Forniture messe a rischio dal conflitto: eccone 5

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Il conflitto messo in atto dalla giornata di ieri causerà di certo molte conseguenze, prima fra tutte la crisi umanitaria. Ma anche diverse forniture essenziali saranno messe a rischio. Ne vedremo di seguito 5.

Quali forniture potrebbero essere a rischio?

Cominciamo col dire che Russia e Ucraina rappresentano una piccola parte delle importazioni delle principali nazioni manifatturiere, come Germania e Stati Uniti. Ciò non toglie però che da questi due Paesi provengano materie prime essenziali, oltre che energia per diverse catene di approvvigionamento. Se dovessimo fare previsioni, dunque, le forniture che leggeremo di seguito potrebbero avere problemi nel prossimo futuro.


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1. L’energia

Sappiamo che diversi Paesi dipendono dall’energia russa, cominciando dal gas che percorre molti gasdotti decisamente importanti. Effettivamente, potrebbe essere questa una delle ragioni per cui l’Europa non si è decisa tempestivamente riguardo la rimozione della Russia dal sistema di pagamenti internazionali SWIFT. Occorre aggiungere, però, che la Germania ha sospeso a tempo indeterminato il nuovo gasdotto baltico Nord Stream.

Gas e il conseguente aumento dei prezzi

Al momento, si ritiene, è improbabile che ci sia una sospensione completa del gas russo: tuttavia, anche interruzioni minime possono avere un impatto più grande. È pur vero anche, però, che le riserve globali erano già basse a causa della pandemia, e tutti possiamo vedere l’aumento esponenziale dei prezzi dell’energia. La conseguenza più diretta, dunque, sarà il notevole aggravio sulle tasche dei consumatori.

2. Il cibo

Anche i prezzi globali dei generi alimentari avevano già subito una aumento dallo scorso anno. Probabilmente, quindi, il conflitto non farà che esacerbare questo divario. Russia e Ucraina rappresentano da soli più di un quarto delle esportazioni globali di grano, e la sola Ucraina quasi la metà delle esportazioni di olio di girasole. Ci sono diversi Paesi dipendenti da queste colture: la Turchia e l’Egitto, ad esempio, importano da qui quasi il 70% di grano. La Cina dipende in larga parte dall’Ucraina per le forniture di mais. Senza dimenticare che la Russia è anche uno dei principali fornitori di ingredienti per i fertilizzanti. Le conseguenze, insomma, potrebbero essere nefaste per tutti.

3. I trasporti

Il settore dei trasporti ha già subito dissesti dalla recente pandemia. Il conflitto attuale potrebbe creare problemi maggiori. I più colpiti potrebbero essere la navigazione e le ferrovie: dal 2011, infatti, esistono collegamenti regolari per il trasporto di merci su rotaia tra Cina ed Europa. Anche se solo una piccola parte del trasporto totale tra i due continenti avviene in questo modo, è sempre in crescita. Al momento i treni sono dirottati dall’Ucraina, ma si pensa che ogni eventuale interruzione sarà ridotta al minimo.

Tariffe di trasporto

Anche premesso tutto questo, rimane il fatto che Paesi come la Lituania temono conseguenze peggiori a seguito delle sanzioni contro la Russia. Già prima dell’inizio del conflitto gli armatori tendevano a evitare le rotte del Mar Nero, e le compagnie assicurative richiedevano relative notifiche. Il trasporto di container nel Mar Nero è di nicchia, e uno dei terminal è Odessa: con l’eventuale interruzione di questo, gli effetti su importazioni ed esportazioni potrebbero essere serie. Infine i prezzi del petrolio: le tariffe di trasporto hanno già raggiunto picchi preoccupanti, e le cose potrebbero peggiorare.

Attacchi informatici

Non ultima, c’è la preoccupazione per gli attacchi informatici, che potrebbero bersagliare le catene di approvvigionamento globali. Sappiamo che il commercio dipende dallo scambio di informazioni online: se prese di mira le principali linee di navigazione o le infrastrutture potrebbero esserci grossi problemi. Ciò porterebbe ad una serie di eventi a catena difficilmente quantificabili.

4. I metalli

I due Paesi in conflitto sono leader nella produzione mondiale di metalli come nichel, rame e ferro. Ma sono anche tra i maggiori esportatori e produttori di neon, palladio e platino, materie prime essenziali. Anche in questo caso i prezzi sono aumentati: e non dimentichiamo che il palladio è utilizzato per diverse cose, per i sistemi di scarico automobilistici, ad esempio, per i cellulari, ma anche per le otturazioni dentali. Nichel e rame sono invece utilizzati nella produzione e nell’edilizia, e anche il loro prezzo è salito. Le industrie aerospaziali di Stati Uniti, Europa e Gran Bretagna dipendono dalle forniture di titanio russe: per questo, Boeing e Airbus si sono rivolti a fornitori alternativi.

5. I microchip

Di questo argomento abbiamo trattato più e più volte, in diversi settori. Se qualcuno aveva previsto un miglioramento nel 2022, il conflitto ha spazzato via le speranze. Interrompere la fornitura di detti microchip è una delle sanzioni minacciate dagli Stati Uniti: ma ripetiamo ancora una volta che Russia e Ucraina sono grandi esportatori di neon, palladio e platino, necessari per assemblare queste componenti. Il 90% del neon proviene dalla Russia: il 60% viene purificato in un’azienda a Odessa.

Fonti alternative

Esistono naturalmente fonti alternative, ma avranno necessità di investimenti a lungo termine per poter servire efficacemente il mercato globale. Al momento i produttori di chip hanno da parte scorte da due a quattro settimane in eccesso: ma un’interruzione prolungata potrebbe causare anche qui seri problemi.