Fermi a un passo dal confine perchè manca il gasolio

Avere magazzini pieni di merce da portare in Ucraina non serve se poi non hanno i soldi per mettere carburante nel camion. Roman ci spiega perché i soldi sono importanti

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Ci sono posti a un passo da confine che sono più vicini alla guerra di altri. Non serve sentire le bombe per sapere che la guerra è lì. Basta guardarsi in torno. A volte devi cercare un po’ di più e guardare oltre le porte chiuse. Come oggi. Quando con Vladimir siamo andati a Przemysl, posto ormai famoso in Italia per motivi che non voglio nemmeno ricordare.
Qui abbiamo incontrato Roman che con un suo amico sta facendo l’impossibile per salvare la sua gente. Lui è ucraino, di Chernihiv. Raccolgono alimenti, beni di prima necessità, medicine. Caricano un camion e lo mandano a oltre 800 chilometri dal confine polacco. A nord di Kyiv. Non ci dicono la strada, è pericoloso condividere certe informazioni. Ma ci vogliono giorni, perché le strade non esistono più, i ponti non esistono più. Al loro posto ci sono le mine e i guadi e i posti di blocco. E i russi.

Hanno già mandato diversi camion. Alcuni sono arrivati. Uno lo hanno perso. L’autista è salvo ma la merce è persa. Ma non si arrendono. Devono portare altra merce alla loro gente. Devono dare da mangiare a chi è ancora in città. È la loro resistenza, la loro forza. Quel carico vale la loro vita e quella di tutte le persone che dipendono da loro. Hanno tutto in magazzino. Merce che arriva da ogni parte del mondo: Spagna, Italia, Germania, UK, Svezia, USA, Grecia. Tutti mandano qualcosa. E quando manca qualcosa la comprano con i loro soldi. Risparmiano dormendo in un museo. Non risparmiano le proprie forze. Sono solo in due a scaricare e caricare ogni volta. Ci chiedono una mano. Non a scaricare ma a trovare aiuto per farlo. Più sono prima finiscono, prima partono. Meno giorni passano da un carico all’altro meno possibilità danno ai russi di prendere Chernihiv. Non vogliono che si ripeta quanto successo a Mariupol. Gli servono braccia per fare presto. E una cosa che nessuno può spedire in bancale: il gasolio.

Muovere un bilico per quelle strade richiede dai 400 ai 500 litri di gasolio. E per averlo ci vogliono soldi. Un litro di gasolio in Polonia costa circa 1,40 euro. Settecento euro per portare speranza a 800 chilometri dal confine. Settecento euro che non hanno. E che devono trovare. Non una volta. Ma tutte le volte che serve fino a quando questa guerra non finirà.

Giro per il magazzino e resto scioccata dalla massa di bancali che hanno ricevuto. Ma mi dicono che ne hanno un altro di magazzino, più grande. Quando aprono non riesco a credere a quello che sto vedendo. Centinaia di bancali con merce di ogni tipo, scatoloni con fogli che indicano il tipo di contenuto. Tutto classificato per essere meglio caricato e distribuito.

Ma qui, a un passo dal confine, la guerra c’è anche senza le bombe e a ricordarlo ci sono centinaia di stampelle e sedie a rotelle da caricare sul camion. Perchè la guerra, quando non uccide, ferisce. E loro devono pensare anche a fornire quello che noi, occidentali che ci lamentiamo dal divano, possiamo ordinare su internet e pagare con Paypal ricevendo tutto a casa il giorno dopo. I feriti devono essere curati e quindi stampelle, bende, flebo, sedie a rotelle.

Gli chiedo cosa altro possiamo fare per loro ora. Mi rispondono che dobbiamo smettere, noi occidentali, di spendere soldi e mandare camion di roba. Costa tutto troppo. La merce in occidente costa più che qui in Polonia. La logistica costa: trasporto, noleggio, gasolio. E spesso arrivano cose che poi non servono. O troppo di una cosa e nulla di altro. Se tutti mandassimo invece la nostra parte di soldi loro potrebbero comprare il doppio, spendere per quello che serve di volta in volta e comprare gasolio. Perchè in Ucraina non ce n’è e devono averlo prima di uscire dalla Polonia. Oggi gliene abbiamo presi 300 litri. Ma non bastano per partire. Ne serve altro.

Come Roman sono tanti gli ucraini che sono all’estero che cercano di aiutare il loro paese inviando aiuti sul posto. Dobbiamo aiutarli. La loro sopravvivenza dipende anche da come decideremo di farlo.