Francesco Zizola e Antonio Biasucci: scatti e narrazione

I fotografi presentano il lavoro personale e il frutto di un laboratorio con altri appassionati dell'obbiettivo

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Dalla serie Constellation. Ph: Francesco Zizola

Dal 27 aprile alle 18, nell’affascinante cornice del seicentesco Palazzo Borghese a Roma, la Galleria del Cembalo attende i visitatori con due appuntamenti di fotografia. Espone Francesco Zizola a Mare Omnis e Antonio Biasucci cura la mostra Epifanie/03.


I tabarchini e il Mediterraneo: due storie che si intrecciano


Cosa propongono la mostra di Francesco Zizola e il progetto di Antonio Biasucci?

Mare Omnis è visitabile fino al 30 giugno, presenta una raccolta di 22 fotografie di grande formato che sembrano raffigurare costellazioni lontanissime. In realtà sono tonnare, ossia reti da pesca inserite nel grande mare Mediterraneo fotografate da un drone. Strumenti che i tonnarotti, coloro che si occupano della mattanza, installano per catturare i pesci nella loro
migrazione verso la costa. Le immagini sono tutte realizzate nel mare del Sulcis, nella Sardegna Sud-occidentale, nella Tonnara di Portoscuso che in quelle acque opera da secoli. A affiancare la mostra, dopo il successo dell’edizione 2017, il LAB/per un laboratorio irregolare di Antonio Biasiucci torna negli spazi della Galleria del Cembalo con l’esposizione Epifanie/03. Anche nel difficile periodo della pandemia, il fotografo ha seguito gli allievi, in un costante
confronto, guidando ognuno di loro nella produzione di un progetto di ricerca personale. Un lavoro per assimilare un processo, un criterio, per arrivare a conquistare un proprio sentire, una propria autentica visione delle cose della vita.

Scatti di un mare che offre sostentamento

Nelle fotografie i punti bianchi sono boe e i fili argentati sono le cime che assicurano le parti galleggianti ai fondali. La mostra Mare Omnis documenta in maniera antropologica la vita vissuta in mare attraverso forme di pesca ancora manuali,
locali, sostenibili, secondo tradizioni centenarie. Indaga così il rapporto dell’uomo con la natura e la sua influenza sul mare declinato attraverso un linguaggio visivo articolato e complesso. Costruire gli strumenti di lavoro, gettare le reti in mare,
trascorrere giorni in attesa della pesca compongono quel patrimonio di sapere legato alla prossimità col Mediterraneo. Una
vita in rapporto con le acque che oggi è sostituito da metodi di pesca intensivi e industriali. Le immagini restituiscono, attraverso un quadro visivo potentissimo, il sentimento di una relazione simbiotica che ricuce la separazione tra uomo e natura delle società contemporanee.

Francesco Zizola: scatti che mostrano il mare come il cielo

Acqua che diventa paesaggio astratto, pesci colti nelle fitte reti immerse nel mare. La scelta della stampa in bianco e nero è fatta per stimolare l’immaginazione di chi guarda verso uno spaesamento percettivo. Il fotografo mette in atto un deliberato
inganno semantico per deviare i sensi utilizzando la memoria istintiva. Così, le grandi reti della tonnara finiscono ad assomigliare a cose diverse. Alcuni ci leggono dei dream catcher etnici, altri dei graffiti arcaici, altri ancora delle costellazioni nella notte. La serie si chiama infatti Constellation perché qualche fotografia è organizzata per rimandare a una visione del cielo con le stelle. In altre immagini già dalla prima inquadratura Zizola ha intravisto nelle forme di luce un quadro di Paul Klee, l’Angelus Novus. Il fotografo commenta il suo lavoro. “Trovo oggi più interessante usare la fotografia per invitare la nostra percezione e la mente su un piano immaginifico e simbolico, capace di procedere per metafore narrative. La narrazione per me è quella che riguarda il senso del nostro essere e del nostro agire”.

Fotografie e ambiguità nelle opere di Francesco Zizola

Le parole del critico letterario Roland Barthes possono offrire uno spunto per capire gli scatti di Francesco. “Qualunque cosa essa dia a vedere e quale che sia la sua maniera, una foto è sempre invisibile: ciò che noi vediamo non è lei.”
Cosa guardiamo veramente quando vediamo un’immagine? Cosa riconoscono i nostri occhi davanti ad esse? Sono le domande che ci poniamo osservando le fotografie di Mare Omnis. L’ambiguità è totale e Zizola sceglie di ragionare sul
paradigma del fotografico sapendo che le immagini hanno il meraviglioso compito di creare percorsi di significato. Devono pertanto dare origine a processi di consapevolezza nello spettatore. “C’è una verità estatica, poetica. È misteriosa e inafferrabile, e può essere raggiunta solo attraverso l’immaginazione e la stilizzazione. La fotografia ha il compito di aprire nuove possibili comprensioni della complessità della realtà”. La mostra è visitabile a Palazzo Borghese fino al 30 giugno.

Antonio Biasucci e LAB/per un laboratorio irregolare

La terza edizione del progetto è visitabile fino al 14 maggio. LAB/per un laboratorio irregolare nasce nel 2012
per rispondere all’esigenza di creare un percorso, di circa due anni completamente gratuito, rivolto a giovani artisti. Lo scopo è trasmettere un metodo costante di approfondimento e critica del proprio lavoro. L’esposizione Epifanie/03 proporrà circa 80 opere fotografiche realizzate da: Paolo Covino, Alessandro Gattuso, Valeria Laureano, Laura Nemes-Jeles, Claire Power, Ilaria Sagaria, Giuseppe Vitale e Tommaso Vitiello. Gli autori dell’iniziativa hanno raccontato la propria epifania, realizzando portfolio fortemente diversi tra loro sia per forme che per contenuti. Otto narrazioni, sguardi autonomi, progetti eterogenei guidati da un unico metodo.

Un’attività per scambiarsi conoscenze e considerazioni

Antonio Biasucci ha accompagnato i partecipanti all’attività. “Oggi restituisco quello che mi è stato dato, perché non ha senso che sia io solo a salvarmi. Metto a disposizione le mie conoscenze, affinché sia dato spazio, tempo e possibilità a altri di fare fotografia con un Laboratorio ispirato a Antonio Neiwiller. Considero il regista napoletano scomparso venticinque anni fa il mio maestro. Il Laboratorio produce immagini essenziali, nelle quali l’autore può trovare una parte di sé; sono immagini che si aprono all’altro. Dura circa due anni e è composto ogni volta da un gruppo eterogeneo di 8 giovani autori dove il confronto, lo scambio, l’empatia verso l’altro sono una premessa fondamentale. Ognuno deve trovare un proprio linguaggio. Hanno condiviso, mostrando fotografie di volta in volta, le loro esperienze di vita. Tutti erano resi partecipe, assistendo al processo artistico dell’altro”.