Federico Ercoli: quando il pianoforte mette le ali

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“Quando ero piccolo mi dicono che volessi suonare il pianoforte, infatti non feci nemmeno il cosiddetto “giro degli strumenti”. Iniziai subito con quello.”

Federico Ercoli, classe 1995 e originario di un piccolo paesino in provincia di Cremona, Agnadello, sarà da oggi fino al primo di Giugno l’unico rappresentante italiano del “Kyoto International Music Students Festival 2017”. L’evento, che come avrete capito si tiene dall’altra parte del globo, vedrà esibirsi un numero di 102 studenti provenienti da 22 scuole di musica a livello mondiale, e tra questi vi sarà appunto anche lui, Federico, che si esibirà come pianista e che sarà il “porta bandiera” della nostra nazione a Tokyo.

E’ difficile scrivere questo pezzo in modo “oggettivo” come la posizione richiede di fare. Benché ormai siano passati anni, i ricordi che vedono Federico intento a spiegare cosa fosse un accordo o come si posizionassero le mani sulla tastiera di un pianoforte a dei ragazzi che nulla sapevano di musica se non le “top hits” dell’estate 2011, sono ancora vividi, quasi tangibili. Scambiando poi parole prima dell’intervista che segue, ci si rende conto di come quel ragazzo che già all’epoca, aveva solo 16 anni, sapeva interpretare pezzi di alta musica classica senza spartito, sia solo divenuto molto più bravo, mantenendo con sé quello spirito buono che l’ha sempre contraddistinto.

Giunto però a questo punto preferisco lasciare a voi la scoperta di questo ragazzo, che con sforzi e sacrifici è davvero riuscito a fare della propria passione la sua strada nella vita. L’augurio è che possa mostrarsi su quel palco per quello che è: un ragazzo sereno, con la luce negli occhi all’ascolto di due note e con una grinta da leoni.

E chi può dire che tra qualche tempo non li si possa trovare seduto, dietro ad un pianoforte a coda, nell’orchestra dell’Ariston di Sanremo?

Come ti è nata la passione per la musica? E quando hai deciso di renderla fondamentale nella tua vita?

Non esiste una vera e propria nascita, è stata semplicemente la crescita e l’evoluzione di un’attrazione che c’è sempre stata: fin da piccolissimo giocavo con una piccola armonica a bocca. Quando volgo indietro il mio sguardo, cercando di osservare e indagare il percorso svolto finora, mi ritrovo in due disposizioni d’animo differenti: una cronologica e una emotiva. La prima può essere raccontata con alcune immagini essenziali: il vecchio pianoforte a muro color noce scuro, presente nel salone di casa fin da prima della mia nascita e sul quale ho “giocato” per tutta l’infanzia. Il giorno in cui in seconda media ho preso la decisione un po’ folle di sostenere l’esame di ammissione al Conservatorio di Milano. I concerti annuali in memoria del mio caro zio Gigi Riboni, che hanno scandito la mia faticosa crescita artistica nella splendida cornice della Chiesa di San Bernardino ad Agnadello. Il giorno in cui, con un misto di incoscienza e fermezza, ho deciso di lasciare l’università per dedicarmi totalmente allo studio della musica. La disposizione emotiva non fa altro che collegare e dare senso a queste immagini, e racchiude la mia crescita umana e spirituale, accompagnato da mio zio e dai miei genitori, che mi hanno insegnato l’amore per la musica e per il lavoro.

Sei stato scelto per il Kyoto International Music Students Festival 2017, in Giappone; sicuramente un traguardo importante, ma come hai ottenuto la possibilità di partecipare? Quali sono stati i passaggi che ti hanno condotto lì?Il tutto è molto più semplice di ciò che possa sembrare. Una sera, prima di dormire, ho controllato la posta elettronica. Era arrivata una email dal Conservatorio, una delle tante che ogni giorno arrivano tramite la mailing list. L’oggetto era, appunto, il bando di audizione per il Festival di Kyoto. Dopo averlo letto ho notato che il programma obbligatorio comprendeva la Sonata, Op. 13 di Beethoven, che proprio in quei giorni stavo studiando. Ho dunque deciso di prendere la palla al balzo e studiare gli altri due pezzi del programma, il Grande Valse Brillante, Op. 18 di Chopin e il Piccolo Valzer per pianoforte di Puccini, e di iscrivermi dunque all’audizione. Poi ogni cosa, con studio e convinzione, è venuta da sé.

Per coloro che non lo conoscessero, cos’è l’International Music Students Festival?Il Festival è una prestigiosa rassegna internazionale organizzata dalla Rohm Music Foundation, che giunge quest’anno alla venticinquesima edizione. Vi prenderanno parte 102 studenti provenienti da tutto il mondo. La Rohm Music Foundation sceglie uno stretto numero di Conservatori e Università del mondo e chiede loro di selezionare al proprio interno uno studente di un determinato strumento; a queste si aggiungono 13 scuole di musica giapponesi, fra cui le Università di Kyoto, Tokyo e Osaka. Quest’anno vi parteciperanno, fra le altre, la Juilliard School di New York e il Conservatorio Tchaikovsky di Mosca, e al Conservatorio di Milano, per mia fortuna, è stato chiesto di selezionare un pianista.

Come ci si sente ad essere l’unico rappresentante italiano? La pressione si fa sentire o pensi ti godrai l’esperienza con il solito sorriso che ti contraddistingue? L’unica cosa a cui penso è vivere questa esperienza cercando di assimilare il più possibile, in amicizie, in professionalità nella preparazione, nel confronto con realtà a me poco familiari. È solo un punto sulla mappa della mia vita, non deve essere più grande di ciò che è: io devo sempre rimanere con i piedi per terra e restare concentrato su ciò che più è importante, ovvero la musica e la mia crescita artistica. E sì, il sorriso sono certo che mi aiuterà molto in tutto questo!

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