Fast fashion: un fenomeno del ventunesimo secolo

Il fast fashion sembra venire incontro alle nostre esigenze.; ma è davvero conveniente?

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In un mondo che va sempre più veloce, anche una componente integrante della società come la moda, sta al passo con i tempi: il suo metodo più potente, il fast fashion.
Di cosa stiamo parlando? Partendo dalle basi, abbiamo due vocaboli inglesi diversi: “fast” e “fashion”. Il primo significa “veloce”, il secondo “moda”.
Dunque, unendoli il risultato è “moda veloce”.

Ed è proprio questo il requisito fondamentale che i produttori vogliono attribuire alla moda: la velocità. Affinché i capi d’abbigliamento arrivino dal produttore al cliente nel più breve tempo possibile.

Qual è lo scopo del fast fashion?

Fin dalla sua nascita, il fast fashion ha rappresentato una vera e propria innovazione. La produzione sempre più rapida e quindi numerosa di vestiti, ha decisamente incrementato la crescita del mercato. A partire dagli anni settanta del ventesimo secolo, nascono i primi negozi fast fashion, nei quali non saranno più presenti solamente due collezioni l’anno, bensì varie successioni di capi d’abbigliamento.

Gli abiti presenti nei punti vendita cambiano addirittura mese dopo mese, al giorno d’oggi perfino più spesso. E non dimentichiamoci che non si tratta di vestiti costosi, ma capi per i quali si spende al massimo una ventina d’euro l’uno.

Donne fast fashion

Da questo punto di vista, lo scenario sembrerebbe totalmente roseo: una scelta infinita di capi d’abbigliamento, sempre diversi fra loro e soprattutto economici. La categoria più attirata dal fast fashion è senz’altro quella dei giovani, ancor di più gli adolescenti. Essi infatti, sono particolarmente soggetti al fenomeno della moda. Chi più e chi meno, naturalmente.

Durante quell’età compresa circa dai dodici ai vent’anni, la ricerca di se stessi e di ciò che si è, si fa sentire particolarmente. I giovani adulti vogliono comprendere chi sono, il loro posto nel mondo e anche cosa vogliono comunicare. Il modo di vestirsi, non è per tutti uno strumento fondamentale a questo scopo. Possiamo però affermare con certezza che esso possieda una grande potenzialità di comunicazione.

Basti pensare ai vari stili che caratterizzano la nostra società: dai punk agli emo, dai dark agli hippies. E chi più ne ha più ne metta. Anche semplicemente i colori che scegliamo d’indossare, possono dire qualcosa di ciò che sentiamo dentro.

In più, non dimentichiamoci di un punto fondamentale: la fascia d’età appena descritta, è, per la maggiore, composta da studenti non lavoratori. Oppure, da persone che non recepiscono ancora uno stipendio fisso e ben retribuito. Dunque, il fast fashion, con i suoi prezzi rigorosamente ribassati, sembra proprio fare il caso nostro.


Il prezzo della moda


Ecco, abbiamo appena descritto il nostro punto di vista. Quello del consumatore occidentale medio, benestante e che gode appieno della maggior parte dei diritti umani.
Siamo sicuri, però, che esista solo questa prospettiva? Non dimentichiamoci che i capi d’abbigliamento che acquistiamo, non si materializzano nei negozi o negli shops online per magia. Esse hanno un’origine, come ogni cosa presente su questa Terra. E oltre a essa, possiedono anche una fine.

Da dove arrivano gli abiti del fast fashion?

Nel paragrafo precedente abbiamo già esplicato due caratteristiche fondamentali del fast fashion: la rapidità e la facile accessibilità, dati i bassi prezzi d’acquisto.
Ora, proviamo a ragionare: cosa potrebbe esserci dietro a queste due peculiarità? Com’è possibile che i negozi varino così spesso l’assortimento della merce e che esso mantenga costi economici? Sicuramente, la prima cosa che viene da pensare è una grande quantità di personale.

Se infatti la domanda è così alta, la produzione deve essere all’altezza di essa.
Per andare incontro a ciò, i proprietari di catene fast fashion, usufruiscono di moltissime persone. Non solo. Pensiamo alla seconda peculiarità: i prezzi bassi. Com’è possibile che ogni singolo capo d’abbigliamento costi così poco?

La risposta è presto fatta: ci sarà bisogno di dipendenti poco dispendiosi.
Ora proviamo a mettere insieme i pezzi. Ci siete arrivati? Beh, purtroppo la soluzione al problema sembra quasi scontata.

