Il 3 luglio, Paolo Villaggio si è spento a 84 anni. Come ci si aspetta a ogni morte famosa, il social si è unito in un grande cordoglio nazionale ma nel caso di Villaggio c’era qualcosa di più profondo, di più sentito. La verità è che il suo viso ha accompagnato la nostra infanzia, in maniera bonaria e comica, e la nostra adolescenza, in maniera più razionale e ponderata. Fantozzi è stato forse l’unico film che abbiamo visto con i nostri genitori perché è riuscito, con molta ironia, a cogliere l’essenza di ogni generazione. Paolo Villaggio è forse l’unico scrittore divenuto attore (grazie Renato Pozzetto e Ugo Tognazzi per aver detto NO) il cui personaggio è diventato un tutt’uno con la sua persona. Qualunque ruolo recitasse, lui era sempre il ragionier Ugo Fantozzi nei nostri cuori…

Ma perché?

Perché Fantozzi riesce a riflettere su un’Italietta che persiste ancora oggi.

Fantozzi sono io, quando cerco di programmare ogni minuto della mia routine per dormire 10 minuti in più, ritrovandomi in una maratona contro il tempo quando le avversità della vita si prendono gioco dei miei programmucci e l’acqua calda non esce e non trovo le chiavi e la sveglia non ha suonato e mi si è rotto il laccio di una scarpa e il cane mi ha mangiato i compiti e…

Fantozzi sono io, quando a scuola come al lavoro, tutti i colleghi facevano comunella lasciandomi sola, nascosta nella mia personalità timida, servizievole e, vi prego, datemi anche le vostre scartoffie da completare….

Fantozzi sono io, quando in preda al delirium tremens della grammatica, finisco con lo storpiare i congiuntivi e VADI, VADI, che la raggiungo dopo!

Fantozzi sono io a Ferragosto, Pasquetta e la domenica familiare, che c’è sempre quella maledetta nuvola che sembra seguire solo me e non capisco perché in tutta Italia c’è il sole e solo qui piove.

Fantozzi sono io, perché la frittatona di cipolle davanti alla partita dell’Italia è diventata religione.

Fantozzi sono io perché conto i minuti che mi separano dalla fine del lavoro per tornarmene a casa mia.

Fantozzi sono io, perché mi lascio sempre convincere in grottesche gite fuori porta organizzate in maniera disastrosa dal Filini di turno.

Fantozzi sono io, perché la corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca.

Fantozzi sei tu, perché sei sposato con una donna che ti ama ma corri dietro alla collega del IV piano, single e bruttina, ma l’unica presenza femminile nel raggio di chilometri.

Fantozzi siamo noi, perché il nostro capo è davvero un direttor. dott. ing. gran. ladr. di gran. croc. pezz. di merd.

Fantozzi siamo noi, perché saremo gli eterni perdenti in una vita che non accetta altri vincitori ma, nonostante questo, siamo ancora in grado di cercare la nostra piccola felicità. In una rivincita a biliardo, in una stima eterna, in 92 minuti di applausi e in un personaggio, più sfortunato e goffo di noi, che ha saputo raccontare chi siamo ed è stato l’unico a non averci mai presi in giro.

Grazie Paolo.

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