Femminicidi: 7 donne uccise negli ultimi 7 giorni

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Dopo gli ultimi due femminicidi nella sola giornata di Ieri, nel Bresciano e nel Cosentino, interviene la presidente della rete nazionale dei centri antiviolenza: «Chiediamo un appello concreto delle istituzioni»

«Non è più accettabile contare il numero dei femminicidi in Italia. È indispensabile che le istituzioni tutte si facciano carico della mattanza cui stiamo assistendo, con urgenza e concretezza». A dirlo è Antonella Veltri – presidente di D.i.Re, la rete nazionale dei centri antiviolenza -, al termine di una giornata che ha visto altri due femminicidi, in provincia di Brescia e di Cosenza, sette donne uccise in sette giorni.

«Dalla magistratura alle forze dell’ordine, siamo tutte e tutti coinvolte/i», prosegue Veltri. «Noi siamo in prima linea, ma i centri antiviolenza da soli non bastano. Tanto più che sta per chiudersi il 2021 e del nuovo Piano nazionale antiviolenza, scaduto nel 2020, finora abbiamo solo sentito parlare».

«Chiediamo un impegno concreto perché si mettano in campo nell’immediato misure per affermare il rispetto dei generi e prevenire la violenza alle donne, partendo da quanto prevede la Convenzione di Istanbul, che è legge dal 2014 ma resta sostanzialmente inapplicata. E a pagare con la vita sono ancora una volta le donne», conclude la presidente di D.i.Re.

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Dal primo gennaio al 5 settembre, dei 186 omicidi avvenuti in Italia, in 76 casi (uno ogni tre giorni) le vittime sono state donne: quasi tutte (66 su 76) sono state uccise in ambito familiare/affettivo, incluse le 47 che hanno trovato la morte per mano del partner o dell’ex, come si legge nell’ultimo report del Servizio analisi criminale, presso la Direzione centrale della Polizia criminale. Se si sommano le altre vittime di questa settimana, si supera il drammatico numero di 50.

Solo a livello statistico rileva il calo dell’8% rispetto allo stesso periodo del 2020 (83 femminicidi), in cui complessivamente si è registrato il 5% di omicidi in meno. Nel 2020 le chiamate al 1522, il numero di pubblica utilità contro la violenza e lo stalking, sono aumentate del 79,5% rispetto all’anno precedente, sia per telefono, sia via chat (+71%). Con un boom da fine marzo 2020, in corrispondenza del lockdown scattato per la pandemia.

Guardando più indietro, il 2018 si era chiuso con 141 donne vittima di omicidio volontario, e il 2019 con 111, l’88,3% delle quali uccise da una persona conosciuta: quasi metà dal partner, l’11,7%, da un uomo con cui erano state in passato, il 22,5% da un familiare (inclusi i figli e i genitori) e il 4,5% da un conoscente, un amico o un collega.

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Nemmeno di fronte all’ultima devastante ondata di femminicidi, Salvini e Meloni hanno detto qualcosa, come accade quasi sempre quando c’è di mezzo un assassino italiano e un omicidio commesso tra le mura domestica. Intanto le donne continuano a morire nell’indifferenza, coi giornali che chiedono loro di difendersi o denunciare, mentre mai nessuno chiede ai maschi di smettere di uccidere.

Stamattina Matteo Salvini ha chiesto nuovamente le dimissioni della Ministra dell’Interno Luciana Lamorgese mentre la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha dichiarato: «il Governo non ha fatto nulla, come ormai è prassi nell’era Lamorgese. Cos’altro deve succedere per sostituirla con qualcuno di più capace?».

Il Corriere della Sera nella sua newsletter per abbonati oggi scrive: “Ma il tema dei corsi di autodifesa gratuiti, che ogni tanto viene tirato fuori dalla politica, andrebbe forse riesaminato”. Sì, certo, riesaminato per poi essere scartato: come pensiamo di risolvere anche solo in parte il problema addestrando le donne a menare le mani? Forse semmai dovremmo insegnare agli uomini a non uccidere.

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La Stampa sempre stamattina titola: “I femminicidi non finiscono mai. Sonia stava per denunciarlo, accoltellata dal marito”. La vittima non solo viene privata del cognome, ma viene sottolineato nel titolo il fatto che non abbia denunciato, come se la denuncia da sola bastasse a proteggere le vittime di violenza. Anche Repubblica titola: “Assassinate dai mariti altre due donne. Il pm: denunciate subito”.

Questo non significa che le donne non devono denunciare, ma che se vogliamo che le donne denuncino lo Stato deve intervenire immediatamente con corsi di formazione per giudici, magistrati, psicologi, periti e con un serio piano di contrasto alla violenza di genere che deve partire dalle scuole di ogni ordine e grado.

Peccato che siano proprio i partiti guidati da Matteo Salvini e Giorgia Meloni a opporsi a qualsiasi forma di educazione sessuale o all’affettività per i nostri bambini e per i nostri ragazzi. Lo spauracchio della così detta “teoria gender” (che altro non è se non lo studio e il rispetto dei valori della diversità, dell’uguaglianza e della lotta a qualsiasi forma di oppressione legata al genere, al sesso e all’orientamento sessuale) viene tirato in ballo ogni qual volta si accenna a questo argomento.

Intanto le donne continuano a morire e a patire le conseguenze della violenza di genere sistematica senza che nessuno faccia davvero qualcosa, mentre i leader dei principali partiti di maggioranza e di opposizione impiegano il loro tempo (e il nostro denaro) a fare propaganda per le prossime amministrative.