Femminismo: quattro approcci da evitare

Credere che il femminismo sia sempre inclusivo è profondamente sbagliato: alcune branche estremiste del femminismo finiscono per essere discriminatorie tanto quanto la mentalità patriarcale che vorrebbero combattere. Vediamo quali.

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Femminismo

Come molte ideologie, il femminismo nasce con le migliori intenzioni. Ma rischia di perdersi lungo la strada a causa di alcune branche estremiste che diventano a loro volta discriminatorie nei confronti di alcune categorie di persone. Ma quali sono questi tipi di femminismo “tossico”?

Quanto è diffuso oggi il femminismo?

Il femminismo “della terza ondata” è molto diffuso, al giorno d’oggi. Il 61% delle donne americane si dichiara femminista. E coinvolge anche gli uomini. Chi porta avanti questo tipo di idee, infatti, crede che anche gli uomini siano vittime, spesso inconsapevoli, del sessismo e della mentalità patriarcale. Si tratta, dunque, di un femminismo “inclusivo”, che si occupa non solo dei diritti delle donne, ma anche di quelli degli uomini e di quelli delle persone transessuali. Ma, negli ultimi anni, sono emersi altri approcci al femminismo che, al contrario, finiscono per essere aggressivi e discriminatori tanto quanto la mentalità maschilista che sperano di combattere. Vediamo quali.

Femminismo bianco

È tristemente appurato che, nella nostra società, i bisogni dei bianchi tendono ad avere la priorità, e il femminismo non fa eccezione. Tanto da rendere necessario coniare un nuovo termine, “femminismo intersezionale”, per indicare quella branca del femminismo inclusiva nei confronti delle donne nere. Purtroppo, però, anche questa intersezionalità finisce, il più delle volte, per tradursi in un nulla di fatto.

Abbandonare il cosiddetto femminismo bianco significa riconoscere i bisogni delle donne nere e rendersi conto che tali bisogni possano essere differenti, se non addirittura in contrasto, con quelli delle donne bianche. A questo scopo, vale la pena informarsi sul lavoro delle femministe nere che, fin dai giorni del femminismo della prima ondata, si sono battute per un’organizzazione più inclusiva.

Per chi è ferrato in inglese, può essere interessante l’ascolto del podcast Amended, di Humanities. Il podcast esamina la storia del suffragio femminile, visto attraverso l’obiettivo delle donne nere, delle donne native, di quelle immigrate o delle appartenenti alla classe operaia. Si tratta di un eccellente esempio di come la tendenza delle donne bianche e benestanti nel dare la proprità a se stesse abbia plasmato la percezione del femminismo all’interno della società.

“Radicale” trans-esclusivo (TERF)

Le donne transessuali o transgender sono donne. Come dovrebbe essere ormai chiaro a tutti, il genere di appartenenza non sempre coincide con il sesso biologico. Le femministe TERF si battono contro questa inclusione, discriminando le donne trans e negando loro l’identità femminile.

Il femminismo trans-esclusivo, noto anche come “critico di genere”, nasce già agli inizi degli anni ’70, quando alcuni gruppi di femministe minacciarono di reagire con violenza contro le donne trans che, a loro dire, si infiltravano senza diritto negli ambienti femministi e lesbici. Alcune finirono per allearsi con i conservatori pur di limitare i diritti delle persone trans, escludendole, ad esempio, dai rifugi per senzatetto. È inutile ribadire quanto questo approccio sia tutt’altro che positivo, e finisca per essere ingiusto tanto quanto le discriminazioni che pretende di combattere.

#Girlboss

Il movimento #Girlboss ha diversi punti in comune con il femminismo bianco. Si concentra, infatti, sull’elevare le donne, in particolare le donne bianche, in cima alla “catena alimentare” sociale. Riconoscere che molte delle strutture su cui facciamo affidamente sono intrinsecamente oppressive e corrotte non significa, tuttavia, che la soluzione sia mettere le donne al vertice delle stesse strutture.

Il movimento #Girlboss è un modello costruito e perpetrato da donne bianche della classe media e alta, il cuo obiettivo principale è salire in cima alla scala aziendale. Una volta arrivate in cima, però, le stesse fanno poco per migliorare la vita materiale di chi resta bloccato in fondo.

Le femministe #Girlboss finiscono, in definitiva, per abbracciare la stessa mentalità capitalista che attualmente vessa la nostra società.

Femminismo performativo

Nell’era dei social network, anche il femminismo rischia di scadere nella superficialità e ridursi ad una mera questione di post e di hashtag. Il femminismo performativo porta le persone a credere che, per definirsi parte integrante del movimento, basti assicurarsi che le proprie convinzioni siano ben note e comprese dagli altri, indipendentemente dal fatto che abbiano effettivamente fatto qualcosa per sostenerle.

Questo tipo di semplificazione del movimento facile da digerire è il motivo principale per cui, oggi, questa ideologia è abbracciata da molte più persone rispetto alle generazioni passate. Ma, sfortunatamente, questo ha anche notevolmente ridotto la comprensione delle sfumature e delle complicazioni del movimento. Questo rende chi si avvicina al movimento per la prima volta più suscettibile di cadere nei vari tipi di femminismo “tossico” sopra descritti.

Il femminismo dovrebbe estendersi oltre i profili social e tradursi in azioni, per diventare un impegno concreto che coinvolga la politica, la comunità e l’istruzione.