella domanda, Michela. Scrivere e scrivere, senz’altro. Non ho ancora vuotato il sacco e ho il cuore ancora bambino nonostante tutto anche se i lustri si fanno sentire sempre di più, ma ho stretto un patto col tempo, io non lo insulterò più e lui chiuderà un occhio quando io gli ruberò gli anni a piccole dosi. Un libro cartaceo, poffarbacco! vorrei editarlo entro l’anno. Le mani mi hanno promesso che faranno giudizio per un po’ e così ne disegnerò la copertina. Poi si vedrà. Ci sono certi spifferi ormai lassù sulla mia nuvola e l’inverno incalza…

 
D – Nella laguna veneta è facile vedere le bricole che segnano la rotta alle gondole, i trampolieri, i gabbiani; molti autori hanno scritto sul gabbiano, ricordiamo velocemente Anton Čhecov, Vincenzo Cardarelli, e Franco Pucci che filosofia ha sul gabbiano?

R – Amore e stupore, ammirazione e disincanto. So che i gabbiani sono e sono sempre stati riferimento, se non “abito creativo” di moltissimi scrittori e poeti, famosi e non, ma per me, uomo “terraiolo” amante del mare, scoprire la laguna e innamorarmene è
stato un tutt’uno. E le bricole hanno sicuramente guidato e indicato i miei percorsi creativi. Però se quel gabbiano innamorato che ha messo su “casa” sulla cima di un albero del peschereccio ormeggiato nel canale a due passi da casa mia mi facesse dormire la notte sarei più contento…
Una riflessione sulla poesia di Cardarelli, mi porta ad un pensiero che forse anche Franco Pucci ha avuto:
………………………………………
E come forse anch’essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

Michela Zanarella