Sfruttamento fast fashion

E’ giunto il momento di lasciare da parte ragionamenti e giri di parole infiniti, per scoprire la verità. Una realtà che non ci piace, che non deve piacere a nessuno; ma che viene nascosta benissimo da chi guadagna dalla produzione di abiti fast fashion attraverso sconti, convenzioni e collezioni nuove di zecca.
L’unica priorità delle cosiddette catene di moda veloce, è il guadagno. Per incrementare le loro entrate senza perdere troppe uscite, esse sfruttano la mano d’opera nei paesi in via di sviluppo.

Si tratta principalmente di donne, spesso bambini o ragazzi da giovani. Non sono esenti ovviamente gli uomini. Tutti, nessuno escluso, devono collaborare a ritmi disumani per venire incontro alle esigenze dell’occidente.

Ancora oggi, non mancano le denunce a varie aziende fast fashion che conosciamo tutti quanti, per le condizioni disumane nelle quali fanno lavorare i dipendenti.
Per citare solo uno dei troppi casi che hanno fatto scalpore, dovremmo ricordarci più spesso del fatto di Rana Plaza.

Rana Plaza era un edificio commerciale che ospitava i laboratori tessili di alcuni brand di moda, quali H&M, Zara, Bennetton e altri. Il 24 aprile del 2013, la struttura non a norma di legge e parecchio mal messa, crolla. Il disastro provoca 1129 defunti e 2515 feriti. I lavoratori di Rana Plaza venivano pagati 38€ al mese.
Ripeto, lavoravano in una struttura diroccante e il loro stipendio consisteva di 38€ mensili.
A voi le conclusioni.
D’altronde, se per il consumatore il prezzo è così basso, non può essere altrimenti per la produzione.

L’impatto ambientale

Non solo esseri umani. Il fast fashion non trova le sue vittime soltanto nei suoi produttori, bensì anche nella degradazione dei suoi prodotti.
Quando acquistiamo un qualsiasi abito, dovremmo infatti tenere a mente che non stiamo comprando solo quest’ultimo, bensì anche tutto il suo ciclo di produzione e smaltimento.

Anche qui, ci tocca fare un ragionamento: i capi d’abbigliamento economici e prodotti in maniera così rapida. Lo abbiamo già detto e ridetto.
Cosa comporta, quindi, una produzione così veloce del materiale? Oltre a ciò che abbiamo già detto, verrà quasi automatico pensare alle conseguenze sull’ambiente.

Il fast fashion fa infatti largo uso di materiali facilmente reperibile e poco costosi, come plastiche e microplastiche. La quantità d’acqua utilizzata è enorme.


Fashion for good, il primo museo sulla moda sostenibile


I vestiti, inoltre, essendo composti da fibre scadenti, tendono a degradarsi particolarmente in fretta.
Dunque, dopo pochi mesi, quella maglietta comprata a cinque euro comincerà a strapparsi e rovinarsi.
Ci verrà automatico buttarla.

E se per noi gettare un oggetto è un gesto che dura mezzo secondo, non è così per l’ambiente. Gli abiti dispersi nello spazio esterno, in quanto composti da materiale non riciclabile, non vengono smaltiti, se non dopo centinaia di anni.
Potete quindi immaginare quanto tutta questa catena di produzione e consumo sia deleteria per il mondo in cui viviamo.

Questione di priorità

La vera domanda è: “Okay, ora sono consapevole di tutta una serie di cose. Dunque, cosa posso fare?”. Beh, posto che nessuno vuole imporvi un determinato comportamento piuttosto che un altro, cerchiamo di essere oggettivi. Il fast fashion apporta conseguenze, per non dire danni, non da poco a persone e ambiente.


Documentario Netflix “The True Cost”


Ciò che possiamo fare noi, se vogliamo contrastare il fenomeno, è cercare delle alternative.
Ormai sono sempre di più i brand della moda che producono capi d’abbigliamento validi in maniera ecologica e rispettando i dipendenti. Inoltre, si può sempre riscoprire il mercato dell’usato.

Le alternative al fast fashion sono molteplici, e verranno discusse in altri articoli appositi.
Nel frattempo, tentiamo di prendere più consapevolezza. Abbiamo la possibilità e il privilegio di poter scegliere. Teniamo a mente che ciò che per noi può costare pochi euro, ad altre persone può costare la vita.

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