Fino a quando la mia stella brillerà

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fino a quando la mia stella brillerà

Fino a quando la mia stella brillerà è arrivato nelle librerie nel 2015, in occasione della Giornata della Memoria.

È il primo libro in cui  la senatrice Liliana Segre, l’autrice, racconta la storia del periodo vissuto al campo di concentramento di Auchwitz.

Sono nata il 10 settembre 1930. Il mio primo ricordo è un triciclo. Avevo quattro anni e ogni mattina, appena mi alzavo, montavo sul mio bolide e mi mettevo a scorrazzare avanti e indietro lungo il corridoio della casa dove abitavo con il mio papà e i nonni.

Quella di Liliana è una storia che inizia come quella di tanti altri bambini, in una famiglia che la ama, dove lei è felice nonostante abbia perso la mamma molto piccola. E’ coccolata dai nonnni e dal papà, con i quale ha un rapporto speciale.

In terza elementare Liliana si trova catapultata, a casua dell’entrata in vigore delle leggi raziali, in una vita completamente diversa, l’inizio di un incubo.

Era una sera qualsiasi. Stavamo a tavola. Io, papà e i nonni. Io ridevo e scherzavo come al solito. Però mi accorsi che c’erano tre paia d’occhi che mi guardavano ansiosi. (…) In quel momento mio padre parlò: “Liliana, sai che non puoi più andare a scuola…” “Ah, no?” gli dissi cercando un perché con gli occhi smarriti. Lui lo capì. “Perché ci sono delle nuove leggi per noi che siamo ebrei. Tu, come tutti i bambini ebrei, sei stata espulsa dalla scuola.” Espulsa. Avevo appena compiuto otto anni, era settembre e la scuola cominciava il 12 ottobre.

Inizia un vita difficile fatta di fughe, trasferimenti, nascondigli, e infine l’arresto e la reclusione nel campo di concentramento di Auschwitz, quando Liliana aveva solo tredici anni.

Uomini a destra e donne a sinistra. E poi non lo vidi più. Anche se vivessi altri cento anni, quel momento resterebbe indelebile, perché fa parte di me. Come papà.

Fino a quando la mia stella brillerà è un racconto vero, che si legge trattenendo a stendo le lacrime. Liliana Segre riesce anche a raccontare in modo quasi spensierato alcuni momenti, e trasmette un grande messaggio, che è diventato poi un suo obiettivo: cercare di rendere agevole anche ai più giovani un momento di storia difficile.

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