Femminismo vs Corona: gli effetti della pandemia sulle donne

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Mentre il mondo “post-virus” cerca di plasmare un nuovo modello di vita sulla base del distanziamento sociale, William Shakespeare, nel 1600, concepiva alcuni dei suoi capolavori (come Re Lear e Macbeth) durante la peste di Londra. Di certo, mentre la “quarantena” lo obbligava a restare a casa, non doveva occuparsi di cucinare. Tra smart working e scarso supporto istituzionale, infatti, sono le donne le più danneggiate dal virus.

Covid19, una sconfitta per il femminismo

La pandemia ha cambiato per sempre le nostre vite, dalla quarantena alla ripresa delle attività in un mélange tra video chiamate su Zoom e uffici colmi di check points con igienizzanti anti batterici, nulla è più lo stesso. In questa irreversibile trasformazione della vita “vera” in una dimensione “sfocata” e tutt’altro che “tangibile”, donne e uomini non hanno avuto lo stesso trattamento dal virus.

La quarantena ci ha catapultato in un modo virtuale. Lavorare da casa, seppur in comodità con una cravatta in bella vista e le pantofole ai piedi, non ha avuto grandi benefici sulle ultime conquiste del femminismo.

I danni della quarantena sulle donne

Le coppie hanno dovuto fare i conti l’educazione dei propri figli senza alcun supporto istituzionale. Una recente ricerca condotta in Australia, dall’Università di Melbourn, dimostra come le coppie con figli abbiano impiegato sei ore extra nella cura e nella supervisione dei loro bambini, con le donne ad occuparsi più di due terzi di questa attività.

La chiusura delle scuole nell’ultimo semestre dell’anno scolastico 2019/2020, inoltre, ha costretto una fetta più grande di donne che di uomini a sacrificare il proprio posto di lavoro. “Il virus ha le potenzialità di essere un disastro per l’uguaglianza di genere e il femminismo”, racconta Caroline Whaley, che da sempre lavora per migliorare il “gender balance”. “Prima della pandemia, molte coppie avevano trovato un equilibrio che permetteva ad entrambe le parti di lavorare in quanto qualcun’altro si prendeva cura dei loro figli per gran parte del tempo. Con la chiusura di scuole, campi estivi, palestre, quel tempo è stato affidato interamente a loro” continua.

In questa drammatica situazione, la probabilità che siano le donne ad abbandonare la propria carriera è senza dubbio maggiore della possibilità che sia l’uomo a farlo. Perché? Una donna guadagna meno di un uomo, quindi non sarebbe una mossa “ragionevole”. “Inoltre, si sa che determinate attività si legano indissolubilmente alla parola “mamma”, non è vero” diranno i vostri compagni o i vostri datori di lavoro.

A questo, si aggiungono i dati terrificanti di maltrattamenti e violenze di genere subiti duranti i mesi di quarantena. Le chiamate al numero verde 1522 durante il lockdown, secondo i dati Istat, sono state 5.031, il 73% in più sullo stesso periodo del 2019.

Il virus ha sottolineato una disuguaglianza di genere già esistente

Sarebbe bello poter dire che è tutta colpa del Covid19, il quale, per’altro, è stato accusato dei cedimenti di quelle dighe che per tanto, troppo tempo, ostacolavano l’esplosione di acque in tumulta. La verità, però, è che le disuguaglianze di genere esistevano prima della pandemia.

Le donne dovevano già occuparsi della dimensione casalinga più di quanto facessero gli uomini; sempre le donne, in quanto madri, avevano il compito di “pre”-occuparsi dei figli più dei loro padri. Inoltre, se un gender gap nella retribuzione lavorativa spinge più donne che uomini a lasciare il proprio lavoro durante la quarantena, c’è da chiedersi perché, prima della stessa, donne e uomini percepivano un salario diverso?

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