Ferrovie dismesse: una rete di cammini e piste ciclabili

Vecchie ferrovie, binari abbandonati, ponti, gallerie, un viaggio all'insegna della sostenibilità e del turismo lento.

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Ferrovie dismesse

‘Binari Verdi’ è un progetto dell’Associazione Italiana Greenways, che ha come obiettivo quello di valorizzare e promuovere le ferrovie dismesse. Vecchi tracciati della Penisola non più attivi. Un’occasione per salvare dall’incuria un patrimonio che a suo modo è “artistico” e racconta un pezzo di storia.

Fatto di opere che collegavano città, borghi e villaggi rurali, ponti, viadotti e gallerie. Come pure stazioni e caselli. Un viaggio all’insegna della sostenibilità e del turismo lento. Visitare i luoghi restando appunto, in armonia con il territorio.

Ferrovie dismesse: una rete di cammini e piste ciclabili

A partire dalla fine del secondo conflitto mondiale, con l’avvento delle automobili, in Italia si è assistito ad un graduale e progressivo declino di antiche e affascinati linee ferroviare, realizzate principalmente tra la fine dell’800 e gli inizi del 900. Tale declino si è concluso con la loro inevitabile chiusura. Purtroppo travolte dal progresso che avanzava inesorabile.

Dopo decenni di abbandono totale, si è intrapreso un lungo e faticoso lavoro di recupero delle vecchie linee ferrate andate in rovina. Dal 2017 infatti, c’è una legge per dare uno strumento normativo che disciplina e favorisce il recupero dei vecchi tracciati ferroviari.

Su 7mila km di ferrovie dismesse fra ex concesse ed ex Ferrovie dello Stato, ad oggi sono stati recuperati circa 800 km di tracciati, trasformati in ‘greenway’, 500 dei quali al nord. Il recupero di questi che sono stati definiti “binari senza tempo” è svolto dai proprietari dei sedimi (le infrastrutture, nda.), Trenitalia, il gruppo Ferrovie dello Stato, e RFI la Rete Ferroviaria.

Una bella opera la sta facendo la Fondazione FS che ha recuperato delle linee storiche, dei convogli, e anche delle carrozze. Un lavoro che ha riportato chilometri e chilometri di linee ferroviarie dismesse a nuova vita, sotto forma di piste ciclabili o per il trekking, con piena fruizione dei luoghi passando dunque per la valorizzazione del territorio e favorendo il turismo sostenibile.

Perchè le abbiamo dimenticate, diventando così delle ferrovie dismesse?

Sono dimenticate perché, col tempo, hanno perso di importanza. Queste linee sono state tagliate negli anni ’80. Definite dai governi di allora dei “rami secchi”, con la complicità del gruppo delle Ferrovie dello Stato. È un patrimonio cospicuo, capillare, unico e prezioso. È una vera follia avere tagliato tutte queste ferrovie, specialmente quelle minori. Quasi sette mila chilometri, in Italia.

Dove si trovano le ferrovie dismesse

Le più belle sono quelle lungo gli appennini, nel centro sud. Ma in tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia hanno tagliato luoghi e paesi, isolando paesaggi. Da nord a sud, passando per le isole, abbiamo selezionato una serie di strade ferrate. Questi percorsi per svariati motivi rappresentano delle vere e proprie opere d’arte (per tracciato, ingegneria, ponti, gallerie, dislivelli). E vi assicuro che la scelta non è stata per niente semplice.

Spoleto – Norcia

La Spoleto – Norcia, aperta nel 1926, è lunga 50,988 Km. Nel periodo tra il 1944 e il 1945 subì un’interruzione per i danni di guerra. Solo recentemente è stata trasformata in un’affascinante greenway, a seguito di un’attenta opera di restauro delle numerose gallerie e viadotti presenti lungo il tracciato. Dei numerosi fabbricati delle ex-stazioni solo quella di Spoleto è stata trasformata in un piccolo museo sulla ferrovia che fu.

Il bello di questa ferrovia tra l’altro, è che, oltre a fare mobilità dolce a cavallo, a piedi e in bicicletta, c’è anche il fiume che corre adiacente, su si fa rafting anche con le persone con dei bisogni speciali.

Spoleto - Norcia

Tollo Canosa Sannita – San Salvo

La Tollo Canosa Sannita – San Salvo del 1863, dismessa a seguito della realizzazione del raddoppio dei binari e all’ammodernamento dell’intera linea, fino alla sua totale chiusura avvenuta nel 2005. Al suo interno vi è il tragitto che andava da Ortona a Vasto che correva costantemente in riva al mare.

Treviso – Ostiglia

La Treviso – Ostiglia è una delle più lunghe linee dismesse. Misurava ben 114,39 km, e inaugurata nel 1925. Era principalmente utilizzata per esigenze militari, come il passaggio dei treni diretti ad Auschwitz e il trasporto di merci. La linea a seguito dei bombardamenti del 1944 fu interrotta per poi essere riaperta, ma solo per brevi tratti e mai per intero. Oggi la linea è stata quasi interamente convertita in un percorso ciclopedonale e molti stabili delle ex-stazioni sono divenuti abitazioni private o sono in fase di restauro.

Imperia Porto Maurizio – Bordighera

Aperta nel lontanissimo 1872 e dismessa nel 2001 è quasi totalmente riconvertita in una pista ciclopedonale con gallerie illuminate. Dell’intera linea la parte che va da Imperia a Ospedaletti è la tratta più affascinante grazie al suo passaggio a ridosso del mare

Nelle Marche c’è la Fermo-Amandola. Fa parte del progetto della Porto San Giorgio – Fermo – Amandola, che dovrebbe congiungersi con la Spoleto-Norcia. Questo è un progetto al vaglio del Ministero dei Trasporti.

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