Ferrari Testarossa: sex symbol a 4 ruote, anni 80

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ferrari testarossa

Qualche tempo fa, vi parlavamo del progetto dell’azienda Fioravanti di portare a nuova vita un simbolo dell’automotive degli anni 80, la Ferrari Testarossa. Svelata a Parigi nel 1984, questa hypercar è diventata un simbolo di un’epoca passata, nella quale la stravaganza e gli eccessi erano la regola e non l’eccezione. Le sue linee senza tempo ammaliavano il pubblico generalista, le sue performance facevano breccia nel cuore dei piloti. La sua presenza nella cultura di massa, dalle apparizioni nel telefilm “Miami Vice”, alla comparsa nel celebre videogioco “OutRun” l’hanno consacrata. Oggi, vi raccontiamo delle sue origini e del suo sviluppo.


Fioravanti fa rinascere la Testarossa in un restomod


Come nasce la Ferrari Testarossa?

Tra i progettisti che hanno dato vita alla Testarossa, non possiamo non citare Leonardo Fioravanti. L’ingegnere lavorava all’epoca per Pininfarina, incaricata di realizzare una linea che richiamasse la 512 BB (Berlinetta Boxer). Il celebre carrozziere fece una magia, con quel frontale piatto ed aerodinamico, le prese d’aria NACA “rivedute e corrette” con quelle linee di continuità tra la portiera ed il parafango posteriore. L’obiettivo era quello di ren interpretare in chiave moderna le forme della BB. La meccanica si componeva di soluzioni innovative. Una di queste nacque dall’intuizione di Fioravanti, il quale introdusse una soluzione mutuata dalla Formula 1. Solitamente, le hypercar a motore centrale avevano il radiatore montato anteriormente, con grossi tubi che passavano ai lati dell’abitacolo. Oltre ad appesantire il veicolo, questa soluzione scaldava gli interni e riduceva l’efficienza del raffreddamento. Fu così che Fioravanti propose un radiatore sdoppiato, uno per ogni lato, da sistemare dietro alle portiere. Una soluzione che rendeva l’impianto meno pesante, meno complesso, più efficiente e meno “invasivo” per il comfort di guida. Inizialmente, come racconta lo stesso Fioravanti, gli ingegneri si opposero ad una soluzione così radicale. Ma i vertici Ferrari, sempre aperti all’innovazione, diedero il nulla osta.

Il cuore da corsa

Il motore derivava dalla 512 BB, a sua volta mutuato dall’esperienza in F1 con le 312T. Caratterizzato dai coperchi testa di colore rosso (da cui il nome della macchina), questo 12 cilindri a V di 180 gradi aveva diverse migliorie (come le teste modificate, l’iniezione meccanica Bosch K-Jetronic a controllo elettronico, e le quattro valvole per cilindro) che ne aumentò la potenza a 390 CV. Il cambio aveva la stessa posizione che sulla BB, ossia sotto il motore, seguendo uno schema già edito della Mini classica. Tale ubicazione permetteva di compattare l’intero “gruppo”. Le sospensioni erano a quadrilateri deformati, con doppio ammortizzatore per aumentare la rigidità dell’insieme. La scocca tubolare in acciaio rendeva la Testarossa rigida, ma anche leggera. Il peso complessivo era di 1506 Kg, quasi simile alla vecchia BB.

Della Testarossa la Ferrari ha venduto 7.177 unità: un ottimo numero per un’auto tanto esclusiva. Inoltre, il Cavallino ha realizzato ben cinque esemplari della Spider, tutti su commissione (tra i committenti c’era l’Avvocato Gianni Agnelli). Questa speciale super rara è la protagonista di “OutRun”, il videogioco arcade tra i più famosi degli anni 80: chi non ci ha mai giocato almeno una volta nella vita, con le 100 lire da mettere nella gettoniera…a proposito di denaro, quanto vale? Il listino del 1984 indicava il prezzo di 164 milioni di lire, oggi un esemplare può costare fino a quasi 140 mila Euro.