Federico Ciontoli: l’intervista esclusiva

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Federico Ciontoli

Ciontoli, un cognome che appartiene ad una famiglia oramai conosciuta in tutta Italia, come Federico Ciontoli, il figlio. Dal libro ‘Le colpe dei padri’ di Alessandro Perissinotto estrapoliamo una citazione: è questa la colpa più grande di ogni padre, quella di costringere i figli a rendergli conto delle loro azioni. In questo i padri terrestri sono più esigenti di quelli celesti. Quelli celesti li possiamo negare o addirittura possiamo scegliere quello che ci sembra più facile da esaudire: Dio, Geova, Allah, Buddha, Manitù; quale dio mi si addice meglio? Di quale mi sarà più semplice essere figlio obbediente? Dei padri umani, invece, siamo prigionieri: siamo liberi di compiacerli o di deluderli, ma non di plasmare le loro aspettative nei nostri confronti.”

Chi è Federico Ciontoli?

Federico Ciontoli è nato il 26 gennaio 1992 a Roma, figlio di Antonio Ciontoli e Maria Pezzillo. Fratello di Martina Ciontoli, la ragazza del defunto Marco Vannini. Il ragazzo è stato condannato nel processo d’appello come la sorella e la madre a 3 anni, sentenza annullata dalla Corte di Cassazione. Oggi, in attesa del 3 maggio per il pronunciarsi della Cassazione, Federico, sua sorella Martina e la madre Maria Pezzillo sono stati condannati a 9 anni e 4 mesi per concorso anomalo in omicidio volontario, tramite l’appello bis.

Nell’intervista Federico appare spaventato e molto dispiaciuto. All’inizio di questa lunga storia appariva sotto controllo, silenzioso e a tratti scontroso. Il suo atteggiamento ha permesso di creare storie ricche di fantasia, la sua lontananza dai dibattiti televisivi ha disegnato l’immagine di un ragazzo colpevole non di aver ascoltato o obbedito al padre ma di un delitto. Oggi questo ragazzo è distrutto dal dolore di una morte di una persona vicina ma ancor di più dai commenti delle persone che ‘giudicano’ la famiglia Ciontoli e non il singolo individuo.

Credere al proprio padre non è un delitto

9 anni e 4 mesi di reclusione per aver creduto al proprio padre non può essere. Un padre sempre abituato a tenere sotto controllo ogni situazione, che accusa chi è debole e esalta chi è forte. Una figura paterna sempre contestata al punto tale che non esiste più un dialogo umano. Un padre che mente anche davanti all’evidenza e fino alla fine. Anche quando le menzogne non hanno più senso l’uomo orgoglioso spinge sulla propria figura di leader. Tutto sotto controllo allora. E nessuno si azzardi a dire il contrario! La morte è l’epilogo di una storia vista troppo lontana nel quotidiano. Omissione di soccorso per negligenza, per ignoranza, per orgoglio.

E poi pistole, bossoli, spari ecc. Una vita che non appartiene a Federico. Una vita che Antonio ha sempre desiderato per suo figlio ma lo stesso Federico rifiutava e non ne voleva fare parte. Carriera militare e sogni di un padre che forse ritiene il figlio troppo debole, questo è un difetto per molti.

Il silenzio non è stato d’oro

Un figlio silenzioso e lontano dai riflettori non richiama più uno stile di vita assunto per riservatezza, come del resto desidera una persona timida ed introversa. Stare in silenzio e non parlare con i media oggi rappresenta solo una ‘colpevolezza’ dichiarata. Ottimo bersaglio per tutti. In fondo è il principio del bullismo quello di infierire sui più deboli. cyberbullismo anche, visto i commenti in rete.

Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire‘. Queste parole scorrono nella testa di Federico oggi perché ha riflettuto e ha scelto. La strada è quella di descrivere qualcosa che fa dolore, perché più di 9 anni in galera non aiuteranno di certo un ragazzo cresciuto in famiglia e tradito dal suo genitore.

Federico Ciontoli e la rete

Di certo Federico non gode di ottima fama in rete. Se cerchiamo haters, basta andare sul suo profilo Facebook e ne troviamo a bizzeffe. Ma il ragazzo vuole essere trattato come Federico e non come ‘la famiglia Ciontoli’. Risponde come Federico anche di fronte a domande imbarazzanti. Non è coraggioso, anzi ogni giorno si domanda se sta facendo bene a rompere questo silenzio. Ma 9 anni e 4 mesi per aver creduto a tuo padre sono tanti e forse inutili.

Qualcuno crede, altri no, altri hanno bisogno di prove e altri ancora ripetono le stesse parole ascoltate in tv. Purtroppo i media non saranno responsabili dell’esito del giudizio della Cassazione ma dovrebbero sentirne il peso. Oggi Federico condanna le menzogne del padre e la mancata sincerità che Antonio, ha avuto con i genitori di Marco Vannini. Domanda perdono per una morte che si poteva evitare e di cui anche lui si sente schiacciato dalle bugie del genitore al quale non avrebbe dovuto credere. Ma in una storia tragica del genere, dove tutto era possibile e impossibile allo stesso tempo, ascoltare e credere a colui che ti ha cresciuto era quasi un obbligo.

Cosa è andato storto?

Federico è pentito di non aver chiesto scusa per ciò che era accaduto quella notte. Pentito per aver aspettato che lo facesse il padre, l’esecutore del delitto. Nei giorni subito dopo il fatto ciò che ha capeggiato sono state le menzogne del capofamiglia. Bugie troppo a lungo sostenute per non pensare ad una trama ordita da tutta la famiglia. Assurdità sostenute per salvarsi la pelle e di conseguenza il lavoro. Ma il tempo passava e la verità veniva a galla.

‘Un colpo d’aria’, una parola che non sappiamo bene cosa volesse significare, forse un colpo di pistola senza proiettile. E nella tragedia i componenti della famiglia, in particolare Federico, hanno creduto a questa versione di Antonio Ciontoli, seppur incredibile e fuori da ogni schema tragico mai sentito. Come succede durante una fuga di massa causata da un evento violento, in un luogo molto affollato: decidi all’istante di seguire un leader. Lo vedi, hai fiducia, sembra esperto e ti guiderà fuori. Invece aveva mille interessi per farti credere di avere la situazione sotto controllo e finisci calpestato dalla folla che fugge.