Fine dell’impero britannico in India

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Il 25 febbraio è avvenuto un fatto storico: la Corte dell’Aja ha messo fine all’impero britannico in India e nella fattispecie ha messo fine all’amministrazione della colonia inglese delle isole Chagos, situate nell’arcipelago indiano e ha ordinato di restituirle alle isole Mauritius.

Prima di discutere della sentenza in questione, sarebbe utile conoscere a grandi linee la storia delle isole Chagos.

L’arcipelago delle Chagos inizialmente faceva parte dell’impero francese, ma nel 1814 fu ceduto agli inglesi, dopo l’esilio di Napoleone sull’isola d’Elba.

L’arcipelago faceva parte delle isole Mauritus che ottennero l’indipendenza dal Regno Unito nel 1968, ma circa tre anni prima che ciò avvenisse, l’Inghilterra sottrasse il controllo del predetto arcipelago alle isole Mauritius. Come se non bastasse, una delle isole facente parte delle isole Chagos, l’isola di Diego Garcia, dal 1966 è sede di una base militare USA, costruita anche grazie al consenso degli inglesi stessi, dalla quale, per altro, partono gli aeri militari americani per le operazioni in Medio Oriente.

Ciò che però è assolutamente deprecabile e sanzionabile non solo da un punto di vista giuridico, ma anche da un punto di vista umano, è che per rendere possibile la costruzione della base, quasi 2000 persone che risiedevano lì, furono obbligate dagli inglesi a lasciare l’isola, per spostarsi nelle vicine Mauritius. Questo evento ha segnato l’inizio delle controversie tra i chagossiani e l’amministrazione inglese.

I chagossiani rivendicano il loro diritto di poter rientare in possesso delle loro terre, ma inglesi e americani hanno rifiutato di accogliere le loro richieste. Anzi, forse per impedire ulteriori rivendicazioni, non molto tempo fa, l’isola è stata dichiarata area marina protetta.

Tale escamotage trova conferma in alcuni rapporti del Foreign Office inglese secondo cui ” la creazione del parco marino protetto avrebbe interrotto le rivendicazioni degli ex abitanti dell’arcipelago di tornare sulle proprie isole, grazie al potere esercitato dalle potentissime lobby ambientaliste, assai più potenti degli avvocati chagossiani”.

Questi rapporti non hanno fatto altro che inasprire i rapporti tra gli ex abitanti dell’isole Chagos e il governo inglese.

Il governo di sua Maestà aveva promesso ai chagossiani che si sarebbe preso cura delle loro abitazioni in loro assenza. Ma a smentire le autorità britanniche, è stato un reportage realizzato dal quotidiano Guardian, in cui è stato mostrato l’abbandono in cui versano le case e le altre strutture presenti sull’isola.

Dal anno 2000 in poi, sono iniziate le battaglie legali per riprendere possesso delle terre natie, infatti proprio in quell’anno l’Alta corte del Regno Unito aveva espresso parere favorevole sulla possibilità per gli abitanti dell’arcipelago di riprendere possesso delle loro abitazioni ad eccezione dell’isola di Diego Garcia, poichè considerata zona militare.

Quattro anni dopo, Il governo inglese, in contrasto con la sentenza della Corte, ha opposto quelle che nel sistema giuridico anglosassone si chiamano prerogative reali, ossia materie sulle quali solo la Corona può decidere.

Alla luce di ciò, l’ Alta corte, nel 2008, ha stabilito che le isole erano di nuovo off-limits . Il caso dell’isola Diego Garcia è stato discusso anche a Starsburgo dalla Corte dei diritti umani che si è espressa, ultimamente, accogliendo le istanze dei chagossiani, i quali hanno chiesto di farvi ritorno.

Lo scontro tra Londra e le isole Mauritius si è svolto anche fuori dai tribunali: quest’ultime hanno dichiarato che il governo britannico le ha costrette a rinunciare alle isole Chagos per ottenere l’indipendenza; per converso, le autorità inglesi hanno replicato che la rinuncia è stata volontaria, e che gli abitanti sono stati indennizzati con quattro milioni di sterline.

Come si diceva all’inizio, Il 25 febbraio 2019 sembra che la Corte internazionale di giustizia dell’Aja abbia messo fine a quest’annosa disputa e abbia accolto le istanze dei chagossiani, esortando Londra a restituire l’arcipelago. Si legge nella sentenza: “Il Tribunale ha rilevato come il processo di decolonizzazione non sia stato condotto in modo coerente con il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Ne consegue come l’amministrazione britannica delle isole Chagos costituisca un atto illecito, comportando la responsabilità internazionale del suddetto Stato”.

Infine conclude il giudice Abdulqawy Yusuf: “La Gran Bretagna è ora obbligata a porre fine all’amministrazione delle isole Chagos il più presto possibile”.

La Corte ha poi soggiunto che l’amministrazione britannica delle isole viola la risoluzione 1514 delle Nazione Unite, che vieta espressamente lo smembramento territoriale delle colonie, prima che quest’ultime abbiano ricevuto l’indipendenza.

Sebbene il primo ministro mauriziano Pravind Jugnauth abbia salutato con soddisfazione questa decisione, che ha definito storica, non mancano le critiche alla sentenza, come quelle espresse dal ministro agli affari europei e americani del governo May che ha affermato che il parere della Corte è meramente consultivo, ed anzi l’esecuzione della sentenza metterebbe a rischio la sicurezza della Gran Bretagna e del mondo.

Va infine rilevato che per quanto attiene al rispetto della sentenza, per gli Stati Uniti potrebbe restare lettera morta, poichè sebbene firmatari dello Statuto di Roma (17 luglio 1998), essi non hanno ratificato il trattato che definisce la giurisdizione della Corte internazionale di giustizia dell’Aja.

In poche parole, le isole del Chagos devono essere restituite ai loro abitanti, ma per quanto attiene alla base militare americana situata nell’isola di Diego Garcia, che di fatto impedisce loro di rientrare nelle proprie case, è una partita ancora aperta.




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