Flat Tax: debolezze e punti di forza

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Analizzata dall’istituto Bruno Leoni, annunciata in campagna elettorale dalla Lega, la flat tax al 15% è stata oggetto di notevoli discussioni nel talk politici e sui media nazionali. Ma che cos’è la flat tax? Quali benefici arrecherebbe? 

Flat Tax: il quadro costituzionale attuale

L’articolo 3 della Costituzione, secondo comma sancisce il principio di eguaglianza sostanziale che trova una sua specificazione nell’articolo 53 ultimo comma, secondo cui il sistema tributario è informato al principio di progressività. Dunque, all’aumentare del reddito, deve aumentare in modo più che proporzionale la pressione fiscale. 

Flat Tax: il sistema tributario vigente

Per soddisfare il principio di progressività, il sistema tributario vigente (quello IRPEF) prevede degli scaglioni di reddito ai quali vengono applicati aliquote crescenti in maniera più che proporzionale. Se, ad esempio, un cittadino rientra nel primo scaglione di reddito (fino a 15000 euro) , gli viene applicata un’aliquota del 23%. Se invece rientra nel secondo scaglione (da 15000 a 28000 euro), si applica un’aliquota del 28%. 

Flat Tax: come cambierebbe il sistema tributario?

Flat Tax in inglese significa letteralmente “tassa piatta”. Questo significa che una sua introduzione determinerebbe il superamento degli scaglioni di reddito e delle aliquote ad essi abbinate e la loro sostituzione con un’unica aliquota (fissata al 15% dai proponenti) valida per tutti i redditi. Così, se un cittadino avesse reddito 15000, 20000 o 23000, l’aliquota applicata sarebbe sempre la stessa: 15%. 

Flat Tax: è costituzionale?

Appare subito evidente che una Flat Tax pura sarebbe incostituzionale. Se, infatti, l’articolo 53 della Costituzione dice che il nostro sistema tributario deve essere informato a criteri di progressività (più guadagni, più paghi), appare subito evidente come un’aliquota unica per tutti i redditi non soddisfa questo principio costituzionale. Tuttavia, l’ostacolo giuridico può essere aggirato attraverso un sistema di deduzioni e detrazioni. Queste, però, per essere applicate dovrebbero tenere conto del reddito. Dunque, dovrebbero essere introdotti di nuovo gli scaglioni. 

Flat tax: la proposta del governo giallo-verde

Dati i vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea, la Flat Tax proposta dal governo giallo-verde sarà introdotta progressivamente nell’arco di questo triennio. Nella legge di bilancio 2019 si propone l’introduzione di un’aliquota unica al 15% per le partite IVA che guadagnano fino a 65000 euro e poi, nel 2020, sarà estesa a coloro che guadagnano fino a 100000 euro. Infine, nel 2021, la Flat Tax sarà estesa alle famiglie: gli scaglioni di reddito saranno ridotti a due (fino a 75000 euro ed oltre) e si applicherà un’aliquota del 23% ed una del 33%. Saranno previste anche le deduzioni e detrazioni: fino a 35000 euro sono previste detrazioni di 3000 euro per ogni componente famigliare, dai 35000 ai 50000 euro di reddito sono previste detrazioni di 3000 per i soli carichi famigliari, per i redditi superiori a 50000 euro non sono previste detrazioni. 

Flat Tax: le obiezioni

Varie sono le obiezioni sollevate dalle opposizioni. Dalla presunta incostituzionalità di un’aliquota fissa (che come visto si può superare), al grave ammanco di entrate fiscali che nell’immediato lo Stato avrebbe. Ma la critica più certa e fondata è quella secondo cui la Dual Tax avvantaggerebbe coloro che hanno redditi più alti. Vediamo come. In base al regime fiscale in vigore, chi guadagna 70000 euro annui dovrebbe pagare il 41% d’aliquota. Lo stesso soggetto, con l’introduzione della Flat Tax proposta, dovrebbe pagare solamente il 23% d’imposta. La riforma promette di essere più vantaggiosa per chi ha un reddito superiore. Se ad esempio un cittadino guadagna oltre i 75000 euro, secondo il sistema vigente dovrebbe pagare 24.520 euro più il 43% sulla parte oltre i 75000%. Con la riforma proposta, l’aliquota sarebbe del 33%.  

Flat Tax: i punti di forza

Il principale vantaggio della Flat Tax è quello di abbassare la pressione fiscale. Questa cosa, in pratica, è un sostegno indiretto al reddito delle famiglie e dunque ai consumi. Una manna dal cielo dato che l’Italia versa in una crisi di domanda interna. L’abbassamento della pressione fiscale ha però anche un secondo effetto positivo: riduce l’evasione fiscale. Infine, non dimentichiamo l’enorme semplificazione del regime fiscale. 

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