Folco Quilici, addio al divulgatore del pensiero ambientalista

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Folco Quilici

Si è spento a Orvieto, all’età di 87 anni, Folco Quilici, documentarista e scrittore, videomaker ed esploratore ma soprattutto ambientalista.

Chi era Folco Quilici?

Il suo è stato un impegno di divulgazione ambientale che dagli Anni Cinquanta in poi non ha conosciuto sosta e che nel corso del tempo era stato anche premiato. I suoi film sul mare erano stati divulgati in tutto il mondo ottenendo prestigiosi riconoscimenti: , Ultimo Paradiso ricevette lOrso d’Argento al Festival di Berlino del 1956 mentre  Tikoyo e il suo pescecane fu insignito del Premio Unesco per la Cultura del 1961. Ancor prima, Sesto Continente fu Premio Speciale alla Mostra del Cinema di Venezia del 1954: raccontava la Spedizione Subacquea Nazionale nel Mar Rosso organizzata da Bruno Vailati tra l’ estate del 1952 e l’autunno del 1953. Fu il primo sorprendente documentario a colori nella storia della cinematografia subacquea italiana che divenne anche libro ottenendo il Premio Marzotto di Letteratura nel 1955.

Il ricordo

“Con Folco Quilici se ne va una delle figure più importanti del giornalismo, del documentarismo e della cultura italiana. Un pioniere in tutti i progetti che ha avviato, sempre anni avanti rispetto agli altri, un italiano innamorato del proprio paese e un ferrarese innamorato della propria terra in cui era l’erede della grande tradizione giornalistica del padre Nello”. Così ha commentato il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ricordando il grande documentarista figlio di Nello Quilici, anch’egli giornalista e scrittore morto tragicamente a Tobruck con Italo Balbo sul fronte libico durante la Seconda Guerra Mondiale su un aereo abbattuto per errore nella contraerea dell’incrociatore italiano San Giorgio.

Il lavoro di divulgatore scientifico

Con il suo straordinario lavoro di divulgazione scientifica, Folco Quilici ha dimostrato, soprattutto alle nuove generazioni che si può raccontare l’ambiente con gli strumenti mediatici: la televisione, i giornali, internet. Forme di valorizzazione dell’ambiente che raccontano il legame dell’uomo con la natura. Raccontare l’ambiente significa divulgarne le bellezze, dal paesaggio al mare, dalla montagna alla biodiversità ma descriverne anche le minacce: l’inquinamento, i rifiuti, la perdita di suolo coltivabile.

Cosa lascia

Un lavoro che parla di sentimenti e di scienza. Questo ha lasciato alle giovani generazioni Folco Quilici: un lavoro di divulgazione che parte dall’amore per l’ambiente e che racconta l’importanza di stimolare una coscienza ecologica per preservare le risorse e gli ecosistemi. Non a caso lo sviluppo sostenibile – come modello di sviluppo che si approccia alla tripla dimensione dell’ambiente, dell’economia e della società, sin dalla sua prima definizione ufficiale nell’ambito del Rapporto Bruntdland del 1987, afferma che  “è un modello di sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri”


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Il problema ambientale

Di fronte ai grandi problemi ambientali globali – la deforestazione, i cambiamenti climatici, l’inquinamento – la risposta è quella di una coscienza ecologica. “C’è una diffusa coscienza ecologica”, quante volte abbiamo sentito questa frase a proposito delle tante iniziative che vengono spacciate nel nome dell’ecologia: dalla benzina ecologica, alle nuove mode, alle automobili, alla plastica, alle più raffinate tecniche di trattamento dei rifiuti, eccetera. Ma esiste veramente una tale “coscienza”, consapevolezza, di quanto il nostro comportamento è o no in accordo con le semplici — ma terribili — leggi dell’ecologia ? (Giorgio Nebbia). La risposta deve essere globale. James Lovelock, scrittore e scienziato ambientalista britannico, quando elaborò  l’ipotesi Gaia, sintetizzò con un’efficace espressione l’approccio complesso ed olistico ai problemi ambientali : “il battito d’ali di una farfalla può far scatenare un uragano nell’altro emisfero”.

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