Fantamercato, Neymar al Psg: se e solo…

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Tutti gli uomini hanno un prezzo e infatti per O Ney servono 222 milioni più altrettanti d’ingaggio per cinque anni.

E fin qui c’eravamo; ora, come se non bastasse, il giovane talento brasiliano detta pure le condizioni del trasferimento.

Una sorta di procuratore giocatore, che ha anticipato la carriera di agente con 15 anni d’anticipo e pretenderebbe gli acquisti di alcuni campioni in giro per l’Europa (Dani Alves, già preso e Coutinho).

Davvero provocante e decisamente inconcepibile, perché si può comprendere ogni strategia di mercato in questa dimensione commerciale del mondo calcistico, ma condotte simili, se veritiere rispetto ai rumors mediatici, meriterebbero una scoppola così forte da farlo tornare in Brasile: magari nel Santos di oggi, lontano parente di quello in cui è cresciuto.

Le richieste che avrebbe avanzato alla dirigenza parigina danno il senso della follia che il calciomercato sta prendendo di stagione in stagione; e quest’ultima, che vede Neymar protagonista, deve essere valutata con la massima attenzione da parte degli organi federali, per garantire la correttezza formale, ma soprattutto fiscale.

Il mondo del pallone non può sopportare una trasformazione così evidente dal punto di vista economico, perché presta il fianco a speculazioni finanziarie e apparenti mercati difficili da contenere.

Occorrono al più presto nuove regole che pongano limiti chiari e tangibili rispetto agli affari di alcuni personaggi, che ora si muovono comodamente all’interno di questo contesto sportivo.

Prima di concepire una riforma come quella di un mondiale a 40 squadre sarebbe più importante mettere al centro del prossimo consiglio della FIFA l’urgente bisogno di rivedere alcune norme sulle tutele delle società, e dei calciatori, perché è ora di liberarli dalla loro prigionia e da una schiavitù feudale.

Situazione in cui ora, il ragazzo, sguazza guadagnando profitti importanti grazie ai procuratori, ma che nel lungo periodo non è chiaro quale sia quello destinato alle società meno dotate economicamente.

Non può il calcio creare artificialmente una serie A ed altre minori, per la manipolazione di questi nuovi attori non protagonisti, anche perché i ricavi sportivi non possono suffragare un così enorme esborso finanziario.

Le società vendono un prodotto, per carità, e concorrono alla formazione del proprio reddito attraverso una serie di ricavi, ma è inimmaginabile credere che un simile sforzo garantisca risultati che giustificano tale spesa.

Dubbi che le autorità dovrebbero chiarirsi quanto prima, per evitare una deriva del fenomeno e soprattutto affari così abnormi rispetto ad un alveo di normalità commerciale.

Oggi Neymar può pensare di cambiare squadra e Al khelaifi di soddisfarlo; domani, senza se e senza ma sarà impossibile, o meglio: se e solo giocherà al “football manager”.

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